


La relazione tra compliance tra R&D e Modello 231 sta diventando un pilastro fondamentale per le aziende che investono in Ricerca & Sviluppo e intendono tutelarsi nei confronti di controlli, audit e potenziali rischi operativi.
Nel webinar tenutosi a luglio 2025, FI Group Italia ha analizzato come una corretta compliance non solo prevenga sanzioni, ma migliori processi, organizzazione interna e capacità di difesa in caso di verifiche dell’Agenzia delle Entrate.
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Uno dei punti chiave emersi è che la compliance non può essere standardizzata:
Questo è particolarmente rilevante quando si parla di Compliance tra R&D e Modello 231, perché i progetti di ricerca comportano incertezze, innovazione e documentazione tecnica che devono essere correttamente tracciate.
Per garantire una richiesta di incentivo solida, FI Group ha evidenziato gli elementi indispensabili:
Tutti aspetti cruciali della Compliance tra R&D e Modello 231, perché documentano in modo trasparente i processi aziendali e la gestione del rischio.
Un sistema ben strutturato porta benefici immediati:
Il webinar ha presentato casi concreti che mostrano i rischi dell’assenza di controllo:
Esempi che dimostrano quanto sia essenziale la Compliance tra R&D e Modello 231 nella gestione delle agevolazioni fiscali e dei rischi aziendali.
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È l’applicazione del Modello 231 ai processi di Ricerca & Sviluppo per gestire rischi e responsabilità.
Garantisce che documentazione, analisi e processi siano conformi e difendibili in caso di controlli.
Documentazione disordinata, lacune tecniche, contestazioni AdE e possibile riversamento di somme.
Semplifica controlli, tutela il know‑how, riduce tempi di audit e migliora la governance.
Descrizione tecnica completa, stato dell’arte, novità, incertezze e documentazione ordinata.
No. Va personalizzato in base ai rischi e ai processi specifici di ogni azienda.
Azienda esposta a contestazioni, richieste di approfondimenti e potenziali somme da riversare.
Nel panorama della finanza agevolata, la compliance nella Ricerca e Sviluppo (R&S) non è più un’opzione, ma una necessità strategica. Rispettare normative, standard etici e regolamenti interni non solo tutela l’impresa da sanzioni, ma rappresenta un vero e proprio asset competitivo.
Vuoi maggiori informazioni sul tema? Partecipa al webinar firmato FI Group e PVM Avvocati.
Ogni impresa opera entro un “perimetro soggettivo di rischio”, che varia in base all’attività svolta. Definire questo confine – attraverso il risk assessment – consente di distinguere tra condotte lecite e potenzialmente illecite. Agire all’interno di questo perimetro significa operare in piena legalità, proteggendo i margini di profitto da rischi imprevisti.
Essere compliant non significa appesantire l’organizzazione con burocrazia inutile. Un sistema di controllo eccessivo può rendere l’impresa inefficiente. L’equilibrio tra controllo e flessibilità è la chiave per una compliance efficace e sostenibile.
La compliance non è solo un obbligo, ma un’opportunità per ripensare l’impresa. Conoscere i propri rischi, adattarsi alle normative e comunicare i propri valori rafforza la competitività. In un mercato sempre più attento al “come” oltre che al “cosa”, la compliance diventa un volano di crescita e innovazione.
Con la sentenza n. 1482/25/2025 depositata il 16 giugno 2025, la Corte di Giustizia Tributaria della Lombardia ha accolto integralmente le tesi difensive di un’impresa in merito al credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (R&S) relative al periodo 2015–2019.
Il punto centrale? L’innovatività di un progetto va valutata rispetto alle conoscenze disponibili per l’impresa, non per il mercato nel suo complesso.
La Corte ha richiamato le linee guida del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) del 4 luglio 2024, che ribadiscono un principio fondamentale:
“Rientrano nella R&S anche attività non nuove in senso assoluto, ma nuove per la singola impresa.”
