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Il revamping industriale è una delle strategie più efficaci e sostenibili per le imprese che vogliono modernizzare i propri asset produttivi, ridurre i costi operativi e aumentare l’efficienza energetica—senza sostenere l’investimento elevato richiesto per l’acquisto di nuovi macchinari.
Che cos’è il revamping industriale?
Il revamping industriale consiste nell’ammodernamento profondo di macchinari e impianti esistenti tramite l’integrazione di tecnologie digitali, sistemi energetici efficienti e componenti evolute, aumentando performance e vita utile senza sostituzione completa.
Perché il revamping industriale è strategico nel 2026?
Il contesto competitivo e normativo premia le aziende che modernizzano rapidamente i propri asset, con un approccio sostenibile e data-driven.
I motivi principali:
- Evoluzione tecnologica continua (IoT, automazione avanzata, AI industriale)
- Crescita dei costi dei nuovi macchinari
- Incentivi nazionali in rafforzamento (4.0) e nuovi strumenti (5.0 con iperammortamento)
- Necessità di ridurre consumi ed emissioni per allinearsi ai target ESG
Differenza tra revamping, retrofit e sostituzione
| Strategia | Descrizione | Investimento | Downtime | Benefici |
Quando sceglierla |
|
Revamping |
Upgrade profondo di asset esistenti | Medio | Medio | +Efficienza
+Digitale +Energia |
Macchine solide ma obsolete |
|
Retrofit |
Aggiunta componenti tecnologiche |
Basso | Basso | Digitalizzazione light |
Impianti recenti |
|
Sostituzione |
Nuovo macchinario | Alto | Alto | Massime performance |
Asset non recuperabili |
Cosa include un intervento di revamping industriale?
Componenti tipici:
- Nuovi PLC, CNC, HMI e sistemi di controllo avanzati
- Sensoristica IoT per monitoraggio e manutenzione predittiva
- Inverter, servomotori e sistemi energetici ad alta efficienza
- Sistemi di visione artificiale e sicurezza certificata
- Interconnessione a MES/ERP e sistemi cloud
Revamping e Transizione 4.0: cosa prevede la Legge di Bilancio 2026?
La Transizione 4.0 resta attiva e strutturale nella Legge di Bilancio 2026, con credito d’imposta per beni strumentali e attività di ricerca, innovazione e design. Il revamping è ammissibile se integra funzionalità digitali e requisiti 4.0.
Quando un intervento di revamping è considerato “bene 4.0”
- Il credito d’imposta beni strumentali 4.0 resta applicabile agli interventi che:
- introducono digitalizzazione
- garantiscono interconnessione
- migliorano automazione e controllo
- Il revamping può generare un nuovo bene “4.0 compliant” quando le componenti sostituite rinnovano il profilo tecnico-funzionale.
Revamping e Nuovo Piano Transizione 5.0: cosa cambia nel 2026?
La Legge di Bilancio 2026 conferma il Nuovo Piano Transizione 5.0, che introduce l’iperammortamento per sostenere investimenti in beni strumentali per la doppia transizione digitale ed energetica. Il revamping è ammissibile quando genera un upgrade strutturale misurabile.
Cosa prevede
Secondo il MIMIT la misura:
- è finalizzata alla doppia transizione digitale + sostenibile,
- utilizza lo strumento dell’iperammortamento,
- sostiene investimenti in beni strumentali
La normativa 5.0 è stata ampliata e semplificata con le modifiche introdotte dalla Legge del 30 dicembre 2024, n. 207.
L’iperammortamento si applica al revamping?
Sì, l’iperammortamento 2026- 2028 si applica al revamping industriale solo quando l’intervento produce un bene strumentale con caratteristiche nuove o significativamente migliorate, con impatti misurabili su digitalizzazione ed efficienza energetica.
Quando il revamping può accedere all’iperammortamento:
- sostituzione completa dei sistemi di controllo
- introduzione massiva di sensoristica IoT
- upgrade energetici che riducono consumi certificati
- aggiunta di tecnologie digitali avanzate (AI, visione, robotica)
Quando non è applicabile:
- manutenzione e riparazioni
- sostituzioni senza upgrade digitale o energetico
- miglioramenti di sola sicurezza obbligatoria
Come valutare se un asset è idoneo al revamping?
