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Il revamping industriale è una delle strategie più efficaci e sostenibili per le imprese che vogliono modernizzare i propri asset produttivi, ridurre i costi operativi e aumentare l’efficienza energetica—senza sostenere l’investimento elevato richiesto per l’acquisto di nuovi macchinari.
Che cos’è il revamping industriale?
Il revamping industriale consiste nell’ammodernamento profondo di macchinari e impianti esistenti tramite l’integrazione di tecnologie digitali, sistemi energetici efficienti e componenti evolute, aumentando performance e vita utile senza sostituzione completa.
Perché il revamping industriale è strategico nel 2026?
Il contesto competitivo e normativo premia le aziende che modernizzano rapidamente i propri asset, con un approccio sostenibile e data-driven.
I motivi principali:
- Evoluzione tecnologica continua (IoT, automazione avanzata, AI industriale)
- Crescita dei costi dei nuovi macchinari
- Incentivi nazionali in rafforzamento (4.0) e nuovi strumenti (5.0 con iperammortamento)
- Necessità di ridurre consumi ed emissioni per allinearsi ai target ESG
Differenza tra revamping, retrofit e sostituzione
| Strategia | Descrizione | Investimento | Downtime | Benefici |
Quando sceglierla |
|
Revamping |
Upgrade profondo di asset esistenti | Medio | Medio | +Efficienza
+Digitale +Energia |
Macchine solide ma obsolete |
|
Retrofit |
Aggiunta componenti tecnologiche |
Basso | Basso | Digitalizzazione light |
Impianti recenti |
|
Sostituzione |
Nuovo macchinario | Alto | Alto | Massime performance |
Asset non recuperabili |
Cosa include un intervento di revamping industriale?
Componenti tipici:
- Nuovi PLC, CNC, HMI e sistemi di controllo avanzati
- Sensoristica IoT per monitoraggio e manutenzione predittiva
- Inverter, servomotori e sistemi energetici ad alta efficienza
- Sistemi di visione artificiale e sicurezza certificata
- Interconnessione a MES/ERP e sistemi cloud
Revamping e Transizione 4.0: cosa prevede la Legge di Bilancio 2026?
La Transizione 4.0 resta attiva e strutturale nella Legge di Bilancio 2026, con credito d’imposta per beni strumentali e attività di ricerca, innovazione e design. Il revamping è ammissibile se integra funzionalità digitali e requisiti 4.0.
Quando un intervento di revamping è considerato “bene 4.0”
- Il credito d’imposta beni strumentali 4.0 resta applicabile agli interventi che:
- introducono digitalizzazione
- garantiscono interconnessione
- migliorano automazione e controllo
- Il revamping può generare un nuovo bene “4.0 compliant” quando le componenti sostituite rinnovano il profilo tecnico-funzionale.
Revamping e Nuovo Piano Transizione 5.0: cosa cambia nel 2026?
La Legge di Bilancio 2026 conferma il Nuovo Piano Transizione 5.0, che introduce l’iperammortamento per sostenere investimenti in beni strumentali per la doppia transizione digitale ed energetica. Il revamping è ammissibile quando genera un upgrade strutturale misurabile.
Cosa prevede
Secondo il MIMIT la misura:
- è finalizzata alla doppia transizione digitale + sostenibile,
- utilizza lo strumento dell’iperammortamento,
- sostiene investimenti in beni strumentali
La normativa 5.0 è stata ampliata e semplificata con le modifiche introdotte dalla Legge del 30 dicembre 2024, n. 207.
L’iperammortamento si applica al revamping?
Sì, l’iperammortamento 2026- 2028 si applica al revamping industriale solo quando l’intervento produce un bene strumentale con caratteristiche nuove o significativamente migliorate, con impatti misurabili su digitalizzazione ed efficienza energetica.
Quando il revamping può accedere all’iperammortamento:
- sostituzione completa dei sistemi di controllo
- introduzione massiva di sensoristica IoT
- upgrade energetici che riducono consumi certificati
- aggiunta di tecnologie digitali avanzate (AI, visione, robotica)
Quando non è applicabile:
- manutenzione e riparazioni
- sostituzioni senza upgrade digitale o energetico
- miglioramenti di sola sicurezza obbligatoria
Come valutare se un asset è idoneo al revamping?
