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Perché la crisi climatica è una minaccia economica
L’inazione climatica non è solo una questione ambientale, ma una grave minaccia economica. I costi crescenti associati agli eventi meteorologici estremi, insieme alle implicazioni economiche dell’incapacità di passare a un’economia a basse emissioni di carbonio, sono sorprendenti. Le aziende che ignorano questi rischi potrebbero trovarsi ad affrontare una perdita dal 5% al 25% del loro EBITDA entro il 2050.
Il costo dell’inazione: dati e proiezioni
Come integrare il rischio climatico nella strategia aziendale
Per affrontare la crisi climatica, i leader devono incorporare la resilienza climatica nella gestione strategica. Ecco i passi chiave:
Valutazione dei rischi
- Analizzare i rischi fisici e di transizione.
- Identificare le opportunità legate al clima.
Gestione e adattamento
- Investire in strategie di adattamento e resilienza.
- Integrare il monitoraggio dei rischi nelle operazioni.
Opportunità di business sostenibile
- Riformulare i modelli di business per adottare tecnologie green.
- Creare valore attraverso innovazione e sostenibilità.
Il ruolo di FI Group nella transizione climatica
La domanda non è più se agire, ma quando. E la risposta è inequivocabile: il momento è adesso.
FAQ – Leadership aziendale e crisi climatica
Perché la crisi climatica è importante per le aziende?
La crisi climatica influisce direttamente su costi operativi, supply chain e stabilità economica. Ignorare i rischi climatici può portare a perdite significative e riduzione della competitività.
Quali sono i principali rischi climatici per le imprese?
I rischi includono eventi meteorologici estremi, interruzioni delle catene di fornitura, aumento dei costi energetici e normative più severe per la riduzione delle emissioni.
Come possono i CEO integrare il rischio climatico nella strategia aziendale?
Attraverso valutazioni dei rischi, investimenti in resilienza, riformulazione dei modelli di business e monitoraggio costante delle performance ESG.
Quali vantaggi offre la resilienza climatica alle aziende?
Protegge le risorse, migliora la reputazione, rafforza la fiducia degli investitori e apre nuove opportunità di crescita sostenibile.
Qual è il costo dell’inazione climatica?
Secondo il WEF, il costo dell’inazione supera di gran lunga gli investimenti necessari per la transizione. Le aziende rischiano perdite fino al 25% dell’EBITDA entro il 2050.
Perché cambiamenti climatici e biodiversità sono interconnessi
Il 27 settembre 1962, il libro “Primavera silenziosa” di Rachel Carson arrivò nelle librerie. Il libro, noto per il suo allarmante resocnto della decimazione dell’avifauna causata dall’uso del DDT (diclorodifeniltricloroetano) negli Stati Uniti, un potente e nocivo insetticida, attirè l’attenzione dell’opinione pubblica e influenzò l’agenda politica, culminando nel divieto di utilizzo di tale sostanza chimica dieci anni dopo.
A più di sei decenni dalla sua pubblicazione, le preoccupazioni della Carson rimangono attuali, poiché l’umanità deve affrontare gravi impatti sociali ed ecologici derivanti dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità, causati dalle emissioni di gas serra provocate dall’uomo. Stiamo vivendo un déjà vù? È questa la visione che vogliamo per il futuro? È importante ricordare che queste due crisi (o crisi gemelle) sono interconnesse, con cause ed effetti comuni. Pertanto, non è mai stato così necessario rivisitare il messaggio subliminale di Primavera silenziosa: la necessaria rivoluzione sociale.
Il modello economico tradizionale, che privilegia la crescita a tutti i costi, è in contraddizione con i limiti ecologici del pianeta, portando l’economia globale ad affrontare sfide senza precedenti all’incrocio tra la finitezza delle risorse, la crescita illimitata e le élite tecnologiche. Questo modello lineare, noto come “retro-economia”, aggrava gli impatti ambientali e sociali, con conseguente maggiore degrado ecologico aumento della disuguaglianza e perdita di biodiversità (che, ricordiamo ai più distratti, sostiene l’intero sistema terrestre e la vita come la conosciamo). Allo stesso tempo, l’avvento dell’era digitale ha trasformato radicalmente il modo in cui la società consuma informazioni, spesso superficiali e distorte, influenzando le politiche e le decisioni aziendali.
