sostenibilita

L’urgenza della leadership aziendale nella crisi climatica
Negli ultimi anni, la crisi climatica è passata da una preoccupazione lontana a una realtà tangibile, con impatti significativi su economie, catene del valore e persone. Per le aziende, questo non è più solo un tema ambientale: è una questione strategica ed economica. Secondo il World Economic Forum, i danni legati al clima hanno superato i 3,6 miliardi di dollari dal 2000 e, senza interventi, il PIL globale potrebbe diminuire del 22% entro il 2100.

Perché la crisi climatica è una minaccia economica

L’inazione climatica non è solo una questione ambientale, ma una grave minaccia economica. I costi crescenti associati agli eventi meteorologici estremi, insieme alle implicazioni economiche dell’incapacità di passare a un’economia a basse emissioni di carbonio, sono sorprendenti. Le aziende che ignorano questi rischi potrebbero trovarsi ad affrontare una perdita dal 5% al 25% del loro EBITDA entro il 2050.

Il costo dell’inazione: dati e proiezioni

Il rapporto del WEF, “The Cost of Inaction: A CEO Guide to Navigating Climate Risk” evidenzia che il costo dell’inazione supera di gran lunga gli investimenti necessari per la transizione. Le imprese che agiscono oggi saranno meglio posizionate per prosperare in un’economia sostenibile.
Molti leader aziendali continuano a considerare la sostenibilità come un obbligo morale o un costo inevitabile, quando in realtà si tratta di una decisione strategica. Incorporare la resilienza climatica nella gestione organizzativa non solo protegge le risorse dell’azienda, ma crea anche opportunità di business, rafforza il rapporto con gli investitori, migliora la fidelizzazione dei talenti, instaura un rapporto migliore con le parti interessate e rende possibile la protezione delle persone e del capitale naturale.

Come integrare il rischio climatico nella strategia aziendale

Per affrontare la crisi climatica, i leader devono incorporare la resilienza climatica nella gestione strategica. Ecco i passi chiave:

Valutazione dei rischi

  • Analizzare i rischi fisici e di transizione.
  • Identificare le opportunità legate al clima.

Gestione e adattamento

  • Investire in strategie di adattamento e resilienza.
  • Integrare il monitoraggio dei rischi nelle operazioni.

Opportunità di business sostenibile

  • Riformulare i modelli di business per adottare tecnologie green.
  • Creare valore attraverso innovazione e sostenibilità.

Il ruolo di FI Group nella transizione climatica

FI Group affianca le imprese nell’integrazione dei rischi climatici nelle strategie aziendali, supportandole nell’accesso a contributi e incentivi per progetti orientati alla sostenibilità. Con oltre 25 anni di esperienza, offriamo consulenza mirata per favorire modelli di business più resilienti e innovativi, in linea con le sfide ambientali ed economiche attuali.

La domanda non è più se agire, ma quando. E la risposta è inequivocabile: il momento è adesso.

FAQ – Leadership aziendale e crisi climatica

Perché la crisi climatica è importante per le aziende?

La crisi climatica influisce direttamente su costi operativi, supply chain e stabilità economica. Ignorare i rischi climatici può portare a perdite significative e riduzione della competitività.

Quali sono i principali rischi climatici per le imprese?

I rischi includono eventi meteorologici estremi, interruzioni delle catene di fornitura, aumento dei costi energetici e normative più severe per la riduzione delle emissioni.

Come possono i CEO integrare il rischio climatico nella strategia aziendale?

Attraverso valutazioni dei rischi, investimenti in resilienza, riformulazione dei modelli di business e monitoraggio costante delle performance ESG.

Quali vantaggi offre la resilienza climatica alle aziende?

Protegge le risorse, migliora la reputazione, rafforza la fiducia degli investitori e apre nuove opportunità di crescita sostenibile.

Qual è il costo dell’inazione climatica?

Secondo il WEF, il costo dell’inazione supera di gran lunga gli investimenti necessari per la transizione. Le aziende rischiano perdite fino al 25% dell’EBITDA entro il 2050.

Contatta FI Group per scoprire come ottenere contributi e incentivi per progetti di sostenibilità e innovazione nella tua azienda.

Cambiamenti Climatici e Biodiversità: Crisi e Soluzioni
Cambiamenti climatici e biodiversità sono due crisi globali strettamente interconnesse che minacciano la vita sul pianeta. Le loro cause comuni e gli impatti devastanti richiedono azioni urgenti e soluzioni concrete. In questo articolo scoprirai perché queste sfide sono collegate e quali strategie adottare per invertire la rotta.

