


Un sistema di contributi cumulabili insieme all’iperammortamento e alle soluzioni BESS
Un appuntamento con la partecipazione di SIMEST, pensato per imprenditori, CFO e decision maker che vogliono leggere la Transizione Digitale ed Ecologica come una scelta industriale, non come un semplice incentivo.
Nel webinar del 5 maggio 2026, FI Group by EPSA, ORA Energy Solutions e SIMEST hanno proposto una lettura integrata della misura:
Non un webinar informativo, ma un momento di riflessione operativa su come digitale, energia e capitale possano lavorare insieme nelle decisioni di investimento.
La transizione digitale ed ecologica non è più una questione di singoli incentivi, ma di scelte industriali consapevoli.
In un contesto in cui competitività, marginalità e sostenibilità sono sempre più interconnesse, la finanza agevolata diventa uno strumento strategico per accompagnare le imprese italiane verso modelli produttivi più efficienti, resilienti e orientati al futuro.
Oggi innovare significa mettere a sistema tecnologia, energia e capitale. Le aziende che vogliono rafforzare la propria posizione sul mercato possono contare su strumenti dedicati alla transizione digitale ed ecologica, sempre più centrali nelle politiche industriali nazionali e internazionali.
Tra le opportunità più rilevanti del 2026 si distingue la misura Simest “Transizione Digitale ed Ecologica”, una leva concreta per sostenere investimenti in beni 4.0, efficienza energetica e soluzioni digitali integrate nei processi aziendali.
La misura consente alle imprese di accedere a finanziamenti a tasso agevolato, includendo una quota di contributo a fondo perduto, rendendola particolarmente attrattiva per PMI e aziende di medie dimensioni.
Un ulteriore elemento distintivo è la possibilità di integrare la diagnosi energetica nel progetto di investimento. Questo approccio consente di:
Quando il 50% diventa strategia, non incentivo 👉Guarda la registrazione del webinar
Tra le novità più rilevanti, la misura apre in modo concreto al finanziamento dei sistemi di accumulo energetico (BESS – Battery Energy Storage System).
I sistemi BESS rappresentano oggi una componente strategica per:
Per le imprese in possesso dei requisiti adeguati, questi investimenti consentono anche di accedere ai mercati della flessibilità elettrica, con la possibilità di ottenere un contributo aggiuntivo fino a 105.000 euro, rafforzando la sostenibilità economica complessiva del progetto.
Uno dei principali punti di forza della misura Simest è la possibilità di cumularla con l’iperammortamento, generando un impatto positivo sia sul piano finanziario sia su quello fiscale.
Attraverso un approccio integrato, le imprese possono costruire scenari di investimento più efficienti, riducendo il rischio e accelerando il ritorno economico.
Tutti questi temi sono stati approfonditi nel webinar del 5 maggio 2026, organizzato da FI Group by EPSA insieme a Simest S.p.A. e ORA Energy Solutions Srl.
L’incontro offrirà una lettura integrata e strategica della misura:
FI Group by EPSA, leader nella finanza agevolata, e ORA, specializzata in efficienza energetica e demand response, guideranno — insieme ai referenti Simest — un dialogo operativo dedicato alle imprese che vogliono ripensare oggi i propri investimenti di domani.
La transizione non si finanzia. Si progetta 👉 Guarda ora la registrazione del webinar
Un’azienda manifatturiera rinnova una linea produttiva con macchinari 4.0 interconnessi e un sistema BESS a supporto dell’impianto fotovoltaico esistente.
Grazie a Simest Transizione Digitale ed Ecologica:
Risultato: maggiore produttività, riduzione dei costi energetici e ROI accelerato.
Un’azienda con consumi elettrici rilevanti investe in un sistema BESS per aumentare la sicurezza dello stabilimento e accedere ai nuovi servizi legati al mondo della flessibilità elettrica.
Il progetto consente:
Risultato: l’energia diventa una variabile strategica, non solo un costo.
Combinando:
l’impresa può avvicinarsi a un livello di supporto complessivo intorno al 60%, con benefici su cash flow, marginalità e sostenibilità.
Richiedi una consulenza dedicata e parlane con i nostri esperti.
È un finanziamento agevolato dedicato a investimenti in digitalizzazione 4.0, efficienza energetica e sostenibilità, con contributo a fondo perduto.
Sì, la misura include i sistemi BESS, con contributi aggiuntivi fino a 105.000 euro per le imprese idonee.
