


| Categoria | Esempi |
|---|---|
| Fondi europei | FESR, Fondo Sociale Europeo Plus, Horizon Europe, LIFE |
| Fondi nazionali | Contratti di sviluppo, Fondo Innovazione, misure MIMIT |
| Bandi regionali | Investimenti produttivi, digitalizzazione, export |
| Crediti d’imposta | Ricerca e sviluppo, innovazione, Transizione 5.0 |
| Finanza agevolata | Contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati |
Per una PMI o una grande impresa, monitorare costantemente decine di fonti informative rappresenta un’attività complessa e spesso non sostenibile internamente.
I bandi sono distribuiti tra siti ministeriali, portali regionali, enti pubblici e programmi europei.
In sintesi: dopo il PNRR, il principale ostacolo per le imprese non sarà la mancanza di incentivi, ma la frammentazione delle informazioni. Strumenti di intelligence come Grantavia aiutano le aziende a individuare rapidamente bandi, fondi e agevolazioni pubblicati da enti regionali, nazionali ed europei, semplificando l’accesso alle opportunità di finanziamento.
Il PNRR sta avendo un impatto significativo sul mercato digitale italiano, con diverse tendenze e previsioni per il futuro fino al 2027:
Nell’ambito del mercato digitale, finora l’Italia ha speso 51,4 miliardi dei fondi PNRR, quasi 10 in più rispetto al risultato raggiunto al termine del 2023. Praticamente la metà delle risorse, 102,5 miliardi, erogate fino a questo momento. Al 30 giugno 2024 gli interventi attivati ammontavano a circa 165 miliardi di euro, pari all’85% della dotazione complessiva del Piano. I progetti non ancora attivati riguardano invece le misure introdotte con la revisione del PNRR dello scorso 8 dicembre 2023, per le quali è in via di conclusione la fase di selezione dei progetti.
Con la richiesta di pagamento della sesta rata, presentata il 28 giugno scorso, l’Italia ha attestato il raggiungimento di traguardi ai quali è connesso il 63% delle risorse del piano. Finora ha ricevuto 102,5 miliardi di euro, corrispondenti al 53% della dotazione complessiva del Piano. Un dato salito a 113,5 miliardi di euro, oltre il 58% delle risorse totali, a seguito del pagamento della quinta rata.
Il mercato digitale in Italia ha registrato una crescita notevole negli ultimi anni, trainato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), iniziativa chiave insieme alla Legge di Bilancio, per promuovere la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica nel Paese. Il PNRR ha stanziato risorse significative per l’ammodernamento delle infrastrutture e l’adozione di tecnologie avanzate, con l’obiettivo di rendere il sistema economico italiano più competitivo e preparato alle sfide future.
Nel 2023, il mercato digitale italiano ha registrato una crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 38,106 miliardi di euro nei primi sei mesi. Questa crescita è stata trainata principalmente da settori chiave come i servizi di information and communication technology (ICT), il cloud computing e i contenuti digitali, che stanno giocando un ruolo cruciale nella trasformazione tecnologica del Paese. In particolare, l’adozione di tecnologie come l’intelligenza artificiale (AI) e i big data ha subito un’accelerazione, con un impatto trasversale su molteplici settori, dalla sanità alla pubblica amministrazione.
Il mercato digitale italiano continuerà a espandersi, con alte aspettative di crescita fino al 2026. L’intelligenza artificiale dovrebbe essere uno dei principali motori di questa evoluzione, con un tasso di crescita annuale composto del 28,2%. Le tecnologie legate all’AI, insieme ai big data e al cloud computing, continueranno a svolgere un ruolo centrale nella trasformazione di settori strategici, migliorando l’efficienza e le capacità di analisi dei dati in tempo reale.
Entro il 2024, si prevede che il mercato digitale in Italia crescerà del 3,3%, raggiungendo un valore di circa 82,2 miliardi di euro. Questa tendenza riflette i continui progressi nella digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione, con particolare attenzione alla transizione digitale nel settore manifatturiero e all’implementazione di progetti chiave nell’ambito della strategia Industria 4.0.