Perché cambiamenti climatici e biodiversità sono interconnessi

Entrambe le crisi condividono cause comuni, come l’uso insostenibile delle risorse naturali. La perdita di biodiversità riduce la resilienza degli ecosistemi, aggravando gli effetti del cambiamento climatico.
“L’intera terra era silenziosa, non si sentiva più il ronzio degli insetti né il canto degli uccelli. I campi erano desolati, la vegetazione indebolita, gli animali scomparivano e persino l’aria era priva di vita”, in Pimavera silenziosa di Rachel Carson.

Il 27 settembre 1962, il libro “Primavera silenziosa” di Rachel Carson arrivò nelle librerie. Il libro, noto per il suo allarmante resocnto della decimazione dell’avifauna causata dall’uso del DDT (diclorodifeniltricloroetano) negli Stati Uniti, un potente e nocivo insetticida, attirè l’attenzione dell’opinione pubblica e influenzò l’agenda politica, culminando nel divieto di utilizzo di tale sostanza chimica dieci anni dopo.

A più di sei decenni dalla sua pubblicazione, le preoccupazioni della Carson rimangono attuali, poiché l’umanità deve affrontare gravi impatti sociali ed ecologici derivanti dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità, causati dalle emissioni di gas serra provocate dall’uomo. Stiamo vivendo un déjà vù? È questa la visione che vogliamo per il futuro? È importante ricordare che queste due crisi (o crisi gemelle) sono interconnesse, con cause ed effetti comuni. Pertanto, non è mai stato così necessario rivisitare il messaggio subliminale di Primavera silenziosa: la necessaria rivoluzione sociale.

Il modello economico tradizionale, che privilegia la crescita a tutti i costi, è in contraddizione con i limiti ecologici del pianeta, portando l’economia globale ad affrontare sfide senza precedenti all’incrocio tra la finitezza delle risorse, la crescita illimitata e le élite tecnologiche. Questo modello lineare, noto come “retro-economia”, aggrava gli impatti ambientali e sociali, con conseguente maggiore degrado ecologico aumento della disuguaglianza e perdita di biodiversità (che, ricordiamo ai più distratti, sostiene l’intero sistema terrestre e la vita come la conosciamo). Allo stesso tempo, l’avvento dell’era digitale ha trasformato radicalmente il modo in cui la società consuma informazioni, spesso superficiali e distorte, influenzando le politiche e le decisioni aziendali.

L’ultimo rapporto sui rischi globali del World Economic Forum continua a indicare che rischi ambientali e, in misura minore, quelli tecnologici dominano il panorama dei rischi globali a lungo termine.

Nonostante la complessa rete di rischi e sfide a cui siamo soggetti, emergono anche delle opportunità.

Continua ad emergere una delle tendenze geopolitiche più rilevanti, che influenzerà la sostenibilità aziendale: l’aumento della regolamentazione in materia ambientale e la trasparenza. La direttiva sulla finanza sostenibile e la tassonomia ambientale dell’Unione Europea stabiliscono nuovi criteri per gli investimenti in linea con gli obiettivi ambientali e cercano così di riconfigurare il panorama degli investimenti e le pratiche e i valori che li sostengono. In questo modo, si cerca di rallentare la retroeconomia e di gestire i rischi crescenti associati alle crisi gemelle.

Il futuro dell’economia non può (e non deve) essere dissociato dalla conservazione dell’ambiente e dalla rivoluzione digitale. Per invertire lo scenario attuale, è essenziale migrare verso un’economia basata sul capitale naturale, che punti sulla rigenerazione e la conservazione degli ecosistemi, come supporto vitale della vita così come la conosciamo. Allo stesso tempo, è anche importante sostenere la conservazione della componente sociale locale, generando e fissando l’occupazione, portando un senso di appartenenza e sviluppo.

La rivoluzione digitale consentirà di semplificare la gestione di processi e procedure complessi che generano inefficienze, alleggerendo la burocrazia quotidiana. La miriade di regolamenti e orientamenti strategici che danno corpo al Patto Ecologico Europeo ne sono un esempio, con un’attenzione particolare alla promozione di una salute umana, ecosistemica e planetaria interconnessa per un futuro vivibile, finanziando e promuovendo la digitalizzazione della transizione. E questo è possibile solo attraverso l’attuazione di politiche trasformative, con azioni coraggiose, attraverso istituzioni, governo e sistemi sociali interconnessi, dal livello locale a quello globale.

L’urgenza della leadership aziendale nella crisi climatica

Indipendentemente della crescente incertezza e dalla permanenza in un mondo VUCA/BANI, la leadership aziendale assume un ruolo di primo piano nell’adozione di visione strategiche a lungo termine che privilegiano la resilienza organizzativa, attraverso l’integrazione della sostenibilità nella spina dorsale dello sviluppo economico di ogni organizzazione. Solo leader aziendale (e forse politici) empatici, coraggiosi e dirompenti potranno fare la differenza per invertire una visione indesiderabile, basata su prove scientifiche e rafforzata quotidianamente da innumerevoli studi e relazioni che comunicano lo stesso messaggio: i rischi sono elevati e innegabili, l’inazione è uno dei nostri peggiori nemici!