Questo chiarimento è cruciale per tutte le aziende che hanno investito in innovazione interna, anche senza introdurre rivoluzioni di mercato.
L’accertamento dell’Agenzia delle Entrate si basava sui cinque criteri del Manuale di Frascati 2015, tra cui la novità per il mercato. Tuttavia, la Corte ha evidenziato due errori fondamentali:
Secondo la Corte, il concetto di innovazione rilevante per il credito d’imposta deve essere relativo all’impresa, non assoluto. Questo significa che:
Questa sentenza rappresenta un precedente favorevole per tutte le aziende che hanno investito in R&S tra il 2015 e il 2019. Potrebbe aprire la strada a:
La giurisprudenza conferma: l’innovazione è anche interna. Le imprese che hanno migliorato i propri processi o prodotti, anche senza rivoluzionare il mercato, hanno diritto al credito d’imposta R&S.
La Gestione del Processo Verbale di Constatazione (PVC) rappresenta una fase decisiva nei controlli dell’Agenzia delle Entrate relativi al Credito d’Imposta Ricerca & Sviluppo. Comprendere le procedure, le tempistiche e la documentazione richiesta permette alle imprese di affrontare verifiche e ispezioni in modo più consapevole, riducendo rischi e incertezze.
Questo approfondimento riprende i punti essenziali presentati durante il webinar FI Group del 22 maggio 2025.
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Prima della redazione del PVC, il controllo segue un percorso strutturato:
Queste fasi possono variare leggermente in base all’ufficio dell’Agenzia che effettua la verifica.
La notifica coincide con un questionario ex art. 32 DPR 600/73 che l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza invia al contribuente per avviare l’attività ispettiva.
Contiene:
Si tratta del primo passo formale del procedimento.
L’impresa deve trasmettere la documentazione richiesta nei tempi indicati, rispondendo in modo completo e ordinato. L’Agenzia può richiedere integrazioni. In questa fase è consigliato coinvolgere:
Se i progetti sono conformi alla normativa, il consulente abilitato può rilasciare una certificazione, utile per rafforzare la posizione tecnica del contribuente.
È il documento ufficiale con cui Agenzia delle Entrate o Guardia di Finanza riportano:
Il Processo Verbale di Constatazione ha natura dichiarativa e non impositiva: non genera un debito automatico, ma può precedere un avviso di accertamento.
Dopo aver ricevuto il PVC, il contribuente ha 60 giorni per:
Questa fase, prevista dallo Statuto del Contribuente, è decisiva perché ogni elemento fornito deve essere valutato dall’Amministrazione finanziaria. Una risposta strutturata può influenzare significativamente l’esito del procedimento.
Se dopo il Processo Verbale di Constatazione non si trova un punto d’incontro, può essere emesso un avviso di accertamento. A questo punto esistono diverse opzioni:
Gestire correttamente il Processo Verbale di Constatazione è fondamentale per prevenire contestazioni, tutelare l’impresa e ridurre rischi economici e operativi. Intervenire tempestivamente già nella fase di notifica permette di affrontare l’intero processo in modo più efficace.
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FI Group supporta le imprese durante tutte le fasi che precedono e seguono il Processo Verbale di Constatazione (PVC), fornendo assistenza nella raccolta e nella verifica della documentazione richiesta e coordinandosi con consulenti tecnici e legali quando necessario. L’intervento degli specialisti è utile già dal momento della Notifica di Avvio del Controllo, per garantire risposte complete e coerenti e per valutare l’eventuale certificazione delle attività R&S, prevista prima dell’emissione del PVC.
È il documento che riporta gli esiti della verifica fiscale svolta dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza.
No, ha natura dichiarativa: precede un eventuale avviso di accertamento.
Hai 60 giorni per presentare osservazioni o documentazione integrativa.
Inviare la documentazione richiesta e coinvolgere consulenti specializzati.
Dipende dal questionario: anni verificati, documenti tecnici, fiscali e amministrativi.
