


Il Decreto Fiscale del 27 marzo 2026 introduce una modifica normativa rilevante: la soppressione del vincolo Made in UE/SEE per l’accesso alla maggiorazione dell’ammortamento dei beni strumentali nuovi (ex “iperammortamento”).
L’intervento elimina la parte del comma 427 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 che richiedeva che i beni fossero prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo.
La soppressione del requisito Made in UE amplia le opportunità di investimento, riduce la complessità documentale e rende l’incentivo più competitivo anche per imprese con catene di fornitura globali.
Il vincolo Made in UE era il requisito normativo che imponeva l’acquisto di beni prodotti in UE/SEE per accedere alla maggiorazione dell’ammortamento. Dal 2026 viene eliminato dal Decreto Fiscale, consentendo l’acquisto di beni 4.0 da qualsiasi Paese senza limitazioni geografiche.
Dal 2026 i beni 4.0 extra-UE sono ammessi all’incentivo. Le imprese possono acquistare macchinari e software da qualsiasi Paese, mantenendo l’accesso alla maggiorazione. L’origine non ha più alcun ruolo nell’accesso all’incentivo.
Nel Decreto Fiscale, l’articolo dedicato alla “maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti in beni strumentali” sopprime le parole:
“in beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo”
Applicazione: investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026.
L’eliminazione del vincolo Made in UE non modifica l’elenco dei beni ammissibili.
La normativa continua a fare riferimento agli Allegati IV e V della Legge 199/2025, che identificano i beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione digitale delle imprese.
Principali categorie di beni ammissibili:
Include software, sistemi e applicazioni come:
La procedura per accedere all’agevolazione è definita dal DM Iperammortamento (bozza), che disciplina comunicazioni, perizie, verifiche GSE e documentazione tecnica.
Per una panoramica completa dei requisiti, dei beni ammissibili e delle procedure operative, consulta la nostra Guida completa all’iperammortamento.
L’intero processo, inclusa la gestione della fine del vincolo Made in UE, è tracciato tramite piattaforma digitale GSE. L’accesso all’agevolazione richiede tre comunicazioni al GSE (preventiva, conferma, completamento) e una perizia asseverata per beni sopra i 300.000 euro. Il processo è totalmente digitale.
L’abolizione del requisito Made in UE permette alle imprese di acquistare beni da qualsiasi Paese, ampliando la scelta dei fornitori, riducendo costi e rischi documentali e accelerando l’adozione di tecnologie avanzate.
Impatti strategici
| Elemento | Fino al 2025 | Dal 2026 |
| Origine bene | Solo UE/SEE | Nessun limite geografico |
| Documentazione di origine | Obbligatoria | Eliminata |
| Beni extra-UE | Non ammessi | Ammessi |
| Perizia tecnica | >300k € | Invariata |
| Procedure | Agenzia Entrate | GSE + DM attuativo |
Il Decreto Fiscale quantifica gli oneri della riforma in:
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Sì, il Decreto Fiscale elimina completamente il requisito.
Sì, senza restrizioni geografiche.
Sì, sono confermati dalla normativa.
Sì, per beni sopra i 300.000 €.
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L’iperammortamento è un’agevolazione fiscale collegata agli investimenti in tecnologie 4.0. Consente di ottenere un beneficio maggiore rispetto all’ammortamento ordinario per beni materiali e immateriali innovativi, come i software interconnessi.
Nel webinar spiegheremo come questo strumento si collega alla deduzione fiscale software e quali requisiti devono essere rispettati per accedervi.
La deduzione fiscale software è la possibilità di dedurre il costo del software con criteri agevolati rispetto alle regole standard. Alcune tipologie di software possono inoltre beneficiare di ammortamento accelerato o rientrare nelle agevolazioni dell’iperammortamento, se integrati nei processi aziendali.
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Il decreto attuativo sull’iperammortamento 2026 è l’atto del MIMIT che definirà criteri, procedure, requisiti tecnici e modalità di fruizione degli incentivi per gli investimenti in beni strumentali innovativi effettuati tra il 2026 e il 2028. Ad oggi è non ancora pubblicato, ma atteso nei prossimi mesi.
Tale decreto è al centro dell’attenzione delle aziende che puntano su Industria 4.0 e transizione energetica. In questo articolo scoprirai le novità più importanti, le procedure di accesso e come prepararti per sfruttare al meglio questa opportunità.
Secondo le anticipazioni, il decreto attuativo definirà:
Tra i punti più discussi del decreto attuativo sull’iperammortamento 2026 emergono alcune anticipazioni significative:
Le bozze e il quadro normativo delineato dalla Legge di Bilancio 2026 indicano un sistema di maggiorazione su tre scaglioni:
| Fascia investimento | Maggiorazione prevista |
|---|---|
| Fino a 2,5 milioni € | +180% |
| Da 2,5 a 10 milioni € | +100% |
| Da 10 a 20 milioni € | +50% |
| Oltre 20 milioni € | 0% |
Queste aliquote rispondono all’esigenza di:
Una delle tematiche più discusse nelle prime bozze del decreto attuativo era l’introduzione di un vincolo di origine territoriale (Made in UE/SEE) per l’accesso all’iperammortamento 2026.
Tale vincolo, inizialmente previsto per beni materiali e software, è stato successivamente eliminato dal Decreto Fiscale del 27 marzo 2026, che ha rimosso ogni riferimento all’obbligo di produzione o sviluppo in UE/SEE per la generalità dei beni agevolabili.
Questo cambiamento rappresenta una svolta rilevante per le imprese e amplia significativamente il perimetro degli investimenti ammissibili. L’evoluzione normativa e i suoi effetti sono approfonditi nell’articolo dedicato all’eliminazione del vincolo Made in UE.