Allora, cosa stiamo aspettando?

Rachel Carson, biologa marina. Scrittrice americana. Donna. Ha espresso coraggiosamente la sua opinione, con un rigore scientifico blindato, nonostante l’opposizione dei rappresentanti dell’industria che sapevano che la verità da lei riportata avrebbe messo a rischio le vendite dei loro prodotti. La lungimiranza e il coraggio di Carson nel parlare delle attività umane che distruggevano – e continuano a distruggere – il mondo naturale, hanno portato a enormi progressi nella comunità ambientalista sulla necessità che tutti noi siamo buoni amministratori della Terra.

Vi invito a riflettere. Possiamo (e dobbiamo) essere la Rachel Carson dei tempi moderni?

FAQ per l’articolo

Quali sono le cause principali dei cambiamenti climatici?
I cambiamenti climatici sono causati principalmente dalle emissioni di gas serra derivanti dalle attività umane, come l’uso di combustibili fossili, la deforestazione e l’agricoltura intensiva.
Come influisce la perdita di biodiversità sull’economia?
La perdita di biodiversità compromette servizi ecosistemici fondamentali, come la produzione alimentare, la purificazione dell’acqua e la stabilità climatica, aumentando i costi per le imprese e i governi.
Quali politiche europee affrontano la crisi climatica?
L’Unione Europea ha introdotto il Green Deal, la tassonomia ambientale e la direttiva sulla finanza sostenibile per promuovere investimenti responsabili e ridurre le emissioni.
Qual è il ruolo delle aziende nella lotta ai cambiamenti climatici?
Le aziende devono integrare la sostenibilità nelle strategie di business, adottare pratiche a basse emissioni e rispettare le normative ambientali per ridurre il loro impatto sul clima.
Perché cambiamenti climatici e perdita di biodiversità sono interconnessi?
Entrambe le crisi condividono cause comuni, come l’uso insostenibile delle risorse naturali. La perdita di biodiversità riduce la resilienza degli ecosistemi, aggravando gli effetti del cambiamento climatico.
Vuoi trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo per la tua azienda?
FI Group ti supporta nell’accesso a incentivi e finanziamenti per progetti green e innovativi.
Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027

Il Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027 (PNRIC 2021-2027) è un’iniziativa del governo italiano finalizzata a promuovere la ricerca, l’innovazione e la competitività nelle regioni del Mezzogiorno. Questo programma è finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e mira a sostenere investimenti che favoriscano l’occupazione e la crescita economica.

Il PNRIC 2021-2027 si concentra su due principali aree di intervento:

  • sostegno agli investimenti produttivi: azione destinata esclusivamente alle PMI e mira a finanziare programmi di sviluppo industriale, anche nei settori individuati dal Regolamento STEP.
  • Tecnologie critiche STEP: questa azione include sia PMI che grandi imprese e si focalizza sul finanziamento di tecnologie strategiche per l’Europa.

Grazie ai Contratti di sviluppo, i fondi saranno suddivisi principalmente in due azioni:

Azione 1.3.1. “Sostegno agli investimenti produttivi”:

  • Destinatari: PMI
  • Fondi disponibili: 335,2 milioni di euro
  • Obiettivo: supportare programmi di sviluppo industriale, anche nei settori individuati dal Regolamento STEP.

Azione 1.6.1. “Tecnologie critiche STEP”:

  • Destinatari: PMI e grandi imprese (GI)
  • Fondi disponibili: 162,5 milioni di euro
  • Obiettivo: finanziamento di tecnologie strategiche per l’Europa, ampliando la platea dei beneficiari.

Inoltre, il programma include altre iniziative come:

  • Smart&Start Italia: destinato a sostenere la nascita e la crescita di startup innovative, con un fondo di 100 milioni di euro.
  • Fondo di garanzia PMI: una riserva speciale di 500 milioni di euro per facilitare l’accesso al credito da parte delle PMI.

Questi incentivi sono gestiti da Invitalia, che raccoglie e valuta le domande secondo i termini stabiliti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

PNRIC 2021-2027: focus tecnologie critiche ed emergenti

Le Tecnologie critiche ed emergenti (STEP) sono un insieme di tecnologie strategiche identificate dall’Unione Europea per sostenere la competitività e rafforzare l’autonomia strategica dell’UE. Queste tecnologie sono fondamentali per la modernizzazione e l’innovazione in vari settori industriali e sono supportate dalla Piattaforma per le Tecnologie Strategiche per l’Europa (STEP).