Sì, ed è proprio il cumulo a generare il maggiore valore economico e fiscale.
No, è particolarmente efficace per PMI e aziende di medie dimensioni.
Sì. Il webinar “Simest Transizione Digitale ed Ecologica”, svolto il 5 maggio 2026 con la partecipazione di SIMEST, FI Group by EPSA e ORA Energy Solutions, è disponibile in versione on demand. È possibile accedere alla registrazione per rivedere tutti i contenuti operativi, gli esempi di investimento e il confronto diretto con gli esperti. Guarda qui la registrazione del webinar
I sistemi HVAC – impianti di climatizzazione industriale, ventilazione, umidificazione/deumidificazione – diventano uno dei beni materiali agevolati più interessanti nell’iperammortamento 2026-2028.
La nuova normativa li colloca infatti tra i beni del primo gruppo dell’Allegato IV, ampliato e aggiornato, e li rende molto più facilmente agevolabili rispetto alle precedenti discipline.
Per CFO, direttori di produzione e responsabili tecnici, questa è una novità di grande rilevanza: gli HVAC non sono più considerati “impianti accessori”, ma beni funzionali, integrati e strutturalmente necessari al processo produttivo secondo logiche Industria 4.0.
I sistemi HVAC rientrano nel primo gruppo dell’Allegato IV, cioè tra gli “impianti tecnologici necessari a garantire le condizioni ambientali e operative dei processi produttivi”. Sono beni materiali 4.0 con requisiti chiari di interconnessione, integrazione e automazione, quindi oggi pienamente ammissibili.
I sistemi HVAC sono espressamente indicati nel primo gruppo come:
“Impianti tecnologici necessari a garantire le condizioni ambientali e operative dei processi produttivi (sistemi HVAC, ventilazione, sistemi di umidificazione/deumidificazione)”.
Questa voce è nuova rispetto alle versioni precedenti dell’Allegato A della legge 232/2016, dove gli HVAC non comparivano in modo esplicito o erano molto più difficili da ricondurre ai requisiti 4.0.
Perché i sistemi HVAC sono stati formalmente inseriti tra i beni materiali 4.0 ammissibili, con requisiti tecnici chiari e coerenti. Non serve più “forzare” la loro inclusione: la norma li riconosce ora come beni funzionali al processo produttivo.
Nelle norme precedenti (IPEA 2017 2022) i sistemi HVAC non erano citati. Ora invece sì, in modo diretto e inequivocabile.
La normativa li riconosce come beni necessari alla qualità del processo, non come impianti accessori.
Gli HVAC moderni supportano nativamente:
Queste funzionalità rispondono ai requisiti del secondo e terzo gruppo dell’Allegato IV (interconnessione e capacità cyberfisiche).
Il DM attuativo semplifica l’accesso e chiarisce documentazione e perizie, riducendo incertezza interpretativa.
Il sistema HVAC deve essere interconnesso ai sistemi informativi aziendali, integrato nel processo produttivo, dotato di monitoraggio e controlli automatici e conforme ai requisiti del primo gruppo dell’Allegato IV.
Per i sistemi HVAC è richiesta una perizia asseverata quando il costo supera i 300.000 euro. Deve attestare: requisiti tecnici, interconnessione, funzionalità operativa e classificazione nell’Allegato IV.
Secondo il DM, il certificatore deve attestare:
È inoltre tenuto a verificare la documentazione che deve essere conservata per 10 anni, come previsto dal DM per i controlli GSE.
Il costo si recupera lungo la vita utile del bene tramite maggiorazione delle quote di ammortamento. Le aliquote sono +180% fino a 2,5M€,+100% fino a 10M€, +50% fino a 20M€.Il beneficio si spalma su 5 10 anni a seconda del coefficiente.
Il sistema HVAC viene contabilmente ammortizzato con il coefficiente civilistico del settore (solitamente 10–12 anni), ma ai fini fiscali si applica una maggiorazione della base ammortizzabile:
Se un HVAC costa 100.000 €:
Totale dedotto annualmente → 28.000 € (10.000 + 18.000)
L’IRES al 24% genera un risparmio:
→ 28.000 × 24% = 6.720 € all’anno
→ 33.600 € in 5 anni
→ 67.200 € in 10 anni
Il beneficio reale dipende quindi dal coefficiente di ammortamento del cespite.