Una valutazione corretta dell’idoneità al revamping non riguarda solo lo stato meccanico del macchinario, ma anche la sua capacità di supportare livelli più avanzati di digitalizzazione, interconnessione e monitoraggio. Questo passaggio è fondamentale per determinare se l’intervento potrà essere qualificato come bene 4.0 o rientrare nella logica della Transizione 5.0.
Criteri principali:
- robustezza meccanica
- età tecnologica dei componenti
- potenziale di interconnessione 4.0/5.0
- impatto su OEE e consumi energetici
- ROI e TCO rispetto alla sostituzione
Per le imprese che vogliono verificare in modo oggettivo la conformità ai requisiti tecnico‑funzionali, FI Group mette a disposizione il servizio Fiscal Audit 4.0, che analizza componenti, interconnessione, sistemi di controllo e potenziale digitale del bene.
Benefici del revamping per CFO e COO
Vantaggi economici:
- riduzione CAPEX fino al 60%
- maggiore utilizzo del capitale
- accesso a incentivi 4.0 e 5.0
Vantaggi operativi:
- riduzione downtime
- miglioramento OEE
- maggiore affidabilità dei dati
Vantaggi ESG:
- riduzione consumi ed emissioni
- allungamento vita utile asset
- economia circolare applicata all’industria
FAQ sul revamping industriale
Il revamping industriale può essere interconnesso ai sistemi aziendali?
Sì, se gli upgrade includono PLC, IoT, sistemi SCADA o MES con requisiti 4.0.
Quanto aumenta la vita utile di un impianto revampato?
In media +7–10 anni, variabile per settore.
Gli interventi sono finanziabili?
Sì: credito d’imposta 4.0, R&S/Innovazione/Design, Sabatini, incentivi energetici, iperammortamento 5.0.
FI Group by EPSA supporta le imprese in tutte le fasi: analisi tecnica del revamping, verifica dei requisiti 4.0/5.0, rendicontazione, conformità e accesso agli incentivi.
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Il Governo ha presentato un emendamento alla legge di bilancio che introduce importanti miglioramenti e semplificazioni al piano Transizione 5.0. Tra le novità principali, troviamo la cumulabilità totale con altri incentivi, l’aumento del primo scaglione da 2,5 a 10 milioni di euro e la semplificazione del calcolo del risparmio per i beni strumentali obsoleti. Tuttavia, non è previsto un aumento delle aliquote, assorbito dalla cumulabilità estesa.
Transizione 5.0: principali novità dell’emendamento
- Cumulabilità totale con altri incentivi: il piano Transizione 5.0 potrà essere cumulato con tutte le misure di incentivo, comprese quelle finanziate dai fondi europei. Questo rappresenta un’eccezione unica nell’ambito delle misure del PNRR, concessa dalla Commissione Europea. Secondo Marco Calabrò, capo della segreteria tecnica del ministro delle Imprese e del Made in Italy, questa cumulabilità richiederà il rispetto del divieto del doppio finanziamento, per cui non si potranno coprire gli stessi costi con due incentivi. Le imprese potranno utilizzare un incentivo e, sulla quota restante, qualsiasi altro incentivo, inclusi quelli regionali finanziati con risorse europee.
- Aumento del primo scaglione: il primo scaglione di investimenti passa da 2,5 a 10 milioni di euro, mantenendo le aliquote più alte dell’attuale primo scaglione. Questo significa che le aliquote del primo scaglione si applicheranno anche al secondo scaglione, rendendo la misura più attrattiva senza necessità di aumentare le aliquote. Calabrò ha spiegato che, con l’arrivo della cumulabilità totale dell’incentivo, le aliquote attuali risultano già adeguate.
- Semplificazione per i beni strumentali obsoleti: viene semplificato il calcolo del risparmio per i beni strumentali che hanno completato il loro piano di ammortamento da oltre 24 mesi. Questo riguarda macchinari che solitamente vengono ammortati in 7 anni e che, dopo altri 24 mesi, ne hanno quindi almeno 9. L’emendamento semplifica la sostituzione di un bene di questa vetustà, supponendo che raggiunga in ogni caso i requisiti per entrare nella prima fascia di efficientamento.