Una valutazione corretta dell’idoneità al revamping non riguarda solo lo stato meccanico del macchinario, ma anche la sua capacità di supportare livelli più avanzati di digitalizzazione, interconnessione e monitoraggio. Questo passaggio è fondamentale per determinare se l’intervento potrà essere qualificato come bene 4.0 o rientrare nella logica della Transizione 5.0.
Criteri principali:
- robustezza meccanica
- età tecnologica dei componenti
- potenziale di interconnessione 4.0/5.0
- impatto su OEE e consumi energetici
- ROI e TCO rispetto alla sostituzione
Per le imprese che vogliono verificare in modo oggettivo la conformità ai requisiti tecnico‑funzionali, FI Group mette a disposizione il servizio Fiscal Audit 4.0, che analizza componenti, interconnessione, sistemi di controllo e potenziale digitale del bene.
Benefici del revamping per CFO e COO
Vantaggi economici:
- riduzione CAPEX fino al 60%
- maggiore utilizzo del capitale
- accesso a incentivi 4.0 e 5.0
Vantaggi operativi:
- riduzione downtime
- miglioramento OEE
- maggiore affidabilità dei dati
Vantaggi ESG:
- riduzione consumi ed emissioni
- allungamento vita utile asset
- economia circolare applicata all’industria
FAQ sul revamping industriale
Il revamping industriale può essere interconnesso ai sistemi aziendali?
Sì, se gli upgrade includono PLC, IoT, sistemi SCADA o MES con requisiti 4.0.
Quanto aumenta la vita utile di un impianto revampato?
In media +7–10 anni, variabile per settore.
Gli interventi sono finanziabili?
Sì: credito d’imposta 4.0, R&S/Innovazione/Design, Sabatini, incentivi energetici, iperammortamento 5.0.
FI Group by EPSA supporta le imprese in tutte le fasi: analisi tecnica del revamping, verifica dei requisiti 4.0/5.0, rendicontazione, conformità e accesso agli incentivi.
Con oltre 20 anni di esperienza a livello internazionale e team specializzati in Italia, garantiamo un approccio Global Reach con una Local Expertise concreta e vicina alle imprese.
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Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025, il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0 ha subito importanti modifiche che le imprese devono conoscere per non perdere l’accesso all’incentivo e per evitare errori nella fase di fruizione.
Il nuovo meccanismo prevede una procedura più articolata, fondata su un sistema di prenotazione delle risorse, un monitoraggio continuo da parte del MIMIT e dell’Agenzia delle Entrate, e l’introduzione di un nuovo codice tributo per la compensazione.
Quando si può iniziare a compensare
La compensazione del credito d’imposta non è più automatica. Le imprese potranno iniziare a utilizzarlo dal giorno 10 del mese successivo a quello in cui il MIMIT trasmette all’Agenzia delle Entrate l’elenco delle imprese ammesse. Questo elenco viene aggiornato mensilmente e include solo le imprese che hanno completato correttamente l’iter previsto.
Chi può accedere
Possono accedere alla compensazione le imprese che hanno inviato la comunicazione di completamento degli investimenti, secondo il modello allegato al decreto direttoriale del 16 giugno 2025. È fondamentale che l’intero iter – comunicazione preventiva, comunicazione con acconto e comunicazione di completamento – sia stato rispettato nei tempi e nelle modalità previste.
Come si compensa
Per la compensazione in F24, è stato istituito il nuovo codice tributo “7077”, che deve essere utilizzato indicando come anno di riferimento quello in cui è stato completato l’investimento. Questo codice si applica esclusivamente agli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio 2025 e soggetti alle nuove regole.
Per gli investimenti precedenti o coperti dalla clausola di salvaguardia (cioè quelli per cui entro il 31 dicembre 2024 è stato accettato l’ordine e versato almeno il 20% del costo), resta valido il codice tributo “6936”.
Il nuovo iter di accesso al credito
Il processo si articola in tre fasi:
- Comunicazione preventiva: va inviata il prima possibile e comunque entro il 31 gennaio 2026. Serve a prenotare le risorse e determina la priorità in base all’ordine cronologico di invio.
- Comunicazione con acconto: deve essere trasmessa entro 30 giorni dalla preventiva, attestando il pagamento di almeno il 20% del costo o la stipula del contratto di leasing.
- Comunicazione di completamento: va inviata al termine dell’investimento, entro il 31 gennaio 2026 (per investimenti effettuati entro il 2025) o entro il 31 luglio 2026 (per investimenti completati entro il 30 giugno 2026).