L’accesso richiede comunicazione preventiva, conferma al 20% dei costi e comunicazione finale di completamento. Gli HVAC diventano agevolabili solo al momento della messa in funzione e interconnessione.
| Aspetto | Prima | Oggi |
| Riconoscimento normativo | Non esplicito | Espliciti nell’Allegato IV |
| Requisiti tecnici | Ambigui | Chiari e definiti (interconnessione, controllo) |
| Complessità perizia | Alta | Standardizzata dal DM GSE |
| Integrazione software | Limitata | Nativa (SCADA, EMS, IoT) |
| Accesso al beneficio | Difficile | Agevolato e più lineare se correttamente interconnessi |
FI Group by EPSA Italia è il partner strategico ideale per CFO e direttori industriali che vogliono accedere correttamente all’iperammortamento HVAC, garantendo:
Solo gli impianti industriali che rispettano i requisiti 4.0 e sono interconnessi ai sistemi aziendali.
Sono trainati: diventano agevolabili in quanto parte del sistema produttivo 4.0.
Sì, sopra 300.000 €.
Il beneficio decorre dal periodo d’imposta in cui il GSE comunica all’impresa l’esito positivo della comunicazione di completamento. La messa in funzione e l’interconnessione del sistema HVAC sono requisiti tecnici necessari, ma la rilevanza fiscale è subordinata alla validazione formale da parte del GSE.
Con il nuovo quadro normativo 2026 2028, l’iperammortamento non riguarda più soltanto macchinari tradizionali e software, ma anche server e reti WiFi di fabbrica, inseriti tra i “nuovi cespiti” del quarto gruppo dell’Allegato IV della Legge di Bilancio 2026.
Per CFO, CIO e Direzioni Industriali questo significa poter far rientrare nell’agevolazione una quota crescente di infrastruttura digitale, a condizione però di rispettare requisiti tecnici precisi e di gestire correttamente perizia, documentazione e classificazione “trainante/trainato”.
I “nuovi cespiti” 2026 2028 sono i beni materiali del quarto gruppo dell’Allegato IV (infrastrutture di calcolo, connettività e sicurezza OT/IT) che diventano agevolabili se interconnessi e funzionalmente destinati a supportare software 4.0 e beni materiali 4.0 già previsti nella normativa.
Il termine “nuovi cespiti” non introduce una nuova categoria contabile, ma indica beni materiali già ammortizzabili che, dal 2026, rientrano esplicitamente nel perimetro agevolabile dell’Allegato IV ai fini dell’iperammortamento. La novità riguarda quindi l’ammissibilità fiscale ai fini dell’iperammortamento, non la natura contabile del bene.
La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 introduce, ai commi 427 436, la nuova maggiorazione del costo di acquisizione per i beni strumentali funzionali alla trasformazione digitale, richiamando gli Allegati IV (beni materiali) e V (beni immateriali).
Nell’Allegato IV, oltre ai classici beni 4.0 (macchine utensili, sistemi di qualità, dispositivi uomo macchina), viene introdotto un quarto gruppo dedicato a:
È qui che entrano in gioco server e reti WiFi come nuovi cespiti 4.0.
La più recente bozza del decreto attuativo del Piano Transizione 5.0 ha inoltre confermato che l’agevolazione opera senza più vincoli di origine geografica dei beni e ha chiarito le modalità di accesso tramite leasing finanziario e procedura GSE, rafforzando il ruolo delle infrastrutture digitali come server e reti industriali nel perimetro dell’iperammortamento.
Sì. Server, sistemi di edge computing, reti WiFi industriali e infrastrutture di sicurezza OT/IT rientrano nel quarto gruppo dell’Allegato IV, purché interconnessi ai sistemi aziendali e funzionalmente destinati a supportare software 4.0 o altri beni 4.0.
L’Allegato IV parla di “infrastrutture di calcolo per intelligenza artificiale e simulazione”, che comprendono:
Rientrano tra le “infrastrutture di connettività industriale”:
L’Allegato IV e la presentazione interna chiariscono che sono esclusi:
Nella logica normativa, server e reti WiFi sono beni “trainati”: diventano agevolabili se funzionali all’esecuzione di software 4.0 (Allegato V) o al supporto/interconnessione di altri beni 4.0. I veri “trainanti” restano i software e i macchinari core del processo produttivo.
In altre parole, non basta acquistare un server o una rete WiFi: devono essere parte integrante di un sistema 4.0 in cui software e macchinari costituiscono il cuore del processo.