- Semplificazioni per le ESCo: le ESCo (Energy Service Companies) potranno essere beneficiarie degli incentivi, con una presunzione di efficientamento per i contratti di EPC (Energy Performance Contracting). Questo significa che l’intervento di una ESCo con un contratto finalizzato al miglioramento delle performance energetiche è già di per sé garanzia che il risultato sarà conseguito. Inoltre, per le società di locazione operativa, il risparmio energetico conseguito potrà essere verificato rispetto ai consumi energetici della struttura o del processo produttivo del noleggiante, o in alternativa, del locatario.
Le aliquote della Transizione 5.0
Le aliquote non subiranno un aumento, ma verranno applicate le aliquote del primo scaglione anche al secondo scaglione, fino a 10 milioni di euro. Questo rende la misura più attrattiva senza necessità di aumentare le aliquote. Con l’arrivo della cumulabilità totale dell’incentivo, le aliquote attuali risultano già adeguate.
Maggiorazioni per il fotovoltaico
Il nuovo schema delle maggiorazioni per il fotovoltaico prevede incentivi per tutti i tipi di pannelli: 30% per i pannelli di tipo a), 40% per quelli di tipo b) e 50% per quelli di tipo c). Questo schema sostituisce l’attuale versione del piano, che prevede maggiorazioni solo per gli impianti basati sui pannelli di tipo b) e c), che purtroppo non sono disponibili sul mercato. I pannelli di tipo a) scontano la concorrenza dei pannelli cinesi, che costano 2,5 volte in meno.
Transizione 5.0: tempistiche e applicazione
Le nuove disposizioni si applicheranno anche alle pratiche già avviate. Tuttavia, manca la mini proroga della scadenza per gli investimenti, che sarà definita in un prossimo provvedimento. Il Governo si assumerà l’onere di comprimere i tempi di rendicontazione, garantendo alla Commissione il rispetto della scadenza del 30 giugno 2026, cioè in due soli mesi dalla conclusione delle pratiche.
Si rimane in attesa della pubblicate di nuove FAQ per offrire ulteriori chiarimenti alle imprese. Non ci sono ancora novità sul fronte DNSH, ma il Governo sta discutendo con la Commissione Europea per non escludere le imprese energivore dagli incentivi.
Il disegno di legge di bilancio 2025, composto da 144 articoli, è stato presentato in Parlamento. Tra le principali disposizioni per le imprese citiamo: la creazione di un fondo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per fornire contributi in conto capitale alle aziende che hanno restituito il credito d’imposta per ricerca e sviluppo.
Il disegno di legge include anche proroghe per misure già apprezzate dalle imprese, come la Nuova Sabatini e il credito d’imposta per la quotazione delle PMI. Altre novità riguardano il credito d’imposta per le Zone Economiche Speciali (ZES) e l’aumento delle deduzioni fiscali per le nuove assunzioni fino al 2027.
Credito d’Imposta R&S nel DDL Bilancio 2025
L’articolo 74 del DDL Bilancio 2025 introduce un contributo in conto capitale per chi ha usufruito del credito d’imposta per ricerca e sviluppo e ha aderito alla procedura di restituzione entro il 31 ottobre 2024. Questa procedura, istituita dall’articolo 5 del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, consente la restituzione del credito senza sanzioni per attività non ammissibili.
Il contributo sarà proporzionale all’importo restituito, entro i limiti della spesa prevista. Per questo, presso il MIMIT sarà creato un fondo con una dotazione di 60 milioni di euro per il 2025, 50 milioni per il 2026 e 80 milioni per il 2027. Il ministero, in collaborazione con il MEF, definirà le modalità di erogazione tramite un decreto entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.