Il PNRR ha stanziato circa 60 miliardi di euro per promuovere la transizione digitale, pari al 27% del budget totale del programma. I fondi PNRR vengono utilizzati per sviluppare e aggiornare le infrastrutture critiche, come i data center e le reti a banda larga, e per sostenere la digitalizzazione delle imprese e della pubblica amministrazione. Inoltre, il PNRR prevede misure specifiche per migliorare le competenze digitali degli italiani, ridurre il divario digitale e semplificare i servizi per le imprese e i cittadini.
“Nel 2025 si prevede, a fronte di un mercato digitale pari a 81,8 miliardi di euro, un impatto del PNRR di 2,7 miliardi di euro, per un totale complessivo di oltre 84,5 miliardi e un incremento del 4,1% rispetto al 3,4% che si registrerebbe al netto del PNRR.
Nel 2026 l’impatto del PNRR è stimato in 2,3 miliardi aggiuntivi, per un totale complessivo di oltre 88 miliardi di euro e un incremento del 4,1% del mercato digitale totale.
Nel 2027, infine, si prevede un prolungamento degli effetti del Piano oltre il termine previsto per effetto dei fattori condizionanti sopra descritti, con un impatto pari a 1,5 miliardi per un totale complessivo di 91,6 miliardi di euro e un incremento complessivo del 4,1% rispetto all’anno precedente.” – Fonte: “IL DIGITALE IN ITALIA 2024”, Anitec-Assinform.

Fonte: NetConsulting Cube, Aprile 2024
I fondi del PNRR sono destinati alla creazione di un’infrastruttura digitale solida e sicura, necessaria per facilitare la transizione tecnologica dell’Italia, ciò include l’espansione delle capacità di elaborazione dei dati e il miglioramento della sicurezza informatica. Inoltre, il piano sta promuovendo l’adozione di tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, l’internet delle cose (IoT) e la blockchain, trasformando i settori chiave e creando nuove opportunità di business.
In termini di opportunità per le aziende, gli incentivi fiscali e i fondi stanziati dal PNRR forniscono un ambiente favorevole per adottare nuove tecnologie e migliorare la loro competitività a livello globale.
In conclusione, le previsioni per il 2027 sono ottimistiche, con un mercato in crescita che promette di rimanere un motore fondamentale per l’innovazione e lo sviluppo economico. Tuttavia, è essenziale che l’Italia continui a lavorare per superare le sfide in termini di infrastrutture e di divario digitale, assicurando che tutti i settori della società possano beneficiare pienamente di questa trasformazione tecnologica.
Il principio DNSH (Do No Significant Harm) è oggi uno degli elementi più rilevanti per le imprese che intendono accedere ai fondi del PNRR, del NextGenerationEU e del Piano Transizione 5.0.
Non si tratta solo di un requisito tecnico, ma di un vero e proprio criterio strategico che impone alle aziende di dimostrare che i propri investimenti non arrecano danni significativi all’ambiente.
In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più centrale nelle politiche europee, comprendere e applicare correttamente il DNSH è fondamentale per ottenere finanziamenti e ridurre i rischi di esclusione.
Il principio impone che i progetti finanziati dal PNRR non causino danni significativi agli obiettivi ambientali dell’Unione Europea.
Il principio Do No Significant Harm (DNSH) stabilisce che ogni investimento o riforma finanziata attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF) non deve avere impatti negativi rilevanti sull’ambiente.
Questo principio è pienamente coerente con:
L’obiettivo è orientare gli investimenti verso modelli di sviluppo sostenibili, evitando attività che possano compromettere l’ambiente o la biodiversità.
Il Do No Significant Harm è regolato dalla Tassonomia europea e dal Regolamento RRF, ed è obbligatorio per tutti i progetti PNRR.
Il principio DNSH trova la sua base normativa nei principali regolamenti europei:
inoltre, il PNRR prevede che:
gli Stati membri sono responsabili di verificare e dimostrare la conformità dei progetti.