Devono essere interconnessi ai sistemi informativi aziendali, integrati con i processi produttivi e rispondere ai requisiti di sicurezza, monitoraggio e automazione previsti per i beni 4.0. L’infrastruttura non può essere “isolata” o solo a uso ufficio.
In coerenza con i requisiti 4.0 dei beni materiali (5+2 requisiti), i nuovi cespiti devono:
Il certificatore deve attestare che i server e le reti WiFi rientrano nell’Allegato IV, che sono effettivamente interconnessi e funzionali al sistema 4.0, e che la documentazione tecnica e contabile è completa. Per beni oltre 300.000 euro è obbligatoria una perizia tecnica asseverata.
Il DM attuativo richiede una perizia asseverata per:
Per beni il cui costo unitario non supera una certa soglia (nei testi: 300.000 euro per i beni Allegati IV e V), la perizia può essere sostituita da dichiarazione del legale rappresentante.
Tipicamente:
Bisogna definire un progetto 4.0 in cui server e reti WiFi siano parte dell’architettura digitale, capitalizzare correttamente i costi, ottenere perizia asseverata e seguire la procedura GSE (comunicazione preventiva, conferma e completamento).
In un progetto 4.0, i software MES/SCADA e AI del perimetro Allegato V fungono da beni trainanti, mentre server, edge, storage e reti WiFi industriali sono beni trainati, agevolabili quando integrati e interconnessi all’architettura digitale di fabbrica.
Un’azienda investe nel 2026 in:
La perizia attesta che:
In questa configurazione, l’intero stack infrastrutturale (server, edge, reti WiFi) può accedere alla maggiorazione in quanto “trainato” da software e beni “core”.
Non sono agevolabili i beni generici d’ufficio (PC, notebook, router SOHO), le reti non integrate nei processi produttivi e le infrastrutture non collegate a software 4.0. Anche una perizia incompleta o generica può compromettere il beneficio.
FI Group by EPSA Italia supporta i clienti nel trasformare i progetti di infrastruttura digitale in progetti 4.0 pienamente compliant, grazie a:
FI Group by EPSA Italia può aiutarti a:
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No. Sono agevolabili i server rientranti nelle infrastrutture di calcolo del quarto gruppo e funzionalmente destinati a software 4.0 o ad altri beni 4.0, non quelli di uso generico d’ufficio.
Le reti WiFi industriali di classe enterprise, progettate per ambienti produttivi e integrate con il sistema di fabbrica. Non rientrano le reti domestiche o SOHO.
Sono beni trainati: l’agevolazione è giustificata dal loro ruolo di supporto a software e macchinari 4.0 (beni trainanti) previsti negli Allegati IV e V.
Verificare la corretta classificazione del bene, la conformità ai requisiti 4.0, l’effettiva interconnessione e la completezza della documentazione tecnica e contabile, redigendo perizia asseverata quando richiesta.
Il beneficio decorre dal periodo d’imposta in cui il GSE comunica all’impresa l’esito positivo della comunicazione di completamento. La messa in funzione e l’interconnessione del bene sono presupposti tecnici necessari, ma la rilevanza fiscale è subordinata alla validazione formale da parte del GSE.
Il Decreto Fiscale del 27 marzo 2026 introduce una modifica normativa rilevante: la soppressione del vincolo Made in UE/SEE per l’accesso alla maggiorazione dell’ammortamento dei beni strumentali nuovi (ex “iperammortamento”)
L’intervento elimina la parte del comma 427 della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 che richiedeva che i beni fossero prodotti nell’Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo.
La soppressione del requisito Made in UE amplia le opportunità di investimento, riduce la complessità documentale e rende l’incentivo più competitivo anche per imprese con catene di fornitura globali.
Restano escluse da tale eliminazione alcune fattispecie specifiche, tra cui gli impianti fotovoltaici destinati all’autoproduzione, disciplinati da una norma distinta.
Il vincolo Made in UE era il requisito normativo che imponeva l’acquisto di beni prodotti in UE/SEE per accedere alla maggiorazione dell’ammortamento. Dal 2026 viene eliminato dal Decreto Fiscale, consentendo l’acquisto di beni 4.0 da qualsiasi Paese senza limitazioni geografiche.
Dal 2026 i beni 4.0 extra-UE sono ammessi all’incentivo. Le imprese possono acquistare macchinari e software da qualsiasi Paese, mantenendo l’accesso alla maggiorazione. L’origine geografica del bene non rileva più ai fini dell’ammissibilità, fermo restando il rispetto dei requisiti tecnici e di interconnessione.