Nuova Sabatini nel DDL Bilancio 2025
L’articolo 75 del DDL prevede un incremento delle risorse per la Nuova Sabatini, che sostiene gli investimenti delle PMI italiane in macchinari, attrezzature, impianti, hardware, software e tecnologie digitali. Gli incrementi sono:
- 400 milioni di euro per il 2025
- 100 milioni di euro per il 2026
- 400 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029
Credito d’Imposta per la Quotazione delle PMI
Il credito d’imposta per la quotazione delle PMI, istituito dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205, è prorogato fino al 31 dicembre 2027. Questo incentivo copre il 50% dei costi di consulenza sostenuti dalle imprese, con un limite complessivo di 6 milioni di euro per il 2025 e 3 milioni per ciascuno degli anni 2026 e 2027.
Credito d’Imposta ZES nel DDL Bilancio 2025
L’articolo 77 proroga il credito d’imposta ZES per le imprese che acquistano beni strumentali destinati a strutture produttive nelle Zone Economiche Speciali del Mezzogiorno. Il limite di spesa per il 2025 è fissato a 1,6 milioni di euro. Le imprese devono comunicare le spese ammissibili all’Agenzia delle Entrate tra il 31 marzo e il 30 maggio 2025, e inviare una comunicazione integrativa entro il 2 dicembre 2025.
Banda Ultra Larga nelle Zone Bianche
L’articolo 76 prevede contributi fino a 220 milioni di euro annui dal 2027 al 2029 per promuovere la diffusione della banda ultra larga nelle “zone bianche” con scarsa copertura internet. Questi contributi copriranno le esigenze dei progetti di infrastrutture passive necessarie.
Deduzioni fiscali per nuove assunzioni nel DDL Bilancio 2025
L’articolo 70 proroga la maggiorazione delle deduzioni fiscali per nuove assunzioni per il periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2024 e per i due anni successivi.
Le principali misure della Legge di Bilancio 2024, relative alla finanza agevolata:
- rifinanziamento della Nuova Sabatini con la possibilità di fruire dell’incentivo in un’unica tranche;
- proroga al 30 giugno 2024 della sanatoria per il credito d’imposta ricerca e sviluppo;
- dimezzamento delle imposte per chi torna a produrre in Italia;
- aumento delle detrazioni per chi assume.
Misure a favore delle imprese con l’approvazione della Legge di Bilancio 2024
- Contratti di Sviluppo: 190 milioni per l’anno 2024, 310 milioni per l’anno 2025 e di 100 milioni per ciascuno degli anni dal 2026 al 2030.
- Nuova Sabatini: rifinanziata per l’importo di 100 milioni di euro per l’anno 2024.
- Fondo crescita Sostenibile: 110 milioni per l’anno 2024 e di 220 milioni per l’anno 2025.
Altre misure previste dalla legge di bilancio 2024 riguardano:
- istruzione: 1,5 miliardi di euro per il potenziamento dell’offerta formativa, tra cui il rifinanziamento dei voucher per l’istruzione parentale;
- ricerca: 1,2 miliardi di euro per la ricerca scientifica, tra cui il finanziamento di progetti di ricerca sulle tecnologie emergenti;
- ambiente: 1,1 miliardi di euro per la tutela dell’ambiente, tra cui il finanziamento di progetti di sviluppo sostenibile;
- cultura: 1 miliardo di euro per la cultura, tra cui il finanziamento di progetti di valorizzazione del patrimonio culturale;
- Ucraina: prorogato lo stato di emergenza per assicurare assistenza e soccorso, sul territorio nazionale, alla popolazione ucraina fino al 31 dicembre 2024.
Piano Transizione 5.0 e PNRR
I fondi PNRR hanno permesso di finanziare interventi senza l’ausilio di significative risorse nazionali. La recente approvazione delle integrazioni al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza con l’inserimento della nuova missione REPowerEU ha consentito di riservare alle imprese italiane 12,4 miliardi tra il 2024 e il 2026. La suddivisione della somma:
- 6,3 miliardi – Transizione 5.0;
- 2,5 miliardi – Transizione ecologica e competitività delle filiere produttive strategiche;
- 2 miliardi – Contratti di filiera nel settore agroalimentare e della pesca;
- 1,158 miliardi ripartiti tra la nuova edizione del Parco Agrisolare;
- il rifinanziamento del Fondo BEI dedicato alle imprese turistiche.