Attenzione alle tempistiche e alla disponibilità delle risorse
Il credito d’imposta è soggetto a un limite di spesa annuale di 2,2 miliardi di euro, applicabile solo agli investimenti in beni materiali 4.0 effettuati dal 2025 in poi. Per questo motivo, è fondamentale rispettare le scadenze e inviare le comunicazioni nei tempi previsti.
Le imprese che hanno trasmesso le comunicazioni con il vecchio modello entro il 15 maggio 2025 possono mantenere la priorità, a condizione che aggiornino la documentazione entro il 17 luglio 2025. Chi ha inviato le comunicazioni dopo tale data o non le ha inviate affatto, dovrà seguire la nuova procedura e sarà soggetto alla disponibilità residua delle risorse.
Conclusioni
Il nuovo credito d’imposta Transizione 4.0 rappresenta un’opportunità importante per le imprese che investono in innovazione e digitalizzazione, ma richiede una gestione attenta e puntuale della documentazione. La corretta compilazione delle comunicazioni, il rispetto delle scadenze e l’utilizzo dei codici tributo appropriati sono elementi essenziali per non perdere il beneficio.
FI Group supporta le imprese in ogni fase del processo, dalla pianificazione dell’investimento alla gestione operativa delle pratiche, garantendo conformità normativa e massimizzazione del vantaggio fiscale.
Cos’è Transizione 4.0 e perché è stata importante
Transizione 4.0 è il piano nazionale avviato per sostenere la digitalizzazione e l’innovazione delle imprese italiane. Ha introdotto incentivi fiscali, come il credito d’imposta per beni strumentali, per favorire investimenti in tecnologie avanzate, automazione e interconnessione dei processi produttivi.
Grazie a queste misure, migliaia di aziende hanno potuto migliorare la competitività, ridurre i costi e accelerare la trasformazione digitale, contribuendo alla crescita del sistema industriale italiano.
Transizione 4.0, perché le risorse risultano esaurite?
Cosa fare se ricevi l’esito “non disponibile”?
- Invia comunque la comunicazione preventiva: è la chiave per mantenere la priorità.
- La ricevuta GSE con esito negativo attesta il corretto invio e protocolla la domanda.
- In caso di riallocazione fondi, la priorità sarà data a chi ha inviato prima.
Transizione 4.0, scadenze da monitorare
- Le imprese che hanno già inviato la comunicazione con il vecchio modello (DM 24.04.2024) devono completare la nuova comunicazione entro il 17 luglio per mantenere la prenotazione.
- Per chi ha ricevuto l’esito “risorse esaurite”, i 30 giorni partiranno solo se il GSE invierà una nuova comunicazione di disponibilità fondi.
Transizione 4.0, la strategia vincente
🔹 Invia comunque la comunicazione preventiva, anche se le risorse sembrano esaurite.
🔹 Mantieni la priorità temporale: è la chiave per rientrare nel primo slot utile.
🔹 Monitora le scadenze e preparati a completare la procedura appena si liberano risorse.
Evoluzione di Transizione 4.0 con la Legge di Bilancio 2026
Accanto a questa novità, il Governo rifinanzia strumenti come Nuova Sabatini e Contratti di sviluppo, confermando il sostegno agli investimenti in innovazione e digitalizzazione.
Questa evoluzione segna il passaggio da un sistema di crediti d’imposta a un modello di deduzioni maggiorate, con criteri più selettivi e orientati alla produttività.
FAQ- Domande frequenti
Le risorse per Transizione 4.0 sono finite?
Sì, ma FI Group può aiutarti a mantenere la priorità e pianificare la strategia per accedere agli incentivi e alle nuove misure.
Ci sono nuove risorse?
Quali novità ci saranno nel 2026?
Contattaci per strutturare la tua strategia di accesso agli incentivi
Il 2025 segna un punto di svolta per il Piano Transizione 4.0, il principale strumento di finanza agevolata per le imprese italiane che investono in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Con l’arrivo del nuovo decreto direttoriale firmato dal MIMIT, cambiano le regole per accedere ai crediti d’imposta 4.0, con l’obiettivo di garantire una gestione più efficiente delle risorse e un monitoraggio più rigoroso del tetto di spesa fissato a 2,2 miliardi di euro.