Nel Decreto Fiscale, l’articolo dedicato alla “maggiorazione dell’ammortamento per gli investimenti in beni strumentali” sopprime le parole:
“in beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo”
Applicazione: investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026.
L’eliminazione del vincolo Made in UE non modifica l’elenco dei beni ammissibili.
La normativa continua a fare riferimento agli Allegati IV e V della Legge 199/2025, che identificano i beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione digitale delle imprese.
Principali categorie di beni ammissibili:
Include software, sistemi e applicazioni come:
La procedura per accedere all’agevolazione è definita dal DM Iperammortamento (bozza), che disciplina comunicazioni, perizie, verifiche GSE e documentazione tecnica.
Per una panoramica completa dei requisiti, dei beni ammissibili e delle procedure operative, consulta la nostra Guida completa all’iperammortamento.
L’intero processo, inclusa la gestione della fine del vincolo Made in UE, è tracciato tramite piattaforma digitale GSE. L’accesso all’agevolazione richiede tre comunicazioni al GSE (preventiva, conferma, completamento) e una perizia asseverata per beni sopra i 300.000 euro. Il processo è totalmente digitale.
L’abolizione del requisito Made in UE permette alle imprese di acquistare beni da qualsiasi Paese, ampliando la scelta dei fornitori, riducendo costi e rischi documentali e accelerando l’adozione di tecnologie avanzate.
Impatti strategici
| Elemento | Fino al 2025 | Dal 2026 |
| Origine bene | Solo UE/SEE | Nessun limite geografico (ad eccezione del fotovoltaico) |
| Documentazione di origine | Obbligatoria | Eliminata |
| Beni extra-UE | Non ammessi | Ammessi |
| Perizia tecnica | >300k € | Invariata |
| Procedure | Agenzia Entrate
(fruizione fiscale + controlli AE) |
GSE per l’istruttoria
+ Agenzia Entrate per i controlli fiscali |
Per gli impianti fotovoltaici restano in vigore i requisiti di origine UE e iscrizione al registro ENEA.
Il Decreto Fiscale quantifica gli oneri della riforma in:
FI Group by EPSA Italia, grazie alla combinazione Global Reach. Local Expertise., supporta le imprese nella gestione completa dell’agevolazione, incluso:
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No, non in via assoluta. Il Decreto Fiscale del 27 marzo 2026 elimina il requisito Made in UE/SEE per la generalità dei beni strumentali agevolabili.
Per gli impianti fotovoltaici destinati all’autoproduzione il vincolo resta, in quanto disciplinato dall’art. 1, comma 429, della Legge 199/2025, con obbligo di moduli conformi al registro ENEA.
Sì, senza restrizioni geografiche.
Sì, sono confermati dalla normativa.
Sì, per beni sopra i 300.000 €.
Webinar gratuito dedicato alla deduzione fiscale software e alle opportunità dell’iperammortamento 2026. Una guida pratica per PMI che investono in soluzioni digitali.
L’evoluzione dei processi digitali sta accelerando in tutte le imprese, e con essa cresce l’attenzione verso strumenti fiscali in grado di rendere più sostenibili gli investimenti tecnologici.
Tra questi, un ruolo rilevante lo gioca la deduzione fiscale software, un’opportunità che permette di ridurre l’impatto economico dell’acquisto di soluzioni digitali, migliorando il ritorno dell’investimento.
Durante il webinar approfondiremo come funziona la deduzione fiscale software all’interno del quadro dell’iperammortamento, analizzando in modo pratico requisiti, vantaggi e condizioni necessarie per accedere al beneficio.
Un incontro pensato per aiutare le PMI a prendere decisioni di investimento più consapevoli, evitando errori e valorizzando al massimo le agevolazioni disponibili.
19 marzo 2026, ore 10:00 | Webinar gratuito
L’obiettivo è offrire una panoramica pratica, utile e immediatamente applicabile.
Il webinar è pensato per tutte le realtà che stanno investendo in soluzioni digitali e vogliono capire come sfruttare in modo corretto e vantaggioso la deduzione fiscale software, anche in relazione ai requisiti dell’iperammortamento 2026.
È particolarmente utile per:
L’incontro è costruito per offrire risposte pratiche a chi vuole comprendere non solo cosa è agevolabile, ma come strutturare gli investimenti per accedere correttamente al beneficio.
A guidare il webinar saranno due professionisti con competenze complementari nel mondo della digitalizzazione e delle agevolazioni fiscali.