Entrando maggiormente nel dettaglio del Piano Transizione 5.0, gli investimenti prevedono fino a 50 milioni suddivisi in:
- asset digitali 4.0 (3,78 miliardi),
- autoconsumo e autoproduzione di energia da fonti rinnovabili (1,89 miliardi);
- formazione in ambito 5.0 (630 milioni).
Le agevolazioni saranno riconosciute sotto forma di crediti d’imposta fino al 40% dei costi ammissibili, in caso di cumulo con il vigente credito d’imposta investimenti in beni strumentali 4.0. Le aliquote saranno parametrate in base alla riduzione dei consumi energetici e al risparmio energetico conseguito rispetto alla situazione antecedente all’investimento, da comprovare attraverso certificazioni ex ante ed ex post che attestino il possesso dei requisiti e l’effettiva realizzazione degli investimenti.
La riduzione dei consumi energetici dovrà obbligatoriamente essere superiore al 3%, mentre il risparmio energetico, relativo ai soli processi aziendali interessati dagli investimenti, dovrà essere almeno pari al 5%.
ZES UNICA Mezzogiorno, aggiornamenti dalla Legge di Bilancio 2024
A partire dal 1° gennaio 2024 è istituita la Zona economica speciale per il Mezzogiorno – ZES unica che ricomprende i territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna.
La Legge di Bilancio ha modificato la copertura del credito di imposta per investimenti nella Zes unica del Mezzogiorno:
- tetto di spesa da 1.800 milioni di euro per l’anno 2024 per il credito;
- eliminata la scadenza del 30 dicembre 2023 per l’emanazione del decreto attuativo
- riferimento alle risorse europee e nazionali della politica di coesione quali fonti di copertura.
Il Piano strategico ZES unica ha durata triennale e definisce in modo differenziato per le regioni che ne fanno parte, i settori da promuovere, quelli da rafforzare, gli investimenti e gli interventi prioritari. Sono comprese anche le azioni di riconversione industriale finalizzata alla transizione energetica.
Una specifica sezione del Piano è dedicata agli investimenti e agli interventi prioritari, necessari a rimuovere gli svantaggi dell’insularità, nelle regioni Sicilia e Sardegna.
Nuova Sabatini, aggiornamenti dalla Legge di Bilancio 2024
La Legge di Bilancio 2024 prevede lo stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro per assicurare continuità alle misure di sostegno agli investimenti produttivi delle PMI.
Il decreto n. 132/2023, prevede la proroga di 6 mesi per completare gli investimenti nell’ambito della Nuova Sabatini. Azione estesa anche ai contratti firmati fino al 31 dicembre 2023, con un periodo più lungo a disposizione per realizzare gli investimenti agevolati.
Rifinanziato anche il Fondo per la crescita sostenibile (FCS) con 110 milioni per il 2024 e 220 milioni di euro per il 2025. Misura per realizzazione di programmi e interventi per rafforzare
la competitività dell’apparato produttivo nazionale, con particolare attenzione ai progetti di ricerca, sviluppo e innovazione strategici.
Credito d’imposta Ricerca e Sviluppo, aggiornamenti dalla Legge di Bilancio 2024
Concessa la proroga per le imprese che vogliono procedere al riversamento spontaneo dei crediti d’imposta per attività di ricerca, sviluppo, innovazione e design. I termini per accedere alla sanatoria sono estesi dal 30/11/2023 al 30/06/2024. Procedimento in linea all’introduzione del meccanismo della certificazione delle attività, l’emanazione delle linee guida da parte del Mimit e la costituzione dell’Albo dei certificatori.
Il Consiglio dei ministri, riunitosi lunedì 16 ottobre 23, ha approvato il pacchetto normativo che formerà la Legge di Bilancio 2024, composto da:
- il Ddl Bilancio,
- il documento programmatico di bilancio,
- il DL sugli anticipi alla PA e due decreti di riforma fiscale.