A rafforzare la posizione tecnica del contribuente prima del PVC.
Si possono valutare strumenti deflattivi o il ricorso.
Hai bisogno di supporto nella gestione del PVC? FI Group affianca le imprese in tutte le fasi di analisi e verifica del credito R&S, offrendo assistenza tecnica e documentale per affrontare i controlli con sicurezza.
Il credito d’imposta ricerca e sviluppo è uno strumento fondamentale per le imprese innovative, ma può essere oggetto di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. In questo articolo approfondiamo come gestire il Processo Verbale di Constatazione (PVC) e quali strategie adottare per difendere il tuo credito.
Relatori del webinar:
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Cos’è il Processo Verbale di Constatazione (PVC)?
È il documento che l’Agenzia delle Entrate redige al termine di un controllo, indicando le contestazioni relative al credito d’imposta.
Come posso difendermi dopo aver ricevuto un PVC?
Presentando osservazioni entro i termini previsti e predisponendo una documentazione tecnica completa.
Quali sono le opzioni in caso di avviso di accertamento?
Si può valutare il riversamento spontaneo o altre procedure per ridurre sanzioni e interessi.
Cos’è la procedura di riversamento spontaneo?
Una misura che consente di regolarizzare il credito indebitamente fruito, evitando contenziosi e riducendo le sanzioni.
Qual è stata la scadenza per il riversamento spontaneo?
Il 3 giugno 2025.
Il Decreto-Legge 14 marzo 2025, n. 25, è stato definitivamente convertito in legge ed introduce importanti modifiche riguardanti la sanatoria del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (R&S) relative agli anni 2015-2019. Di seguito, i punti salienti del decreto:
L’articolo 19, commi 5-8, del decreto stabilisce la riapertura dei termini per la procedura di riversamento spontaneo, fissando la nuova scadenza al 3 giugno 2025. Questa misura riguarda le imprese che, al 22 ottobre 2021, hanno utilizzato in compensazione il credito d’imposta R&S maturato tra il 2015 e il 2019, senza averne i requisiti.
Le imprese possono effettuare il versamento in un’unica soluzione entro il 3 giugno 2025 o in tre rate di pari importo con le seguenti scadenze:
Sulle rate successive alla prima saranno applicati gli interessi legali a partire dal 4 giugno 2025.
Per aderire alla procedura di riversamento, le imprese devono rinunciare a eventuali contenziosi in corso o instaurabili relativi ai crediti d’imposta oggetto della sanatoria. In caso di atti impositivi già definitivi alla data di presentazione dell’istanza, il riversamento deve essere effettuato in un’unica soluzione entro il 3 giugno 2025.
Il decreto estende di due anni il termine di decadenza per l’emissione degli atti di recupero e di altri provvedimenti impositivi relativi ai crediti d’imposta utilizzati negli anni 2016 e 2017.
È previsto un contributo in conto capitale per le imprese che aderiscono alla procedura di riversamento entro il 3 giugno 2025. L’importo del contributo è calcolato in percentuale sul credito d’imposta riversato, con un limite complessivo di 250 milioni di euro da utilizzare nel periodo 2025-2028.
Le imprese devono trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate, entro la scadenza indicata, l’apposito modulo disponibile sul portale dell’Amministrazione finanziaria, intitolato “Domanda di accesso alla procedura di riversamento del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo“. Nella richiesta devono essere indicati:
Il pagamento delle somme dovute deve essere effettuato utilizzando il modello F24, senza possibilità di compensazione, scegliendo tra due modalità:
A partire dal 4 giugno 2025, sulle rate successive saranno applicati interessi legali.
Il mancato pagamento anche solo di una rata entro la data stabilita comporta la decadenza dalla procedura, con conseguente iscrizione a ruolo dell’importo residuo, maggiorato di una sanzione pari al 30% e degli interessi annuali del 4%, come stabilito dall’art. 20 del DPR 602/1973.
