


Il revamping industriale è una delle strategie più efficaci e sostenibili per le imprese che vogliono modernizzare i propri asset produttivi, ridurre i costi operativi e aumentare l’efficienza energetica—senza sostenere l’investimento elevato richiesto per l’acquisto di nuovi macchinari.
Il revamping industriale consiste nell’ammodernamento profondo di macchinari e impianti esistenti tramite l’integrazione di tecnologie digitali, sistemi energetici efficienti e componenti evolute, aumentando performance e vita utile senza sostituzione completa.
Il contesto competitivo e normativo premia le aziende che modernizzano rapidamente i propri asset, con un approccio sostenibile e data-driven.
I motivi principali:
| Strategia | Descrizione | Investimento | Downtime | Benefici |
Quando sceglierla |
|
Revamping |
Upgrade profondo di asset esistenti | Medio | Medio | +Efficienza
+Digitale +Energia |
Macchine solide ma obsolete |
|
Retrofit |
Aggiunta componenti tecnologiche |
Basso | Basso | Digitalizzazione light |
Impianti recenti |
|
Sostituzione |
Nuovo macchinario | Alto | Alto | Massime performance |
Asset non recuperabili |
Componenti tipici:
La Transizione 4.0 resta attiva e strutturale nella Legge di Bilancio 2026, con credito d’imposta per beni strumentali e attività di ricerca, innovazione e design. Il revamping è ammissibile se integra funzionalità digitali e requisiti 4.0.
La Legge di Bilancio 2026 conferma il Nuovo Piano Transizione 5.0, che introduce l’iperammortamento per sostenere investimenti in beni strumentali per la doppia transizione digitale ed energetica. Il revamping è ammissibile quando genera un upgrade strutturale misurabile.
Secondo il MIMIT la misura:
La normativa 5.0 è stata ampliata e semplificata con le modifiche introdotte dalla Legge del 30 dicembre 2024, n. 207.
Sì, l’iperammortamento 2026- 2028 si applica al revamping industriale solo quando l’intervento produce un bene strumentale con caratteristiche nuove o significativamente migliorate, con impatti misurabili su digitalizzazione ed efficienza energetica.
Quando il revamping può accedere all’iperammortamento:
Quando non è applicabile:
Una valutazione corretta dell’idoneità al revamping non riguarda solo lo stato meccanico del macchinario, ma anche la sua capacità di supportare livelli più avanzati di digitalizzazione, interconnessione e monitoraggio. Questo passaggio è fondamentale per determinare se l’intervento potrà essere qualificato come bene 4.0 o rientrare nella logica della Transizione 5.0.
Criteri principali:
Per le imprese che vogliono verificare in modo oggettivo la conformità ai requisiti tecnico‑funzionali, FI Group mette a disposizione il servizio Fiscal Audit 4.0, che analizza componenti, interconnessione, sistemi di controllo e potenziale digitale del bene.
Vantaggi economici:
Vantaggi operativi:
Vantaggi ESG:
Sì, se gli upgrade includono PLC, IoT, sistemi SCADA o MES con requisiti 4.0.
In media +7–10 anni, variabile per settore.
Sì: credito d’imposta 4.0, R&S/Innovazione/Design, Sabatini, incentivi energetici, iperammortamento 5.0.
FI Group by EPSA supporta le imprese in tutte le fasi: analisi tecnica del revamping, verifica dei requisiti 4.0/5.0, rendicontazione, conformità e accesso agli incentivi.
Con oltre 20 anni di esperienza a livello internazionale e team specializzati in Italia, garantiamo un approccio Global Reach con una Local Expertise concreta e vicina alle imprese.
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Gli Accordi di Sviluppo sono strumenti agevolativi previsti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per sostenere progetti di investimento strategici in Italia. Si rivolgono a imprese che intendono realizzare programmi complessi di sviluppo industriale, tutela ambientale o innovazione.
La Manovra 2026 conferma il rifinanziamento degli strumenti di finanza agevolata più strategici per la crescita industriale e territoriale. Tra questi, gli Accordi di Sviluppo rappresentano una leva fondamentale per le imprese che intendono realizzare progetti di investimento di rilevanza nazionale. Con una dotazione complessiva di circa 750 milioni di euro, questo strumento è pensato per accelerare investimenti in green transition, digitalizzazione e sviluppo delle aree ZES. Scopri chi può beneficiarne e come accedere agli incentivi.
Gli Accordi di Sviluppo sono procedure negoziali speciali attivabili nell’ambito dei Contratti di Sviluppo per progetti di investimento pari o superiori a 50 milioni di euro.