Ecco alcune delle principali categorie di tecnologie critiche STEP:

Tecnologie digitali e innovazione deep-tech:

  • Microelettronica
  • Calcolo ad alte prestazioni e quantistico
  • Cloud computing e edge computing
  • Intelligenza artificiale e sicurezza informatica
  • Robotica, 5G e connettività avanzata
  • Realtà virtuali e aumentate 

Biotecnologie:

  • Biomolecole e prodotti farmaceutici
  • Tecnologie mediche e biotecnologie agricole
  • Bio-produzione per settori come sanità, farmaceutica, agricoltura e bioeconomia 

Tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse:

  • Energie rinnovabili e stoccaggio dell’energia
  • Pompe di calore e reti elettriche
  • Combustibili alternativi sostenibili
  • Cattura e stoccaggio del carbonio
  • Efficienza energetica e idrogeno
  • Purificazione dell’acqua e materiali avanzati 

Queste tecnologie sono cruciali per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi o servizi, o per il miglioramento significativo di quelli esistenti. Il programma STEP mira a mobilitare risorse finanziarie per sostenere progetti di ricerca e sviluppo in questi ambiti, contribuendo così a mantenere un vantaggio competitivo per l’Europa.

PNRIC 2021-2027: accesso ai contratti di sviluppo

Per accedere agli incentivi, i progetti di investimento produttivo e di ricerca e sviluppo devono soddisfare i seguenti requisiti:

  • Ubicazione: Devono essere realizzati in unità produttive situate nelle regioni Molise, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna.
  • Principio DNSH: Devono rispettare il principio di non arrecare un danno significativo agli obiettivi ambientali.
  • Ambiti esclusi: Non devono riguardare gli ambiti previsti all’articolo 7, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 1058 del 2021.
  • Settori tecnologici: Devono interessare le tecnologie digitali e deeptech, tecnologie pulite ed efficienti, biotecnologie, inclusi i medicinali critici.
  • Dipendenze strategiche: Devono contribuire a ridurre o prevenire le dipendenze strategiche dell’Unione.
  • Avanzamenti tecnologici: Devono prevedere significativi avanzamenti tecnologici e la produzione su scala commerciale.
L’Italia leader nell’economia circolare in Europa

L’Italia leader nell’economia circolare: incremento del tasso di circolarità e benefici per le imprese

Dal 2010, l’Italia ha incrementato il tasso di circolarità di oltre 7 punti percentuali, superando la media europea. Questo progresso ha portato effetti positivi sulla produttività e competitività delle imprese, grazie anche alla digitalizzazione che aiuta a ridurre i costi, migliorare l’impronta carbonica e semplificare l’accesso al credito.

Negli ultimi anni, l’Italia ha aumentato il tasso di circolarità di oltre 7 punti percentuali. Secondo un focus di SACE, l’Italia si distingue come leader nell’economia circolare in Europa, con un tasso di circolarità del 18,7%. Il rapporto evidenzia che combinare investimenti green con la digitalizzazione può aumentare la produttività delle imprese del 14%. Questi sono alcuni dei dati emersi dal Focus On di SACE dal titolo Economia circolare: una leadership multi-filiera.

Il primato italiano si manifesta in vari ambiti, dalla produzione e consumo alla riduzione dell’impronta carbonica, competitività e produttività. Le imprese italiane attive nell’economia circolare generano il più alto valore aggiunto in rapporto al PIL (2,5%), superando sia il principale concorrente europeo, la Germania (2,2%), che la media europea (2,1%).

Fonte immagine: Focus On di SACE

Iniziative di sostenibilità delle imprese italiane 

Oggi, il 66,5% delle imprese italiane afferma di aver intrapreso iniziative di sostenibilità. Le medie imprese mostrano una buona predisposizione, mentre le piccole imprese riportano ancora ampi margini di miglioramento.

Formazione e digitalizzazione: chiavi per la circolarità 

La formazione dei dipendenti sulle pratiche sostenibili e l’adozione di nuove tecnologie come la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale sono fondamentali per il successo dell’economia circolare. Questi elementi possono aumentare la produttività delle aziende del 14%.

Approccio multi-filiera all’economia circolare 

La circolarità coinvolge diverse filiere, tra cui agroalimentare, imballaggi, tessile e abbigliamento, legno e arredo, e cantieristica. Un approccio multi-filiera permette alle imprese di condividere conoscenze, tecnologie ed esperienze, riducendo i costi e massimizzando la produttività.