Le imprese che, alla data del 22 ottobre 2021, risultavano già destinatarie di un verbale di constatazione (PVC), di un provvedimento di recupero crediti o di altro atto fiscale non ancora definitivo, non possono accedere alla modalità di pagamento rateale.
Per ulteriori dettagli e per scaricare il modulo di adesione, si invita a visitare il portale dell’Agenzia delle Entrate.
La certificazione dei crediti d’imposta per Ricerca & Sviluppo (R&S) è uno strumento fondamentale per le imprese che vogliono investire in innovazione in modo sicuro e conforme alla normativa. Il webinar FI Group ha illustrato come evitare sanzioni fiscali, garantire la terzietà e ottimizzare l’accesso agli incentivi R&S.
Certificare i crediti d’imposta consente di:
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FAQ
Cos’è la certificazione dei crediti R&S?
È una procedura che garantisce la conformità normativa dei crediti d’imposta per attività di Ricerca & Sviluppo, riducendo il rischio di contestazioni fiscali.
Perché è importante certificare i crediti R&S?
Per evitare sanzioni fiscali e tutelare l’impresa, dimostrando la correttezza delle spese e delle attività dichiarate.
Chi può richiedere la certificazione?
Tutte le imprese che hanno effettuato investimenti in Ricerca & Sviluppo e vogliono accedere agli incentivi fiscali in modo sicuro.
Quali sono i rischi in caso di crediti non certificati?
Sanzioni per crediti non spettanti o inesistenti, con conseguenze economiche e legali.
Quali alternative esistono alla certificazione?
Il riversamento spontaneo è una soluzione per regolarizzare crediti non conformi, evitando sanzioni più gravi.
Come si ottiene la certificazione?
Tramite un iter che prevede la verifica da parte di un soggetto terzo indipendente e la predisposizione della documentazione tecnica.
Proteggi la tua impresa e accedi agli incentivi in modo sicuro!
FI Group ti supporta nella certificazione dei crediti R&S per ridurre il rischio fiscale e garantire la conformità normativa. Contattaci oggi per una consulenza dedicata.
La scala TRL (Technology Readiness Level) è utilizzata per valutare la maturità tecnologica di un’innovazione o di una tecnologia prima della sua implementazione operativa. Questo strumento è comunemente utilizzato nel campo della ricerca e sviluppo (R&S) per fornire una comprensione comune del grado di preparazione di una tecnologia.
La NASA (National Aeronautics and Space Administration) ha sviluppato la scala TRL negli anni Settanta. In origine, questo strumento prevedeva 7 livelli di maturità ed era utilizzato per gestire i rischi tecnologici dei programmi NASA. Solo nel 1995, tuttavia, è stata pubblicata una versione finale e globale della scala, che comprendeva complessivamente 9 diversi livelli di maturità.
La scala TRL è composta da nove livelli, numerati da 1 a 9, che rappresentano diversi stadi di sviluppo tecnologico. Ogni TRL è associato a criteri specifici che descrivono le caratteristiche e le prestazioni della tecnologia in quello stadio di sviluppo.
La valutazione del TRL di una tecnologia ci permette di capire a che punto è il suo ciclo di sviluppo e di identificare le fasi rimanenti necessarie per raggiungere la maturità e la commercializzazione.
La scala è utilizzata da ricercatori, ingegneri, aziende e organizzazioni per valutare il TRL.
È la fase iniziale della ricerca, in cui vengono esplorati e compresi i principi scientifici.
I principi scientifici vengono applicati per sviluppare concetti e prototipi tecnologici.
Vengono effettuati esperimenti per dimostrare la fattibilità della tecnologia e convalidare i principi di base.
La tecnologia viene testata in laboratorio per valutarne le prestazioni e la funzionalità.
La tecnologia viene testata in condizioni simulate che approssimano l’ambiente reale in cui verrà utilizzata.
La tecnologia viene testata in un ambiente operativo per valutarne le prestazioni in condizioni reali. Questa fase cruciale richiede la dimostrazione del prototipo di un sistema reale.