Il DNSH si basa su sei obiettivi ambientali fondamentali definiti dalla Commissione Europea.
Per essere considerato conforme al Do No Significant Harm, un progetto deve rispettare questi sei obiettivi:
anche un solo impatto negativo significativo su uno di questi obiettivi può rendere il progetto non ammissibile ai finanziamenti.
La valutazione DNSH analizza l’impatto ambientale dei progetti attraverso scenari e livelli di approfondimento.
Per verificare la conformità, gli investimenti vengono classificati in base al loro impatto:
Esistono due modalità principali:
I settori più esposti:
Il DNSH è requisito fondamentale anche per l’accesso agli incentivi del Piano Transizione 5.0.
Il Piano Transizione 5.0 integra il principio DNSH introducendo specifiche esclusioni. Non sono generalmente ammessi progetti:
Tuttavia, sono previste eccezioni in casi specifici:
questo amplia il numero di imprese potenzialmente beneficiarie.
Il DNSH influisce direttamente sull’accesso ai finanziamenti e sulla progettazione degli investimenti.
Per le imprese implica:
ma offre anche opportunità:
Il Do No Significant Harm non è solo un vincolo, ma un’opportunità di innovazione sostenibile.
Una gestione errata del Do No Significant Harm può portare all’esclusione dai finanziamenti e a rischi di non conformità.
Gli errori più frequenti sono:
conseguenze:
Per rispettare il principio Do No Significant Harm è necessario adottare un approccio strutturato e documentato.
Meno rischi è maggiore successo nell’accesso ai fondi.
FI Group by EPSA supporta le imprese nella verifica DNSH e nell’accesso agli incentivi.
FI Group by EPSA affianca le aziende in:
Global Reach. Local Expertise.
Il principio DNSH rappresenta oggi uno dei pilastri fondamentali della strategia europea per la sostenibilità e la transizione ecologica.
Non si tratta più di un semplice requisito normativo, ma di una leva strategica capace di orientare gli investimenti verso modelli più sostenibili, efficienti e innovativi, pienamente allineati agli obiettivi del Green Deal europeo.
In questo contesto, il DNSH impone alle imprese un cambio di approccio: non solo dimostrare la conformità ai criteri ambientali, ma integrare la sostenibilità nei processi decisionali e nei modelli di business. Le aziende che adottano un approccio strutturato al DNSH:
In definitiva, il DNSH rappresenta un’opportunità concreta per trasformare obblighi normativi in vantaggi competitivi nel medio-lungo periodo, contribuendo allo sviluppo di un sistema produttivo più resiliente e sostenibile.
È il principio che impone ai progetti finanziati dall’UE di non arrecare danni significativi all’ambiente.
Sì, tutti i progetti devono rispettarlo per ottenere finanziamenti.
Sei: clima, acqua, economia circolare, inquinamento, biodiversità e adattamento climatico.
Gli Stati membri e le autorità di gestione dei fondi.
Affidati a FI Group by EPSA Italia per supporto completo su compliance, incentivi e gestione del rischio.
L’Italia è il primo stato membro Ue a chiedere la quinta rata del Pnrr entro il 31 dicembre 2023. E’ ufficiale il conseguimento dei 52 obiettivi connessi appunto alla quinta rata del nuovo Piano italiano, approvato dal Consiglio europeo lo scorso 8 dicembre.
L’Italia può ora presentare la richiesta di pagamento della quinta rata del Pnrr,10,5 miliardi di euro, che si aggiungeranno ai 16,5 miliardi di euro della quarta rata, in arrivo entro fine anno.
Con il versamento della quarta e quinta rata, il totale incassato finora ammonta a circa 102 miliardi di euro, più della metà dell’intero piano di ripresa e resilienza, con una dotazione totale di 194 miliardi di euro. I nuovi fondi si aggiungono ai 30 miliardi del Piano Complementare e ai 42 miliardi delle risorse della Coesione, con ulteriori contributi attesi dai fondi di sviluppo e Coesione, oltre ai fondi nazionali e regionali.