L’Italia sta dimostrando una leadership significativa nell’economia circolare, con un tasso di circolarità in costante crescita e benefici tangibili per la produttività e competitività delle imprese. La formazione, la digitalizzazione e il supporto finanziario sono elementi chiave per continuare su questa strada e affrontare le sfide future.

Cosa deve fare un’azienda per etichettarsi come sostenibile e inclusiva?

Negli ultimi anni, la sostenibilità e l’inclusione sono diventate priorità tanto nelle politiche pubbliche quanto nelle strategie aziendali. Le imprese che desiderano essere considerate responsabili e orientate verso un futuro equo devono implementare pratiche che abbracciano sia la sfera ambientale sia quella sociale. Questo significa ridurre l’impatto ecologico delle proprie attività e, al contempo, promuovere il benessere dei dipendenti e l’inclusione all’interno dell’organizzazione.

Sostenibilità ed inclusione per le imprese italiane

In Italia, il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR) rappresenta una delle principali risorse per sostenere le aziende nel loro percorso verso la sostenibilità e l’inclusione. Grazie ai fondi destinati alla transizione ecologica, alla salute e all’inclusione sociale, il PNRR offre incentivi concreti per progetti strategici. A questo si aggiungono bandi nazionali e regionali che incoraggiano l’adozione di pratiche responsabili, consentendo alle aziende di accedere a finanziamenti per migliorare il loro impatto socio-ambientale.

Parallelamente, molte imprese del settore privato scelgono di adottare certificazioni riconosciute che attestino il loro impegno verso la sostenibilità e l’inclusione. Tra le più rilevanti ci sono la ISO 14001, che certifica una gestione ambientale efficiente, la ISO 45001 per la sicurezza e la salute sul lavoro, e la ISO 26000, che riguarda la responsabilità sociale. Queste certificazioni, insieme a bilanci di sostenibilità e politiche di parità di genere, sono strumenti fondamentali per dimostrare un approccio serio e trasparente alle sfide ambientali e sociali.

L’adozione di queste misure non solo migliora l’immagine dell’azienda, ma può anche tradursi in vantaggi competitivi. La combinazione di incentivi pubblici, come i fondi del PNRR, e strumenti privati, come le certificazioni e le pratiche aziendali orientate al benessere sociale, consente alle aziende di sviluppare un modello di crescita che sia realmente sostenibile e inclusivo. In questo modo, possono non solo contribuire a un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, ma anche rispondere alle crescenti aspettative di consumatori, investitori e istituzioni che richiedono responsabilità e trasparenza.

Perché puntare su sostenibilità e inclusione?

In un mercato sempre più socialmente responsabile, essere sostenibili e inclusivi non è solo un obbligo morale, ma una decisione strategica che genera benefici tangibili per le aziende. L’adozione di pratiche sostenibili migliora la reputazione aziendale, aumenta la fiducia dei consumatori e attrae gli investitori che valutano sempre più spesso le aziende in base ai criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG). Inoltre, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che ingloba molti degli aspetti degli ESG, rende obbligatoria la rendicontazione sulla sostenibilità per molte aziende europee, sottolineando l’importanza di un impegno trasparente e verificabile.

D’altra parte, promuovere l’inclusione in azienda non solo favorisce un ambiente di lavoro più equo e motivante, ma porta anche a migliori prestazioni aziendali grazie alla diversità di punti di vista e competenze.

In breve, la sostenibilità e l’inclusione contribuiscono ad accrescere il valore dell’azienda, rendendola più competitiva nel lungo periodo.

Sostenibilità

PNRR: A che punto siamo con le Missioni 5 e 6?

Il PNRR è uno dei principali strumenti per far progredire il Paese verso la ripresa post-pandemica, con una forte enfasi sulla sostenibilità e sull’inclusione. In particolare, la Missione 5, incentrata sull’inclusione e la coesione sociale, stanzia fondi per promuovere l’inclusione lavorativa e ridurre le disuguaglianze territoriali, sociali e di genere. Le aziende possono beneficiare di incentivi per implementare programmi di formazione, promuovere la diversità e sostenere iniziative di welfare aziendale.

La Missione 6, invece, è dedicata alla salute e mira a rafforzare il sistema sanitario nazionale, garantendo un accesso equo alle cure e migliorando le infrastrutture. Ciò si traduce in una maggiore inclusione sanitaria, soprattutto nelle aree più svantaggiate del Paese.

Stato di avanzamento delle missioni PNRR

Secondo dati recenti, solo il 9,4% dei fondi previsti dal PNRR è stato speso entro il 2024, ma l’85% delle risorse è già stato assegnato, ciò significa che ci sono ancora ampie possibilità per le aziende di sfruttare le sovvenzioni previste. Le aziende che sapranno cogliere queste opportunità potranno migliorare la propria competitività implementando soluzioni allineate ai principi richiesti dal mercato e dalle normative.