Credito d’imposta 4.0: nuove condizioni per il 2025
Le imprese che intendono beneficiare degli incentivi fiscali per investimenti in beni strumentali 4.0 dovranno seguire una nuova procedura, più strutturata e trasparente. Il decreto stabilisce che, per accedere al credito d’imposta, sarà obbligatorio inviare una comunicazione preventiva al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), attraverso un modello che sarà reso disponibile sulla piattaforma del GSE.
Questa comunicazione dovrà essere inviata prima dell’effettuazione dell’investimento, pena l’esclusione dal beneficio. Inoltre, sarà necessario inviare anche una comunicazione di completamento a investimento concluso, per confermare l’effettiva realizzazione del progetto.
Ricapitolando, la nuova procedura prevede tempistiche serrate e un iter burocratico:
- comunicazione preventiva: da inviare in via preliminare, indicando l’ammontare complessivo degli investimenti previsti in beni materiali 4.0 e il credito d’imposta prenotato entro e non oltre il 31.01.2026.
- Conferma dell’acconto: da inviare entro 30 giorni dalla prima preventiva, indicando data e importo dell’ultimo acconto versato per raggiungere il 20% del costo.
- Comunicazione di completamento: da inviare al completamento degli investimenti entro il 31.01.26 per investimenti ultimati al 31 dicembre 2025, oppure entro il 31.07.26 per investimenti ultimati al 30 giugno 2026.
Agire tempestivamente con una pianificazione strategica degli investimenti è ora più che mai determinante per ottenere il massimo beneficio dagli incentivi disponibili.
Investimenti 2024 vs 2025: cosa cambia
Il decreto distingue chiaramente tra due categorie di investimenti:
- Investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2024, con acconto minimo del 20% e ordine accettato dal fornitore: continueranno a beneficiare delle vecchie regole.
- Investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025 o privi di acconto entro fine 2024: saranno soggetti alle nuove regole, comprese le comunicazioni obbligatorie.
Un’attenzione particolare è riservata alle imprese che avevano già inviato comunicazioni ex ante ma che non hanno rispettato i requisiti entro il 2024: queste dovranno ripresentare la domanda secondo le nuove modalità, ma manterranno la priorità cronologica acquisita.
Transizione 4.0: perché agire ora
Con l’introduzione di queste novità, il credito d’imposta per l’industria 4.0 diventa ancora più strategico, ma anche più selettivo. Le imprese devono essere pronte a pianificare con precisione i propri investimenti e a rispettare le nuove scadenze per non perdere l’accesso agli incentivi.
In un contesto in cui la transizione digitale e sostenibile è al centro delle politiche industriali europee, saper cogliere queste opportunità può fare la differenza tra restare competitivi o perdere terreno.
Vuoi sapere come accedere agli incentivi 4.0 nel 2025?
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La Legge di Bilancio 2025 introduce importanti cambiamenti per il credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali nuovi, con un impatto significativo sul Piano Industria 4.0. Ecco le principali novità.
- Riduzione della validità: per gli investimenti in beni strumentali nuovi la validità è stata limitata al 31 dicembre 2024, anziché al 31 dicembre 2025.
- Eliminazione del credito per beni immateriali: eliminato a partire dal 1° gennaio 2025.
- Nuovi limiti di spesa: introdotto un limite di spesa complessivo di 2,2 miliardi di euro per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2025.
- Modifiche alle aliquote: riduzione per gli investimenti superiori a 2,5 milioni di euro.
- Procedure di monitoraggio: introdotte nuove procedure per il monitoraggio della fruizione dei crediti d’imposta.
Queste modifiche mirano a ottimizzare l’uso delle risorse e a incentivare gli investimenti in tecnologie avanzate e sostenibili. Se hai altre domande o hai bisogno di ulteriori dettagli, contattaci!
Piano Industria 4.0: esclusione dei beni immateriali
A partire dal 2025, gli investimenti in beni strumentali immateriali 4.0 non saranno più ammessi all’agevolazione fiscale. Questo cambiamento riguarda tutti gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025, con un’eccezione per quelli il cui ordine è stato accettato entro il 31 dicembre 2024 e per i quali è stato pagato almeno il 20% del costo di acquisizione.
Piano Industria 4.0: limite di spesa per i beni materiali
La nuova legge stabilisce un tetto di spesa di 2,2 miliardi di euro per il credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali materiali 4.0. Questo limite si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2025, o entro il 30 giugno 2026 se l’ordine è stato accettato entro il 31 dicembre 2025 e il pagamento di acconti è stato effettuato.