Grazie alla loro esperienza diretta accanto alle imprese, offriranno una visione chiara e pratica su come applicare correttamente la deduzione fiscale software e interpretare i requisiti dell’iperammortamento, collegandoli a casi concreti e alle esigenze delle PMI.
Il webinar offre una visione chiara e aggiornata su come trasformare gli investimenti digitali in un reale vantaggio competitivo. Oltre a capire come funziona la deduzione fiscale software, imparerai a interpretare correttamente il quadro dell’iperammortamento e a valutare quali progetti tecnologici portano un beneficio misurabile, non solo fiscale ma anche operativo.
Partecipare ti permetterà di:
Una guida pratica pensata per aiutare PMI e figure amministrative a prendere decisioni più consapevoli e sostenibili.
L’iperammortamento è un’agevolazione fiscale collegata agli investimenti in tecnologie 4.0. Consente di ottenere un beneficio maggiore rispetto all’ammortamento ordinario per beni materiali e immateriali innovativi, come i software interconnessi.
Nel webinar spiegheremo come questo strumento si collega alla deduzione fiscale software e quali requisiti devono essere rispettati per accedervi.
La deduzione fiscale software è la possibilità di dedurre il costo del software con criteri agevolati rispetto alle regole standard. Alcune tipologie di software possono inoltre beneficiare di ammortamento accelerato o rientrare nelle agevolazioni dell’iperammortamento, se integrati nei processi aziendali.
Il webinar si terrà martedì 19 marzo 2026, dalle 10:00 alle 11:00, in diretta online. La partecipazione è gratuita e aperta alle PMI e ai professionisti interessati.
Il webinar è pensato per:
No, il webinar è costruito in modo chiaro e pratico. Gli aspetti tecnici sono spiegati con esempi e casi concreti.
L’Industria 4.0 indica la trasformazione digitale dei processi produttivi tramite tecnologie come robotica, IoT, intelligenza artificiale e sistemi connessi. In Italia, negli ultimi anni, questa trasformazione è stata trainata da incentivi fiscali che hanno mobilitato decine di miliardi di euro di investimenti privati.
Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nei primi tre anni di applicazione del Piano Transizione 4.0 le imprese italiane hanno maturato 29 miliardi di euro di credito d’imposta, di cui oltre 23 miliardi (più dell’80%) destinati a beni materiali 4.0: macchinari connessi, linee automatizzate, robot e sistemi digitali.
Questo volume di investimenti ha rafforzato la base produttiva del Paese, sostenendo la competitività del manifatturiero, dell’automotive, della logistica, dell’energia, del farmaceutico e di altri comparti strategici, proprio mentre la pandemia e le tensioni geopolitiche mettevano sotto stress le catene di fornitura globali.
Lo Stato ha utilizzato Industria 4.0, Transizione 4.0 e Transizione 5.0 come leve macroeconomiche per aumentare produttività, innovazione e sostenibilità delle imprese, orientando gli investimenti verso tecnologie avanzate e riduzione dei consumi energetici.
Le prime misure Industria 4.0 hanno introdotto super e iperammortamento per macchinari e software avanzati, innescando la prima grande ondata di revamping degli impianti produttivi. L’obiettivo: recuperare il gap di produttività rispetto ai principali competitor europei attraverso l’adozione di beni strumentali intelligenti.
Con la Legge di Bilancio 2020, il Piano Transizione 4.0 trasforma gli incentivi in crediti d’imposta, più neutri e programmabili per le imprese. Il MIMIT sottolinea che le misure diventano strutturali, coprendo:
Nell’ambito del PNRR, l’investimento Transizione 4.0 (M1C2 I1) dispone di 13,381 miliardi di euro, a cui si aggiungono 5,08 miliardi del Fondo complementare, con l’obiettivo di promuovere la trasformazione digitale delle imprese.
A conferma della fortissima domanda: il MIMIT ha recentemente comunicato l’esaurimento delle risorse disponibili per Transizione 4.0, a seguito di un’accelerazione delle prenotazioni.
Con il DL PNRR e la Legge di Bilancio 2025 viene lanciato il Piano Transizione 5.0, che ad oggi si evolve nel Nuovo Piano Transizione 5.0, che integra pienamente digitale ed energia:
Parallelamente, misure dedicate all’autoproduzione di energia rinnovabile nelle PMI hanno già finanziato 2.526 imprese nella prima graduatoria, con semplificazioni introdotte nel 2025 (eliminazione dell’obbligo di diagnosi energetica ex ante).