Certificazioni di sostenibilità ambientale

I criteri ESG (Environmental, Social, Governance) sono diventati uno standard di riferimento per valutare l’impegno delle aziende nei confronti della sostenibilità. Questi criteri consentono di analizzare l’impatto ambientale, la responsabilità sociale e la qualità della governance di un’azienda. In parallelo, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), entrata in vigore nell’Unione Europea, richiede che le grandi imprese e le PMI quotate su mercati regolamentati riportino in modo dettagliato le loro pratiche di sostenibilità, offrendo così una trasparenza maggiore agli stakeholder.

I criteri ESG sono diventati uno standard di riferimento per valutare l’impegno delle aziende nei confronti della sostenibilità. Questi criteri consentono di analizzare l’impatto ambientale, la responsabilità sociale e la qualità della governance di un’azienda.

Il bilancio di sostenibilità è uno strumento attraverso il quale le aziende comunicano in modo trasparente i loro progressi in materia di sostenibilità, fornendo informazioni dettagliate sulle loro politiche e sui risultati ottenuti.

Le certificazioni ISO

Le certificazioni ISO sono riconosciute a livello internazionale e aiutano le aziende a migliorare i propri standard operativi in modo sistematico e verificabile. Le principali certificazioni legate alla sostenibilità e all’inclusione sono:

  • ISO 14001: questa certificazione si concentra sulla gestione ambientale. Le aziende che ottengono la ISO 14001 dimostrano di avere un sistema di gestione volto a ridurre l’impatto ambientale, ottimizzando l’uso delle risorse e gestendo i rifiuti in modo sostenibile.
  • ISO 45001: riguarda la gestione della salute e della sicurezza sul lavoro. Le aziende certificate ISO 45001 sono riconosciute per il loro impegno a garantire ambienti di lavoro sicuri e salubri, riducendo incidenti e infortuni. Questo contribuisce non solo al benessere dei dipendenti, ma anche alla produttività e alla riduzione dei costi operativi.
  • ISO 26000: non è una certificazione vera e propria, ma una guida volontaria che fornisce indicazioni per integrare la responsabilità sociale nelle operazioni aziendali. Seguire i principi della ISO 26000 dimostra un impegno verso pratiche aziendali etiche, che tengono conto dell’impatto dell’azienda su lavoratori, consumatori, comunità e ambiente.

L’adozione di queste certificazioni non solo migliora l’immagine dell’azienda agli occhi di investitori e consumatori, ma aiuta anche a garantire che i processi aziendali siano allineati alle normative ambientali e sociali internazionali, promuovendo una crescita sostenibile e duratura.

Inclusione

Come accennato, esistono diverse certificazioni che accreditano l’impegno delle aziende nel promuovere l’inclusione. Tra queste, il GEEIS (Gender Equality European & International Standard) e l’EDGE (Economic Dividends for Gender Equality), che valutano e certificano i progressi delle aziende in termini di parità e inclusione di genere.

Oltre alle certificazioni, le aziende possono accedere a fondi e bandi che sostengono iniziative di inclusione sociale, come progetti di inserimento lavorativo per persone svantaggiate o programmi di formazione professionale per gruppi vulnerabili.

Le politiche pubbliche, come quelle promosse dal PNRR, rafforzano questo impegno, creando un quadro normativo favorevole per le aziende. Ad esempio, la Missione 5 del PNRR stanzia fondi specifici per l’inclusione lavorativa e la riduzione delle disuguaglianze, promuovendo politiche attive per la parità di genere e il supporto a lavoratori vulnerabili.

In sintesi, un’azienda che si impegna su entrambi i fronti, adottando certificazioni come le ISO per la sostenibilità e partecipando a iniziative di inclusione, si posiziona in modo strategico nel mercato globale, aumentando la propria competitività e costruendo un futuro più responsabile e inclusivo.

Per etichettarsi come sostenibili e inclusive, le aziende devono adottare un approccio olistico che può includere certificazioni e opportunità offerte da fondi pubblici. Solo così potranno ottenere vantaggi competitivi duraturi e contribuire attivamente a una società più equa e responsabile.

Neutralità climatica 2050

Raccomandazioni della Commissione europea per la neutralità climatica nel 2050

La Commissione europea ha pubblicato una valutazione d’impatto sui possibili percorsi per raggiungere l’obiettivo concordato di rendere l’Unione europea neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050.
La Commissione raccomanda una riduzione netta del 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040. Per raggiungere questo obiettivo, la prossima Commissione presenterà una proposta legislativa dopo le elezioni europee del giugno 2024.
Per raggiungere questo obiettivo del 90%, sono state stabilite una serie di condizioni politiche necessarie per realizzarlo. Queste includono la piena attuazione del quadro concordato per il 2030, che garantisce la competitività dell’industria europea, una maggiore attenzione a una giusta transizione, condizioni di concorrenza leale con i partner internazionali e un dialogo strategico sul quadro post-2030. La Commissione prevede di raggiungere una riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030.