L’ultimo rapporto sui rischi globali del World Economic Forum continua a indicare che rischi ambientali e, in misura minore, quelli tecnologici dominano il panorama dei rischi globali a lungo termine.
Nonostante la complessa rete di rischi e sfide a cui siamo soggetti, emergono anche delle opportunità.
Continua ad emergere una delle tendenze geopolitiche più rilevanti, che influenzerà la sostenibilità aziendale: l’aumento della regolamentazione in materia ambientale e la trasparenza. La direttiva sulla finanza sostenibile e la tassonomia ambientale dell’Unione Europea stabiliscono nuovi criteri per gli investimenti in linea con gli obiettivi ambientali e cercano così di riconfigurare il panorama degli investimenti e le pratiche e i valori che li sostengono. In questo modo, si cerca di rallentare la retroeconomia e di gestire i rischi crescenti associati alle crisi gemelle.
Il futuro dell’economia non può (e non deve) essere dissociato dalla conservazione dell’ambiente e dalla rivoluzione digitale. Per invertire lo scenario attuale, è essenziale migrare verso un’economia basata sul capitale naturale, che punti sulla rigenerazione e la conservazione degli ecosistemi, come supporto vitale della vita così come la conosciamo. Allo stesso tempo, è anche importante sostenere la conservazione della componente sociale locale, generando e fissando l’occupazione, portando un senso di appartenenza e sviluppo.
La rivoluzione digitale consentirà di semplificare la gestione di processi e procedure complessi che generano inefficienze, alleggerendo la burocrazia quotidiana. La miriade di regolamenti e orientamenti strategici che danno corpo al Patto Ecologico Europeo ne sono un esempio, con un’attenzione particolare alla promozione di una salute umana, ecosistemica e planetaria interconnessa per un futuro vivibile, finanziando e promuovendo la digitalizzazione della transizione. E questo è possibile solo attraverso l’attuazione di politiche trasformative, con azioni coraggiose, attraverso istituzioni, governo e sistemi sociali interconnessi, dal livello locale a quello globale.
L’urgenza della leadership aziendale nella crisi climatica
Indipendentemente della crescente incertezza e dalla permanenza in un mondo VUCA/BANI, la leadership aziendale assume un ruolo di primo piano nell’adozione di visione strategiche a lungo termine che privilegiano la resilienza organizzativa, attraverso l’integrazione della sostenibilità nella spina dorsale dello sviluppo economico di ogni organizzazione. Solo leader aziendale (e forse politici) empatici, coraggiosi e dirompenti potranno fare la differenza per invertire una visione indesiderabile, basata su prove scientifiche e rafforzata quotidianamente da innumerevoli studi e relazioni che comunicano lo stesso messaggio: i rischi sono elevati e innegabili, l’inazione è uno dei nostri peggiori nemici!
Allora, cosa stiamo aspettando?
Rachel Carson, biologa marina. Scrittrice americana. Donna. Ha espresso coraggiosamente la sua opinione, con un rigore scientifico blindato, nonostante l’opposizione dei rappresentanti dell’industria che sapevano che la verità da lei riportata avrebbe messo a rischio le vendite dei loro prodotti. La lungimiranza e il coraggio di Carson nel parlare delle attività umane che distruggevano – e continuano a distruggere – il mondo naturale, hanno portato a enormi progressi nella comunità ambientalista sulla necessità che tutti noi siamo buoni amministratori della Terra.
Vi invito a riflettere. Possiamo (e dobbiamo) essere la Rachel Carson dei tempi moderni?
FAQ per l’articolo
I cambiamenti climatici sono causati principalmente dalle emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane, come l’uso di combustibili fossili, la deforestazione e l’agricoltura intensiva.