I sette settori chiave dell’Industria 4.0 in Italia sono manifatturiero, automotive, farmaceutico, agroalimentare, logistica, energia e difesa. Secondo i dati MIMIT 2025, tra il 2020 e il 2024 questi comparti hanno guidato la crescita del valore aggiunto nazionale con aumenti fino al 25% e sono i principali beneficiari degli investimenti 4.0 e 5.0.
Questi sette comparti rappresentano:
Sono anche i settori che hanno utilizzato più intensamente:
Grazie ai dataset ufficiali delle Relazioni MIMIT 2024 e 2025, possiamo ora quantificare il loro ruolo nell’economia italiana (valore aggiunto, crescita, stabilizzazione), e capire perché restano centrali per i piani industriali 2025–2027.
Il manifatturiero è il principale beneficiario di Transizione 4.0 e delle misure su beni strumentali, concentrando la maggior parte degli investimenti in macchine connesse, robotica, sistemi MES/ERP e sensoristica.
Gli Accordi per l’Innovazione dedicano una parte rilevante dei 731 milioni di euro disponibili a progetti in robotica, semiconduttori, materiali avanzati e tecnologie abilitanti fondamentali per questo comparto.
Il manifatturiero italiano ha registrato un +16,41% di valore aggiunto tra 2020 e 2024, pur mostrando un lieve rallentamento nel 2024 (–0,71%). È il comparto che più beneficia della digitalizzazione e dei beni strumentali 4.0.
La manifattura italiana continua a rappresentare una delle eccellenze europee, grazie a:
L’indice MIMIT sul valore aggiunto mostra un forte recupero post-pandemico (+16,41% dal 2020), trainato da investimenti in:
Il settore cresce del +20,88% sul periodo 2020–2024, ma registra un –7,34% nel solo 2024, segnale della ciclicità del comparto e della necessità di investimenti strutturali in elettrico e automazione.
L’automotive è in piena rivoluzione di filiera:
Il 2024 registra un calo fisiologico degli ordini globali, ma la crescita quadriennale rimane molto forte. Questo posiziona il settore come uno dei più grandi utilizzatori di:
Questo settore è storicamente il settore con la maggiore densità di robot industriali e l’adozione più spinta di sistemi meccatronici e manutenzione predittiva.
Il MIMIT ha messo in campo 2,5 miliardi di euro nel triennio 2025–27 per la filiera automotive, di cui 1,6 miliardi nel solo 2025 tra innovazione, contratti di sviluppo e credito d’imposta, per supportare riconversione e transizione green.
Il farmaceutico è tra i comparti più resilienti, con forte intensità di ricerca e sviluppo e innovazione.
Il farmaceutico cresce del +22,55% dal 2020 e registra un +8,70% nel 2024, la migliore performance tra tutti i settori chiave.
Il farmaceutico italiano è oggi uno dei più forti d’Europa grazie a:
È anche uno dei settori più finanziati tramite:
Il MIMIT, con l’area Biotech e Farma, persegue l’obiettivo di favorire gli investimenti in biomedicale e farmaceutico, accelerando l’uso di dispositivi e prodotti per la diagnostica ad alto contenuto tecnologico.
Il Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico finanzia nuovi farmaci, vaccini, diagnostica e dispositivi medicali, anche attraverso poli di alta specializzazione.
L’agricoltura registra –1,11% dal 2020, mentre la trasformazione alimentare cresce del +24,90% nello stesso periodo: il potenziale 4.0 è molto diverso tra i due stadi della filiera.
L’Agroalimentare è un macrosettore da leggere in due velocità:
L’intervento tecnologico necessario:
Altro mondo:
Qui il 4.0 è già realtà:
L’agroalimentare è un settore tradizionale che sta virando verso AgriTech e FoodTech: droni, sensoristica, sistemi IoT, piattaforme di tracciabilità.
Le tecnologie 4.0 applicate alla trasformazione e alla logistica rientrano tra i beni agevolabili da Transizione 4.0 e dagli Investimenti sostenibili 4.0, che promuovono programmi ad alto contenuto digitale.
Un contratto di sviluppo dedicato alla logistica agroalimentare sostiene inoltre sistemi di stoccaggio e processi innovativi per ridurre costi economici e ambientali lungo la filiera.
La logistica cresce del +18,18% in quattro anni, pur segnando un –1,96% nel 2024: è il settore che più beneficia di automazione, AGV, intelligenza artificiale e integrazione energetica.