Green Deal

“Il Green Deal deve ora diventare un accordo di decarbonizzazione industriale basato sui punti di forza industriali esistenti, come l’energia eolica, l’energia idroelettrica e gli elettrolizzatori, e continuare ad aumentare la capacità produttiva nazionale in settori in crescita come le batterie, i veicoli elettrici, le pompe di calore, l’energia solare fotovoltaica e l’economia circolare”, afferma la Commissione europea.
Aggiunge inoltre che la determinazione del prezzo del carbonio e l’accesso ai finanziamenti sono essenziali per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni dell’industria europea. Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione europea, da un lato, creerà un gruppo di lavoro specifico per sviluppare un approccio globale alla tariffazione e ai mercati del carbonio. Dall’altro, dovrà mobilitare gli investimenti del settore pubblico e privato.

Previsioni

La Commissione europea prevede la decarbonizzazione del settore energetico poco dopo il 2040, mentre per i settori dei trasporti e dell’agricoltura le date non sono altrettanto chiare. Tuttavia, specifica che per il primo sarà raggiunta attraverso una combinazione di soluzioni tecnologiche e prezzi del carbonio.
“Il raggiungimento dell’obiettivo del 90% raccomandato richiederà sia la riduzione delle emissioni che l’assorbimento del carbonio. Richiederà l’impiego di tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio, nonché l’utilizzo del carbonio catturato nell’industria”.

Cos’è la sostenibilità?

La sostenibilità, un requisito per tutte le aziende.

La sostenibilità soddisfa le esigenze di oggi senza compromettere le generazioni future, garantendo un equilibrio tra crescita economica, rispetto dell’ambiente e benessere sociale. È la guida per vivere nel rispetto dei ritmi e dei limiti del pianeta.

È importante conoscere i modelli di business più efficienti, circolari e sostenibili, in quanto aumentano i loro rendimenti e riducono l’impatto delle loro attività attraverso politiche responsabili dal punto di vista ambientale.

Inoltre, con l’arrivo dei Fondi NextGenerationEU, la sostenibilità è stata fissata come uno degli obiettivi aziendali per il 2023. Data l’importanza e la preoccupazione che sta acquisendo nelle aziende e nelle diverse amministrazioni, è essenziale e sempre più urgente, attraverso tre pilastri fondamentali: protezione dell’ambiente, sviluppo sociale e crescita economica.

I pilastri fondamentali della sostenibilità

Protezione dell’ambiente

La sostenibilità implica il presupposto che la natura e l’ambiente non siano una fonte inesauribile di risorse e che sia necessaria la loro protezione e il loro uso razionale. Fattori come la conservazione dell’ambiente, l’impegno per le energie rinnovabili, il risparmio idrico e l’innovazione nell’edilizia e nell’architettura sostenibili contribuiscono al suo raggiungimento.

Sviluppo sociale

La sostenibilità promuove lo sviluppo sociale, l’uguaglianza e l’equità, ricercando la coesione tra comunità e culture per raggiungere livelli soddisfacenti di qualità della vita, salute e istruzione. La lotta per la parità di genere è un altro aspetto che sarà al centro delle azioni di sostenibilità sociale nei prossimi anni.

Crescita economica

La sostenibilità promuove anche una crescita economica che genera ricchezza equa per tutti, senza danneggiare l’ambiente. In questo pilastro sono inclusi tutti i tipi di attività, dalla finanza all’agricoltura, al turismo, all’industria, ecc.

L’equità degli investimenti e della distribuzione delle risorse economiche rafforzerà gli altri pilastri del cosviluppo. La sostenibilità ambientale, sociale ed economica sono quindi strettamente collegate. Molte delle sfide che l’umanità deve affrontare, come il cambiamento climatico o la scarsità d’acqua, possono essere risolte solo in una prospettiva globale e promuovendo lo sviluppo sostenibile.

Criteri per le aziende sostenibili: ESG o ESG

Cosa sono i criteri ESG?

I criteri ESG (Environmental, Social and Governance) sono un insieme di aspetti che vengono presi in considerazione nelle decisioni aziendali. Considerare i criteri ESG negli investimenti o in altre azioni finanziarie, al di là della loro redditività o performance economica, permette di analizzare il settore aziendale da diversi punti di vista.