Comunicazione e monitoraggio Transizione 4.0
Le imprese dovranno trasmettere al Ministero delle Imprese e del Made in Italy una comunicazione telematica riguardante le spese sostenute e il credito d’imposta maturato. Il MIMIT, a sua volta, trasmetterà all’Agenzia delle Entrate l’elenco delle imprese beneficiarie, seguendo l’ordine cronologico di ricevimento delle comunicazioni.
Queste modifiche rappresentano un passo significativo verso la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali per il Piano Industria 4.0, con l’obiettivo di incentivare gli investimenti in beni materiali tecnologicamente avanzati e di garantire una gestione più efficiente delle risorse pubbliche.
Il piano Transizione 4.0, fondamentale per la modernizzazione delle imprese italiane, subirà un drastico ridimensionamento nel 2025. Un emendamento al disegno di legge di bilancio, approvato dal Governo, prevede l’eliminazione degli incentivi sui beni immateriali e introduce un limite di spesa pubblica di 2,2 miliardi di euro.
Piano Transizione 4.0: cosa cambia nel 2025
Dal 2025, il piano Transizione 4.0, amato dalle imprese manifatturiere italiane, entrerà nel suo ultimo anno con due significative limitazioni:
- eliminazione degli incentivi sui beni immateriali: l’emendamento cancella completamente l’incentivo sui beni immateriali, come i software, che era previsto al 10% per il 2025.
- Limite di spesa di 2,2 miliardi di euro: viene introdotto un tetto di spesa che difficilmente coprirà l’intero anno.
Il Piano Transizione 4.0 fino ad oggi
Nel triennio 2020-2022, sono stati utilizzati 29 miliardi di crediti di imposta, circa 10 miliardi l’anno. Per il biennio 2024-2025, erano stati stanziati 6,4 miliardi di euro, ma solo nel 2024 sono stati erogati crediti d’imposta per oltre 6,3 miliardi di euro. È evidente che i 2,2 miliardi previsti per il 2025 non saranno sufficienti a mantenere operativa la misura fino alla fine dell’anno.
Transizione 5.0: un’alternativa?
Il piano Transizione 5.0, che ha registrato prenotazioni per appena 200 milioni di euro sui 6,3 miliardi disponibili, è in fase di ristrutturazione. Questo potrebbe renderlo più appetibile per le imprese, ma basterà a compensare la riduzione del Transizione 4.0?
Le modifiche introdotte dall’emendamento, che dovrà essere approvato nella legge di bilancio, segnano la fine di un’era per il piano Transizione 4.0. Le imprese italiane dovranno adattarsi a queste nuove limitazioni e valutare le opportunità offerte dal piano Transizione 5.0.
Da 29 aprile le imprese potranno tornare a utilizzare i crediti d’imposta derivanti dal piano Transizione 4.0, grazie ai modelli per la comunicazione emanati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Con l’articolo 6 del Decreto Legge 39 del 29 marzo 2024, era stata sospesa la compensazione dei crediti in attesa che fossero disponibili i modelli per effettuare la comunicazione obbligatoria.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha emanato il decreto che consentirà alle imprese di riprendere la compensazione dei crediti d’imposta, fornendo i modelli necessari a effettuare la comunicazione prevista dal recente Decreto Legge 39 del 29 marzo 2024.
I modelli saranno disponibili sul sito del Gestore dei servizi energetici (GSE), utilizzando la stessa piattaforma destinata ai crediti d’imposta del piano Transizione 5.0.
Compensazione crediti Transizione 4.0: i modelli per la comunicazione
Sono previsti due diversi modelli di comunicazione (per dati e altre informazioni) per l’applicazione dei crediti di imposta:
- uno riguardante gli investimenti in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese (Transizione 4.0);
- l’altro per i crediti relativi agli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica, design e ideazione estetica.
Compensazione crediti crediti Transizione 4.0: le comunicazioni necessarie per tempistiche di investimento
Investimenti dal 30 marzo 2024
- Comunicazione ex ante, indicante le previsioni sugli investimenti e il presunto riparto negli anni del credito da maturare, necessaria per tutte le imprese che intendono effettuare investimenti dal 30 marzo 2024.
- Comunicazione ex post: dovrà indicare gli investimenti effettivamente realizzati aggiornando i dati della ex ante.