La tecnologia viene messa in uso operativo limitato e valutata (su scala prototipale) in condizioni reali.
La tecnologia nella sua forma finale viene resa operativa su larga scala, dimostrando la sua affidabilità ed efficacia.
La tecnologia nella sua forma finale è completamente sviluppata, validata e pronta per essere commercializzata e distribuita su larga scala.
Nel 2014, la scala TRL è stata incorporata nei progetti finanziati dall’Unione europea (UE) nell’ambito del programma quadro Horizon 2020.
Il programma Horizon Europe ha quindi adottato la scala TRL come indicatore per migliorare il posizionamento dei progetti richiesti nel programma. Questa scala unificata consente ai candidati e ai valutatori di soddisfare le aspettative della Commissione europea (CE).
Ciò rende la scala TRL uno strumento chiave nelle condizioni quadro di partecipazione di Horizon Europe 2021-2027. Per essere ammessi al finanziamento, i progetti devono soddisfare i seguenti requisiti:
Un TRL più alto nel testo di un bando indica quindi chiaramente che la CE sta cercando una soluzione più applicativa all’interno del progetto, mentre un TRL più basso indica che ci si aspetta un progetto di ricerca più fondamentale.
Il TRL viene utilizzato anche per indicare il “punto di ingresso”, ossia il livello di maturità di una determinata tecnologia, prodotto o processo all’inizio del progetto. In questo caso, il rispettivo TRL funge da “limite inferiore”.
Nella procedura di richiesta di sovvenzioni e innovazione, le agenzie di finanziamento utilizzano la scala TRL per valutare l’ammissibilità di diversi progetti innovativi.
Il TRL è fondamentale per i bandi di innovazione: livelli bassi (1-3) indicano ricerca, mentre livelli medi (4-6) richiedono prototipi validati. Livelli alti (7-9) sono richiesti per progetti vicini alla commercializzazione.
Per progetti di investimento, il TRL deve essere alto: livelli 7-9 indicano tecnologie validate e operative, requisito chiave per attrarre capitali e incentivi.
Nei bandi MIMIT e PNRR, il TRL è spesso richiesto per dimostrare la maturità tecnologica prima dell’erogazione dei fondi.
La scala TRL viene utilizzata anche per valutare l’ammissibilità dei progetti ai crediti d’imposta, come il Credito d’imposta per la ricerca e sviluppo e il Credito d’imposta per l’innovazione tecnologica.
I progetti nelle prime fasi di sviluppo sono eleggibili per il CIR, mentre i progetti più avanti nella scala TRL sono eleggibili per il CII.
La scala Technology Readiness Level (TRL) misura la maturità tecnologica di un’innovazione, dal concetto iniziale (TRL 1) alla piena commercializzazione (TRL 9).
La scala TRL ha 9 livelli, che vanno dalla ricerca fondamentale (TRL 1) alla tecnologia pronta per il mercato (TRL 9).
È utilizzata da NASA, Commissione Europea, aziende e centri di ricerca per valutare la maturità tecnologica nei progetti di innovazione.
Il TRL è richiesto in bandi europei (Horizon Europe, EIC, LIFE), nazionali (Accordi per l’Innovazione, FCS, MIMIT), regionali (POR FESR) e internazionali (ESA, NASA), per definire la fase di sviluppo tecnologico e l’ammissibilità.
Non è normato, ma viene usato come riferimento tecnico: TRL bassi per credito ricerca (CIR), TRL alti per credito innovazione (CII).
Il C.d. “Decreto Salva-conti” ha introdotto nuovi obblighi di comunicazione per le imprese che vogliono fruire dei crediti d’imposta. Sia per beni strumentali 4.0 e che per il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione, design e ideazione estetica. Gli oneri di comunicazione variano in base al momento in cui sono realizzati gli investimenti, si possono distinguere tre casi.