Criteri ambientali

Sono i parametri che riguardano l’impatto dell’azienda sull’ambiente. Sono sempre più apprezzati dalle organizzazioni e dagli utenti finali, in quanto denotano trasparenza, impegno, qualità aziendale e conformità normativa.

Criteri sociali

Rispondono al rapporto dell’azienda con la società nel suo complesso. Per questo motivo gli aspetti di cui si occupa sono così vari:

  • Misure aziendali per conciliare lavoro e famiglia.
  • Misure per la parità di genere.
  • Formazione per i dipendenti.
  • Riduzione degli straordinari.
  • Collaborazione con progetti educativi e/o culturali.

Ciò comporta vantaggi non solo finanziari in termini di redditività, ma anche in termini di attrazione di talenti e di fidelizzazione di potenziali clienti.

Criteri di buon governo

È importante tenerne conto per tutti coloro che sono interessati dalle decisioni aziendali. Inoltre, non è più un criterio per le grandi aziende ed è già presente nelle PMI.

I vantaggi di un’azienda sostenibile

Un’azienda sostenibile deve promuovere un modello economico che, oltre a cercare di essere redditizio, generi un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. Una volta chiarito questo concetto, occorre sottolineare che questo tipo di azienda può realizzare profitti significativi:

  • Miglioramento dell’immagine: al giorno d’oggi, molti clienti chiedono che le aziende si preoccupino dell’ambiente e si prendano cura dei loro dipendenti. Essere sostenibili trasmette un’ottima immagine, sia internamente che esternamente.
  • Riduzione dei costi: misure come il riciclaggio, l’uso di fonti di energia rinnovabili o un migliore utilizzo delle risorse riducono notevolmente i costi di un’azienda. Anche la digitalizzazione delle aziende svolge un ruolo importante, consentendo di risparmiare notevolmente sul consumo di carta.
  • Attrazione di nuovi investitori: non solo i clienti si preoccupano che l’azienda da cui acquistano prodotti o servizi sia sostenibile e rispettosa dell’ambiente, ma sempre più investitori richiedono questo tipo di azienda, il che favorisce un potenziale business.
  • Miglioramento del clima lavorativo: i dipendenti che lavorano per un’azienda sostenibile sono molto più felici e si identificano maggiormente con la sua filosofia.
  • Maggiori opportunità commerciali: sempre più consumatori si impegnano per la sostenibilità. In questo modo è possibile aumentare la base di clienti e i profitti.
  • Consumo energetico efficiente: la sostenibilità va di pari passo con il miglioramento dell’efficienza energetica dell’azienda, che si ottiene adottando tecnologie o processi produttivi più efficienti.
  • Uso delle risorse naturali: implementare uno stile di lavoro sostenibile attraverso semplici azioni come il riciclo della carta, la collaborazione con fornitori eco-smart, l’utilizzo di programmi di riciclaggio, ecc.

Come rendere un’azienda più sostenibile?

Dopo aver constatato l’importanza della sostenibilità per un’azienda, è il momento di scoprire cosa fare per diventarlo.

Progettare una strategia aziendale per la sostenibilità

Il primo passo per rendere l’azienda sostenibile è la definizione di una strategia aziendale. Cercate di capire come la sostenibilità possa aggiungere valore all’azienda, partendo dall’impatto dell’attività aziendale sulla società e sull’ambiente. La strategia di sviluppo sostenibile dovrebbe quindi partire da una valutazione dell’impatto economico, sociale e ambientale, determinando:

  • Le aree dell’azienda che possono essere migliorate.
  • Identificare nuove opportunità per ridurre i materiali di scarto nella produzione di un determinato prodotto.
  • Consumare meno energia e produrre in modo più pulito.
  • Cercare fornitori i cui valori siano allineati con quelli dell’azienda.
  • Servizi sostenibili a contratto.
  • Attuare programmi sociali.
  • Promuovere la trasparenza pubblicando le impronte fiscali, idriche e di carbonio, che aumenteranno la fiducia delle imprese.

Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs): Agenda 2023

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è un piano d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità. Definisce 17 Obiettivi con 169 target integrati e indivisibili che coprono la sfera economica, sociale e ambientale. È un buon indicatore del livello di impegno ambientale delle aziende:

Consulenza sulla sostenibilità

FI Group accompagna le aziende in tutto il processo, dall’inizio alla fine, con lo stesso team, aiutandole a rispondere alle esigenze dell’ambiente, valutando l’impatto, fornendo valore e individuando opportunità, avendo un contatto diretto, grazie al suo servizio di consulenza specializzata sui temi della sostenibilità.

Inoltre, FI Group può aiutare le aziende situate in diverse parti del mondo, sia a livello regionale che internazionale, accompagnandole con esperti di tutti i settori.

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