Restano invece vincoli tecnici e territoriali specifici per gli investimenti in fotovoltaico ad alta efficienza, disciplinati da normativa distinta e da requisiti tecnici più stringenti.
Secondo le anticipazioni, sono agevolabili esclusivamente impianti con:
Solo pannelli ad alta efficienza e di origine europea, iscritti nei registri ENEA, possono beneficiare dell’incentivo.
L’Iperammortamento 2026 include investimenti in:
Per accedere correttamente all’iperammortamento, l’impresa deve dimostrare il rispetto dei requisiti tecnici e procedurali attraverso un set documentale adeguato.
La procedura di accesso all’iperammortamento 2026 prevede una sequenza strutturata di comunicazioni, più articolata rispetto alle misure precedenti.
Questo meccanismo offre maggiore tempo per pianificare l’investimento, ma richiede una gestione attenta delle scadenze per evitare la perdita del beneficio.
L’Iperammortamento 2026 consente alle imprese di applicare una maggiorazione del costo ammortizzabile dei beni 4.0, con aliquote fino al 180%, 100% e 50% in funzione degli scaglioni di investimento. La fruizione avviene in dichiarazione dei redditi e richiede il rispetto dei requisiti di interconnessione e una documentazione tecnica strutturata.
L’iperammortamento 2026 rappresenta un’opportunità strategica per:
Le aziende che pianificano investimenti in beni strumentali dovrebbero monitorare attentamente l’evoluzione normativa per non perdere i vantaggi fiscali e strutturare correttamente i progetti.
Suggeriamo un assessment preliminare da parte di FI Group by EPSA per verificare scenario, rischi e massimizzare la deducibilità, riducendo il rischio di errori procedurali.
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Dopo il concerto tra MEF e MIMIT e il vaglio della Corte dei Conti. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è attesa nei prossimi mesi, ma non è disponibile una data ufficiale.
Saranno ammessi beni materiali e immateriali nuovi rientranti negli Allegati IV e V della Legge 199/2025, purché funzionali alla trasformazione digitale e interconnessi.
Sono inclusi, tra gli altri, AI, HPC, edge computing, cybersecurity, software avanzati e fotovoltaico ad alta efficienza.
No, non in via generale. Il vincolo Made in UE/SEE è stato eliminato dal Decreto Fiscale del 27 marzo 2026 per la generalità dei beni agevolabili. Restano vincoli specifici solo per il fotovoltaico, disciplinati da normativa dedicata.
Rispetto alla Transizione 4.0, l’iperammortamento 2026 introduce:
La perizia tecnica asseverata è obbligatoria per investimenti superiori a 300.000 €.
Per importi pari o inferiori a 300.000 € è sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante, fermo restando l’obbligo di conservare la documentazione.
Iperammortamento: il ritorno della 4.0
Interconnettere per incentivare: il legame tra investimenti (capex) e digitalizzazione dei dati di processo
Webinar del 21 gennaio 2026 – Registrazione disponibile
Guarda la registrazione completa
| Categoria | Esempi di beni |
|---|---|
| Macchinari 4.0 | Robot collaborativi, CNC interconnessi |
| Software MES | Soluzioni come NET@PRO per gestione produzione |
| Energia rinnovabile | Impianti fotovoltaici integrati |
Nel 2026, il panorama degli incentivi fiscali per le imprese italiane cambierà radicalmente. Il Governo sta progettando un nuovo incentivo unico che accorperà le misure di Transizione 4.0 e 5.0, con l’obiettivo di semplificare l’accesso ai benefici e sostenere la doppia transizione: digitale e green.
Questa nuova misura, finanziata con risorse nazionali, nasce dalla necessità di superare le complessità del Piano Transizione 5.0 e di offrire alle imprese uno strumento più snello, efficace e inclusivo.
Nel 2025 il Piano Transizione 5.0 aveva già unificato digitale e green in un unico incentivo. Il nuovo incentivo 2026 si differenzia per semplificazione normativa, assenza di vincoli DNSH, aliquote ridotte a due binari e accesso più inclusivo. L’obiettivo è rendere la doppia transizione più rapida e meno burocratica.
Il nuovo incentivo è legato alla Legge di Bilancio 2026 e alla rinegoziazione del PNRR. Il Piano 5.0 scade il 31 dicembre 2025: senza proroga, le imprese rischiano un vuoto normativo.
Ipotesi in corso:
Entrambe le soluzioni richiedono chiarezza normativa e strumenti operativi rapidi.
Il nuovo incentivo sarà finanziato con risorse PNRR e PNC. Dei 6,3 miliardi previsti per il Piano 5.0, circa 2,1 miliardi sono già prenotati. Si stima che 3,8-4 miliardi possano essere riallocati per il nuovo piano.
Nota strategica: la disponibilità dipenderà dalla capacità di spesa entro il 2025 e dalla rinegoziazione con la Commissione UE.
Il nuovo incentivo dovrebbe prevedere due sole aliquote:
Non è ancora chiaro se le due aliquote saranno indipendenti o se, come nel modello attuale, l’investimento digitale sarà prerequisito per accedere all’incentivo green. In ogni caso, l’eliminazione di soglie e scaglioni dovrebbe semplificare notevolmente l’accesso.
I tecnici del MIMIT stanno lavorando alla revisione degli allegati A e B:
Possibili inclusioni: motori elettrici, server industriali, tecnologie per autoproduzione da rinnovabili. È fondamentale che questa apertura non si trasformi in un “assalto alla diligenza”, ma in una valorizzazione mirata dell’innovazione industriale.