Nuovamente aggiornato il decreto contenente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e l’agevolazione dedicata all’Industria 5.0, il credito d’imposta Transizione 5.0. Il decreto dispone l’impiego delle risorse per il pacchetto di “aggiornamento” del PNRR e l’impiego dei fondi del RePower EU che vanno ad integrare il Piano Transizione 5.0.
Infatti, come rimarcato più volte, il Piano Transizione Industria 5.0 è stato incluso nel PNRR, con 6,3 miliardi di euro provenienti dal Piano RePowerEU, volto a incentivare la transizione energetica verso le fonti rinnovabili.
I 6,3 miliardi di euro, stanziati per il biennio 2024-2025, andranno a sommarsi ai fondi già previsti per il Piano Transizione 4.0. Le agevolazioni, sotto forma di crediti d’imposta, saranno destinate alle spese sostenute tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025.
Approfondisci qui le aliquote 5.0:
Le novità principali sono relative alla procedura di fruizione del beneficio e al ruolo del GSE. Il GSE, diventa, infatti, il soggetto principale a cui le imprese dovranno rivolgersi. Quest’ultimo potrà dotarsi di mezzi opportuni utilizzando 45 milioni dei 63 milioni complessivamente assegnati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la realizzazione della piattaforma e il funzionamento dell’incentivo.
Rispetto al Piano 4.0 sono previste aliquote più elevate e crescenti in base al livello di efficienza, che potranno raggiungere anche il 40%. Sarà, inoltre, incrementato il tetto massimo agevolabile, dagli attuali 20 a 50 milioni di euro, così da rendere il Piano una leva per rendere ancora più efficace l’azione di attrazione di investimenti stranieri nel nostro Paese.
L’impresa dovrà dimostrare: la riduzione di almeno il 3% del consumo finale d’energia ed un risparmio energetico di almeno il 5% rispetto ai consumi dello stesso processo registrati prima dell’acquisizione dei beni 4.0.
Sarà necessaria una certificazione “ex ante” ed “ex post” dovrà attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti in conformità con quanto riportato nella certificazione “ex ante”.
Un credito d’imposta per agevolare le spese sostenute per formare il personale nell’acquisizione delle competenze necessarie per la transizione verde delle imprese.
Credito d’imposta per l’acquisto di impianti di autoproduzione/autoconsumo di energia rinnovabile (ad esclusione delle biomasse).
Gli ultimi aggiornamenti:
Ammontano a 35 miliardi di euro le risorse che il governo italiano attende per il 2023 in ambito PNRR. Terza e quarta rata saranno pagate dall’Unione Europea, ma verranno rimodulate in conseguenza della revisione degli obiettivi concordata con l’Ue.
Gli obiettivi della quarta rata PNRR salgono da 27 a 28 per un totale di 16,5 miliardi di euro (500 milioni di euro in più). Parallelamente, i 55 target che l’Italia aveva dichiarato di aver raggiunto entro la fine del 2022 scendono a 54 e le risorse della terza rata (non ancora pagata da Bruxelles) scendono da 19 a 18,5 miliardi. Questo per un obiettivo in parte mancante, a detta dell’Unione Europea, la creazione di 7.500 posti letto per studentati universitari, milestone trasposta dalla terza alla quarta rata.
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Nuovo protocollo d’intesa tra il Masaf e MPS avente ad oggetto l’attivazione di un plafond da 1 miliardo di euro allo scopo di accompagnare le imprese agricole e agroindustriali nella partecipazione alle misure a valere sul PNRR e sul Piano Nazionale Complementare. I bandi interessati sono:
Il nuovo protocollo sarà attivo fino al 31 dicembre 2026.
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Il decreto PNRR ter conferma la revisione della governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che sarà gestita da una struttura tecnica del Ministero dell’Economia.
La revisione della governance del Recovery Plan è il fulcro del decreto PNRR 3. E’ stata istituita la struttura di missione del Piano, che ha il compito di coordinare le attività di realizzazione dei progetti. Tale struttura è, inoltre, il punto di contatto nazionale per l’attuazione del Piano e i rapporti con le istituzioni di Bruxelles.