Affidati ad FI Group, con la nostra esperienza ventennale nell’ambito degli incentivi legati all’innovazione ed alla ricerca e sviluppo, sapremo guidarti attraverso gli ultimi aggiornamenti legislativi e valorizzare al massimo i tuoi investimenti.
Dal 30 marzo 2024, data di entrata in vigore del Decreto, le imprese che vogliono effettuare investimenti saranno tenute ad inviare una comunicazione ex ante, contenente:
Tale comunicazione, inoltre, dovrà essere aggiornata ex post al completamento degli investimenti. Il Decreto prevede che le comunicazioni avvengano in base alla modulistica introdotta dal decreto direttoriale del 6 ottobre 2021 del Ministero dello sviluppo economico, che dovrà essere opportunamente modificato con apposito decreto direttoriale del MIMIT. Processo simile agli incentivi 5.0.
Secondariamente, per gli investimenti realizzati a partire dal 1° gennaio 2024 e fino al 29 marzo 2024, le imprese, ai fini della fruizione dei crediti, dovranno procedere a inviare la comunicazione ex post di completamento degli investimenti.
Da ultimo per gli investimenti in beni strumentali 4.0, si escludono quindi le spese di ricerca e sviluppo, innovazione e design, relativi all’anno 2023, la compensabilità dei crediti maturati e non fruiti è subordinata all’invio del modello di comunicazione di cui al decreto direttoriale 6 ottobre 2021 del Ministero dello sviluppo economico.
Nelle more della approvazione del decreto direttoriale, è consigliabile farsi affiancare da un esperto per la corretta fruizione dei crediti.
FI Group è lieta di annunciare l’iscrizione all’Albo dei certificatori del credito d’imposta.
Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta le imprese dovranno fornire una certificazione attestante la qualificazione delle attività di ricerca e sviluppo, di innovazione tecnologica, design e ideazione estetica.
Le imprese che intendono richiedere una certificazione dovranno farne richiesta al Ministero, indicando il soggetto incaricato, selezionato tra quelli iscritti all’Albo dei certificatori, e comunicando la dichiarazione di accettazione del certificatore.
La certificazione è un documento fondamentale per tutte le imprese che hanno fruito del credito d’imposta: tramite questa procedura, infatti, il credito sarà al sicuro da eventuali contestazioni da parte degli enti controllanti.
È attiva la piattaforma del Ministero delle Imprese e del made in Italy per i professionisti che intendo iscriversi all’Albo dei certificatori del crediti d’imposta ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e design.
Pubblicato anche il decreto direttoriale che definisce la modalità tecnica per formalizzare l’iscrizione all’albo. Si rimane in attesa di:
In prima battuta, il meccanismo era stato definito dal Decreto Semplificazioni dell’estate 2022 nell’ottica di assicurare la correttezza dei progetti di ricerca e sviluppo facendo così legittimamente ambire al credito d’imposta. Il problema nasce dalle contestazioni del Fisco che in alcuni casi sono sfociate nel sostenere l’inesistenza del credito d’imposta. Per questo motivo è stata prevista una sanatoria che consente la restituzione spontanea dei bonus relativi al periodo 2015-2019 senza corrispondere sanzioni e interessi. Procedura prorogata fino al 30 luglio 2024 proprio per i ritardi con cui si è materializzato il sistema della certificazione.
Si tratta di un albo con requisiti ben definiti. Ad esempio, la necessaria presentazione, valutazione o rendicontazione di almeno quindici progetti in tre anni da indicare nella domanda di iscrizione.
Possono, inoltre, presentare domanda di iscrizione all’albo dei certificatori:
Questa opportunità permette alle imprese di certificare i loro crediti d’imposta, anche passati, offrendo una sicurezza giuridica concordata con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
FI Group con il suo team di tecnici specializzati è a supporto di imprese con progetti in ambito di ricerca e sviluppo e innovazione da oltre vent’anni.
Rivolgiti subito ai nostri consulenti per beneficiare dei crediti d’imposta o verificare che questi non possano essere soggetti a controlli.