Il settore della logistica è il collante fisico e digitale dell’Industria 4.0: senza magazzini automatizzati, robot mobili, sistemi di tracciamento IoT e piattaforme di pianificazione basate su AI, la trasformazione resta confinata in stabilimento.
Misure come Transizione 4.0 e Investimenti sostenibili 4.0 finanziano:
In più, strumenti come la Nuova Sabatini sostengono l’acquisto di macchinari, attrezzature e tecnologie digitali per la logistica, con migliaia di imprese che hanno già presentato domanda (quasi 20.000 nel solo 2024, per oltre 300 milioni di euro di risorse impegnate).
La transizione energetica è uno degli assi portanti della nuova stagione 5.0.
Oltre al Piano Transizione 5.0 (6,3 miliardi di euro per la sfida green e digitale), il MIMIT e Invitalia hanno attivato misure per:
Per i settori energy-intensive, il 4.0 significa:
Il comparto energia registra –22,86% dal 2020 per via dello shock dei prezzi, ma nel 2024 cresce del +7,26% grazie agli investimenti in rinnovabili e efficienza.
Dal 2024 in poi, la crescita torna positiva grazie a:
Settore ideale per progetti integrati digitale + FER + efficienza energetica.
Il settore difesa e aerospazio registrata una crescita stabile: +2,11% dal 2020 e +1,13% nel 2024, ma ad alta intensità tecnologica (quantistica, HPC, sensoristica).
Pur con un valore aggiunto più stabile, è il settore:
In questo caso la parola chiave è innovazione deep tech.
Il settore difesa e aerospazio è un forte driver tecnologico: droni, sistemi autonomi, sensoristica avanzata, quantistica, HPC e cybersecurity.
La strategia nazionale sulle tecnologie quantistiche, in consultazione con gli stakeholder industriali, riconosce il ruolo di queste tecnologie per comunicazioni sicure, sensoristica e applicazioni critiche.
Il MIMIT, con il piano sulle nuove tecnologie abilitanti, include tra le priorità: AI, IoT, Big Data, robotica, realtà aumentata, quantistica e HPC, tutte centrali per applicazioni dual-use (civili e difesa).
Gli Accordi per l’Innovazione 2025–2026 offrono a questo settore uno strumento chiave per sviluppare progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ad alto impatto tecnologico.
In un contesto di incentivi più selettivi, il focus passa da “quanto investo” a “come investo”.
Le priorità strategiche diventano:
La finanza agevolata sugli investimenti in beni strumentali è la spina dorsale dell’Industria 4.0 in Italia. Misure come:
hanno reso possibile un ricambio massiccio del parco macchine industriale e un salto di qualità nei processi di interconnessione e automazione.
FI Group by EPSA si posiziona come partner strategico per CFO, responsabili fiscali e CEO che vogliono massimizzare il ritorno sugli investimenti 4.0, riducendo il rischio di non conformità.
In particolare, possiamo supportarti su quattro assi:
Con una presenza internazionale e team locali specializzati in normativa italiana, FI Group by EPSA aiuta i gruppi multinazionali a collegare la strategia della sede centrale con l’esecuzione nei diversi Paesi, garantendo velocità di implementazione, certezza del perimetro agevolabile e riduzione del rischio fiscale.
Nei primi tre anni di Transizione 4.0 le imprese italiane hanno maturato 29 miliardi di euro di credito d’imposta, di cui oltre 23 miliardi per beni materiali 4.0, stimolando investimenti significativi in digitalizzazione e automazione del sistema produttivo.
Tra i settori più avanzati vi sono manifatturiero, automotive, farmaceutico, agroalimentare, logistica, energia e difesa, tutti accomunati da un uso intensivo di robotica, IoT, AI, sensoristica e sistemi connessi, spesso sostenuto da incentivi come Transizione 4.0 e 5.0.
Transizione 5.0 unisce digitale ed efficienza energetica, con 6,3 miliardi di euro per progetti che riducono consumi e aumentano produttività. Permette di integrare investimenti 4.0 con soluzioni FER e di energy management, migliorando contemporaneamente conto economico e profilo ESG dell’azienda.
FI Group by EPSA affianca l’azienda dalla fase di idea fino alla rendicontazione, verificando l’ammissibilità tecnica e fiscale dei beni, costruendo un mix di incentivi (crediti d’imposta, Nuova Sabatini, PNRR, bandi), curando fiscal audit e documentazione per ridurre il rischio di contestazioni.