La perdita di biodiversità compromette servizi ecosistemici fondamentali, come la produzione alimentare, la purificazione dell’acqua e la stabilità climatica, aumentando i costi per le imprese e i governi.
L’Unione Europea ha introdotto il Green Deal, la tassonomia ambientale e la direttiva sulla finanza sostenibile per promuovere investimenti responsabili e ridurre le emissioni.
Le aziende devono integrare la sostenibilità nelle strategie di business, adottare pratiche a basse emissioni e rispettare le normative ambientali per ridurre il loro impatto sul clima.
Entrambe le crisi condividono cause comuni, come l’uso insostenibile delle risorse naturali. La perdita di biodiversità riduce la resilienza degli ecosistemi, aggravando gli effetti del cambiamento climatico.
FI Group ti supporta nell’accesso a incentivi e finanziamenti per progetti green e innovativi.
Che cos’è il Clean Industrial Deal?
Un piano d’azione strategico dell’Unione Europea che punta a supportare la competitività e la resilienza dell’industria europea, accelerando contemporaneamente il processo di decarbonizzazione. Può essere considerato l’evoluzione naturale del European Green Deal, adattato alle nuove sfide economiche e geopolitiche che l’Europa si trova ad affrontare.
Qual è il budget disponibile?
Quali sono gli obiettivi delle call Horizon Europe 2025-2026?
- Sostenere la ricerca e innovazione industriale
- Favorire la decarbonizzazione dei processi produttivi
- Promuovere l’economia circolare e la digitalizzazione
- Rafforzare la competitività europea nel settore industriale
Quali sono le aree tematiche finanziate?
| Area Tematica | Descrizione |
|---|---|
| Idrogeno rinnovabile | Sviluppo e utilizzo di fonti energetiche pulite |
| Tecnologie CCUS | Cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio |
| Efficienza energetica | Ottimizzazione dei consumi nei processi industriali |
| Materiali sostenibili | Ricerca e applicazione di materiali ecocompatibili |
| Digitalizzazione industriale | Automazione e innovazione digitale dei processi |
Chi può partecipare alle call?
- Imprese private e PMI
- Centri di ricerca e innovazione
- Università
- Consorzi europei e partenariati pubblico-privati
Come si presenta una proposta?
- Registrazione dell’organizzazione
- Selezione del topic di interesse
- Compilazione del formulario online
- Allegazione della documentazione richiesta
Lancio ufficiale delle call: dicembre 2025
Qual è l’impatto atteso?
- Ridurre le emissioni industriali
- Accelerare l’adozione di tecnologie verdi
- Creare nuovi posti di lavoro nel settore sostenibile
- Rafforzare la leadership europea nella transizione ecologica
Quali sono i vantaggi per le imprese italiane?
Partecipare alle call Horizon Europe 2025-2026 offre alle aziende italiane accesso a finanziamenti europei per progetti di innovazione, decarbonizzazione e digitalizzazione. A seguire, sono elencati alcuni dei benefici principali per la competitività delle imprese:
- Accesso a 550 milioni di euro stanziati dalla Commissione Europea.
- Possibilità di cumulare incentivi e bandi nazionali (es. Fondo per la Transizione Industriale).
- Allineamento con il PNRR per la transizione ecologica.
- Maggiore competitività internazionale grazie ai consorzi europei.
- FI Group, può essere il tuo partner di fiducia e supportare la tua impresa nella candidatura, dalla verifica di eleggibilità alla gestione del progetto.
FAQ – Domande frequenti
Cos’è Horizon Europe?
Cos’è il Clean Industrial Deal?
Chi può partecipare?
Come si presenta una proposta?
Quali sono le aree tematiche?
- Idrogeno rinnovabile
- Tecnologie CCUS
- Efficienza energetica
- Materiali sostenibili
- Digitalizzazione industriale
FI Group è il tuo partner strategico per accedere ai fondi europei. Offriamo consulenza completa per:
- Analisi di eleggibilità
- Redazione della proposta
- Gestione del progetto
- Ottimizzazione fiscale