Investimenti 1 gennaio 2023 al 29 marzo 2024
- Per gli investimenti effettuati dal 1 gennaio 2023 al 29 marzo 2024 (ad eccezione di quelli rientranti nel “vecchio” piano finanziato dal PNRR con prenotazioni entro il 2022) ci sarà solo l’obbligo della comunicazione ex post. Comunicazione che sarà in ogni caso indispensabile per fruire dei crediti d’imposta.
I modelli di comunicazione saranno disponibili in formato editabile sul sito istituzionale del Gestore dei servizi energetici (GSE) a partire dalle ore 12:00 del giorno 29 aprile 2024.
Quali informazioni sono richieste per gli investimenti in beni strumentali?
- Dati identificativi dell’azienda
- Codice fiscale
- Codice ATECO
- Dimensione dell’azienda
- Sede legale
- PEC
- Periodo di esecuzione dell’investimento
- Tipo di attività (secondo l’allegato)
- Costo ammissibile
- Totale credito d’imposta
- Previsione di utilizzo del credito
Quali informazioni sono richieste per gli investimenti in R&S&I?
- Dati identificativi dell’azienda
- Codice fiscale
- Codice ATECO
- Dimensione dell’azienda
- Sede legale
- PEC
- Periodo di esecuzione dell’investimento
- Tipo di attività (secondo l’allegato)
- Costi ammissibili: ripartizione dei costi con il numero di dipendenti.
- Totale credito d’imposta
- Previsione di utilizzo del credito
Nuovamente aggiornato il decreto contenente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e l’agevolazione dedicata all’Industria 5.0, il credito d’imposta Transizione 5.0. Il decreto dispone l’impiego delle risorse per il pacchetto di “aggiornamento” del PNRR e l’impiego dei fondi del RePower EU che vanno ad integrare il Piano Transizione 5.0.
Infatti, come rimarcato più volte, il Piano Transizione Industria 5.0 è stato incluso nel PNRR, con 6,3 miliardi di euro provenienti dal Piano RePowerEU, volto a incentivare la transizione energetica verso le fonti rinnovabili.
I 6,3 miliardi di euro, stanziati per il biennio 2024-2025, andranno a sommarsi ai fondi già previsti per il Piano Transizione 4.0. Le agevolazioni, sotto forma di crediti d’imposta, saranno destinate alle spese sostenute tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025.
Approfondisci qui le aliquote 5.0:
Ultimi aggiornamenti del decreto Pnrr relativi al credito d’imposta 5.0
Il ruolo del GSE nel Piano Transizione 5.0
Le novità principali sono relative alla procedura di fruizione del beneficio e al ruolo del GSE. Il GSE, diventa, infatti, il soggetto principale a cui le imprese dovranno rivolgersi. Quest’ultimo potrà dotarsi di mezzi opportuni utilizzando 45 milioni dei 63 milioni complessivamente assegnati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la realizzazione della piattaforma e il funzionamento dell’incentivo.
Tipologie di investimenti attività ammissibili per il 2024-2025
Investimenti 5.0
Rispetto al Piano 4.0 sono previste aliquote più elevate e crescenti in base al livello di efficienza, che potranno raggiungere anche il 40%. Sarà, inoltre, incrementato il tetto massimo agevolabile, dagli attuali 20 a 50 milioni di euro, così da rendere il Piano una leva per rendere ancora più efficace l’azione di attrazione di investimenti stranieri nel nostro Paese.
L’impresa dovrà dimostrare: la riduzione di almeno il 3% del consumo finale d’energia ed un risparmio energetico di almeno il 5% rispetto ai consumi dello stesso processo registrati prima dell’acquisizione dei beni 4.0.
Sarà necessaria una certificazione “ex ante” ed “ex post” dovrà attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti in conformità con quanto riportato nella certificazione “ex ante”.
Formazione
Un credito d’imposta per agevolare le spese sostenute per formare il personale nell’acquisizione delle competenze necessarie per la transizione verde delle imprese.
Fotovoltaico
Credito d’imposta per l’acquisto di impianti di autoproduzione/autoconsumo di energia rinnovabile (ad esclusione delle biomasse).
Gli ultimi aggiornamenti:
- Tutti i dettagli sugli incentivi 5.0 nel seguente articolo: clicca qui.
- Ultime FAQ sulla Transizione 5.0: qui.