Tutte le prossime misure per il sostegno agli investimenti delle imprese
Per quanto riguarda le misure per il sostegno agli investimenti delle imprese, il governo ha annunciato che la Nuova Sabatini, nella versione tradizionale, verrà finanziata con 50 milioni di euro per garantire la continuità delle domande del 2023. Successivamente si prevede che la Legge di Bilancio rifinanzi con 300 milioni per il 2024 sia la Nuova Sabatini, in versione tradizionale, sia i Contratti di Sviluppo.
Deve invece aspettare la versione “green” della Nuova Sabatini, il finanziamento di 320 milioni dipende infatti dall’approvazione del piano Repower Eu da parte della Commissione Europea, bisognerà quindi attendere la fine dei colloqui con la commissione.
Per quanto riguarda la ZES Unica Mezzogiorno la legge di bilancio prevede una copertura finanziaria di 1,8 miliardi solo per il 2024.
Focus crediti d’imposta
Un’importante novità riguarda la proroga del termine per il riversamento del credito d’imposta ricerca e sviluppo. Il Governo, allo scopo di garantire una maggiore certezza in merito alla fruizione dei crediti d’imposta ricerca e sviluppo, ha deciso di prorogare il termine al 30 giugno 2024. In questo modo si consente di allineare temporalmente il riversamento al sistema di certificazione del credito d’imposta.
Come per la Nuova Sabatini Versione “green”, slitta per il momento l’atteso Piano Transizione 5.0 che finanzierà i crediti d’imposta in investimenti 5.0 con all’incirca 4 miliardi di euro. Non si tratta di un ripensamento da parte dell’esecutivo, ma di una scelta forzata. Il Piano Transizione 5.0 infatti andrà finanziato dal piano RepowerEU sul quale le trattative con la commissione europea sono ancora in corso. Viste le tempistiche è probabile che il Piano Transizione 5.0 venga approvato successivamente.
Parere dal campo
Nicola Strangis, Sales Leader per FI Group Italia, espone la sua visione professionale sul panorama della finanza agevolata.
L’introduzione delle ZES rappresenta un’opportunità da analizzare tempestivamente da parte di tutte le imprese produttive che hanno progetti di sviluppo rilevanti. Gli investimenti oggetto del piano potrebbero in alcuni casi beneficiare anche di ulteriori incentivi. La raccomandazione è quindi quella di coinvolgere quanto prima i propri consulenti di finanza agevolata per comprendere quali scelte operare al fine di massimizzare l’impatto dei contributi e quindi efficientare la spesa.
In tema di credito d’imposta ricerca e sviluppo, da un lato, l’allineamento temporale dei termini per il riversamento del credito d’imposta ricerca e sviluppo con il sistema di certificazione consentirà alle imprese di massimizzare la sicurezza giuridica su quanto fatto in passato.
Dall’altro, viene spesso segnalato che sulle stesse spese agevolabili con il credito d’imposta ricerca e sviluppo è possibile affiancare il Patent Box. Purtroppo questa combinazione spesso non è sfruttata da chi può trarne beneficio e che, di fatto, rinuncia a preziose risorse. Fortunatamente, seppur entro certi limiti, il Patent Box può operare anche retroattivamente. In entrambi i casi, FI Group, come esperto in finanza agevolata, è disponibile sia ad accompagnare le imprese in un’analisi obiettiva. Tale analisi si focalizza: sugli incentivi richiesti in passato ed include uno studio gratuito delle migliori opportunità di finanziamento future in relazione al piano di investimenti dell’impresa.
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Bonus sponsorizzazioni sportive, copre il 50% degli investimenti.
L’articolo 37 del DL 75/2023 proroga il bonus sponsorizzazioni sportive anche per il terzo trimestre 2023.
Chi può accedere al bonus sponsorizzazioni sportive 2023
Imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali che hanno effettuato investimenti in campagne pubblicitarie verso: leghe, società professionistiche e associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte al registro CONI, operanti in discipline ammesse ai Giochi olimpici e paraolimpici e che svolgono attività sportiva giovanile.
Contributo massimo
Il contributo massimo è di 10.000 euro, ovvero pari al 50% delle spese sostenute nei primi tre mesi del 2023.
Stanziamento
Sono stati stanziati per il periodo in oggetto 35 milioni di euro, che rappresenta il tetto di spesa massimo erogabile.
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