Il controllo e il monitoraggio della spesa degli interventi PNRR e del Piano Complementare sono invece in capo al MEF. In particolare, le amministrazioni centrali dello Stato sono chiamate ad adottare misure finalizzate all’efficientamento dei processi di spesa, di cui dovranno dare conto alla Ragioneria generale dello Stato.
Governance del PNRR e gestione dei fondi europei non sono i soli temi al centro del decreto PNRR ter. Sono infatti introdotte semplificazioni anche in tema di edilizia scolastica ed energia rinnovabile.
Atteso il Decreto per sbloccare la terza rata da 19 miliardi del PNRR.
Ministero dell’Economia e Finanza e il Ministero dell’Interno firmeranno un decreto per ristrutturare i Piani urbani integrati, rinunciando ai finanziamenti comunitari per gli stadi di Firenze e Venezia. Tale decreto sbloccherà i 19 miliardi della rata confermando l’esclusione dai fondi delle suddette opere.
Saranno somministrate alla Commissione europea anche le nuove linee guida per la riforma delle concessioni portuali e la revisione della lista dei progetti sui sistemi di teleriscaldamento, escludendo 10 interventi che prevedono l’uso di fonti fossili.
Il Governo spera di sbloccare definitivamente la terza rata in tempi brevi. Entro giugno, infine, è previsto l’affidamento del 100% dei lavori per gli asili nido in 2.190 Comuni. Possibile ritardo della scadenza nazionale del 31 maggio, ma la scadenza europea di giugno rimane invariata.
L’Italia è chiamata a raggiungere 27 obiettivi entro il 30 giugno 2023, di cui di cui 20 milestone e 7 target. Il loro raggiungimento consentirà di poter richiedere alla Commissione Europea il pagamento della quarta rata di 16 miliardi di euro.
Approvato il nuovo Decreto PNRR in cui trova spazio anche un intervento sul settore delle energie rinnovabili. Lo scopo è promuovere ed accelerare la realizzazione di nuovi impianti snellendo le procedure anche per le zone con vincolo paesaggistico. La manovra spinge anche lo sviluppo dell’idrogeno verde, semplificando le procedure di impatto ambientale.
Sarà il Green New Deal, piano strategico focalizzato sui cambiamenti climatici ed il degrado ambientale, lo strumento che guiderà la riconversione dei vecchi paradigmi economici in una nuova economia verde. Un’economia ecologicamente sana, economicamente sostenibile e socialmente responsabile. Attraverso una serie di riforme dedicate alla salvaguardia degli ecosistemi e il superamento dei combustibili fossili che prevedono una transizione verso l’energia pulita in modo da ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.
Ogni Paese dell’Unione europea dovrà attuare un piano nazionale integrato su energia e clima della durata di 10 anni, a partire dal 2021 fino al 2030. Impegno che l’Italia definito con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Il decreto per le semplificazioni legato al PNRR introduce alcuni criteri per velocizzare la realizzazione degli impianti rinnovabili. Uno degli aspetti più significativi:
Rispetto alle rinnovabili, l’autorizzazione unica deve essere rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le amministrazioni interessate e svolto nel rispetto dei principi di semplificazione. Il decreto stabilisce che, nel caso di opere che rientrano nel PNRR, il ministro competente potrà avviare una procedura di esenzione dalla VIA. Inoltre, fino a fine 2025, gli enti locali nel cui territorio sono previsti impianti rinnovabili legati al PNRR possono affidare in concessione aree e superfici nella loro disponibilità.
La transizione ecologica è protagonista del secondo punto del PNRR, rientrante nella Missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” con l’obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2050. Lo scopo è combattere il cambiamento climatico e raggiungere la sostenibilità ambientale.
In Italia sono circa 24 i miliardi stanziati per la transizione ecologica e la mobilità sostenibile e per raggiungere i target europei sarà necessario incrementare le fonti rinnovabili, raggiungendo così il 30% dei consumi finali entro il 2030.