Consentono:
Questa modalità è pensata per progetti strategici che generano impatto economico e occupazionale significativo.
La Manovra 2026 destina risorse significative. Tabella dotazione finanziaria:
| Settore | Budget (€) |
|---|---|
| Industria/Agro | 400 mln |
| Ambiente | 225 mln |
| Turismo/ZES | 122,8 mln |
| Totale | ~750 mln |
Questi incentivi rispondono ai bisogni delle imprese: riduzione dei costi energetici, digitalizzazione dei processi, attrazione di turismo sostenibile e certezza normativa per grandi investimenti.
Gli Accordi di Sviluppo sono pensati per imprese con progetti di investimento di grande impatto economico e occupazionale, in settori strategici per la crescita del Paese. In particolare:
Gli Accordi di Sviluppo non sono pensati per tutte le aziende, ma per quelle che hanno progetti ambiziosi e necessità specifiche. Ecco i principali beneficiari di questo bando e come questo strumento innovativo le supporta:
Quanto dura l’istruttoria? Entro 90 giorni dalla firma.
Posso includere R&S? Sì, se funzionale al progetto principale.
Sono cumulabili con altri incentivi? In alcuni casi, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato.
Quali obblighi occupazionali? Assunzione di percettori di sostegno al reddito e lavoratori da tavoli di crisi.
Come avviare la procedura? La richiesta parte da Invitalia tramite piattaforma online. Serve firma digitale, PEC e business plan dettagliato.
Gli Accordi di Sviluppo non sono solo un incentivo: sono una strategia di crescita per chi vuole investire in Italia con progetti ad alto impatto economico e occupazionale.
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Nuovamente aggiornato il decreto contenente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e l’agevolazione dedicata all’Industria 5.0, il credito d’imposta Transizione 5.0. Il decreto dispone l’impiego delle risorse per il pacchetto di “aggiornamento” del PNRR e l’impiego dei fondi del RePower EU che vanno ad integrare il Piano Transizione 5.0.
Infatti, come rimarcato più volte, il Piano Transizione Industria 5.0 è stato incluso nel PNRR, con 6,3 miliardi di euro provenienti dal Piano RePowerEU, volto a incentivare la transizione energetica verso le fonti rinnovabili.
I 6,3 miliardi di euro, stanziati per il biennio 2024-2025, andranno a sommarsi ai fondi già previsti per il Piano Transizione 4.0. Le agevolazioni, sotto forma di crediti d’imposta, saranno destinate alle spese sostenute tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025.
Approfondisci qui le aliquote 5.0:
Le novità principali sono relative alla procedura di fruizione del beneficio e al ruolo del GSE. Il GSE, diventa, infatti, il soggetto principale a cui le imprese dovranno rivolgersi. Quest’ultimo potrà dotarsi di mezzi opportuni utilizzando 45 milioni dei 63 milioni complessivamente assegnati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la realizzazione della piattaforma e il funzionamento dell’incentivo.
Rispetto al Piano 4.0 sono previste aliquote più elevate e crescenti in base al livello di efficienza, che potranno raggiungere anche il 40%. Sarà, inoltre, incrementato il tetto massimo agevolabile, dagli attuali 20 a 50 milioni di euro, così da rendere il Piano una leva per rendere ancora più efficace l’azione di attrazione di investimenti stranieri nel nostro Paese.
L’impresa dovrà dimostrare: la riduzione di almeno il 3% del consumo finale d’energia ed un risparmio energetico di almeno il 5% rispetto ai consumi dello stesso processo registrati prima dell’acquisizione dei beni 4.0.
Sarà necessaria una certificazione “ex ante” ed “ex post” dovrà attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti in conformità con quanto riportato nella certificazione “ex ante”.
Un credito d’imposta per agevolare le spese sostenute per formare il personale nell’acquisizione delle competenze necessarie per la transizione verde delle imprese.
Credito d’imposta per l’acquisto di impianti di autoproduzione/autoconsumo di energia rinnovabile (ad esclusione delle biomasse).
Gli ultimi aggiornamenti:
La Commissione europea ha approvato una modifica mirata del Regolamento generale di esenzione per categoria (RGEC) con l’obiettivo di facilitare, semplificare e accelerare il sostegno alle transizioni verdi e digitali nell’Unione europea.
Questo regolamento prevede eccezioni all’articolo 108(3) del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che impone che tutti gli aiuti di Stato siano notificati e approvati preventivamente dalla CE. Il RGEC elimina questo obbligo per le sovvenzioni nazionali di alcune categorie, ritenendo che non compromettano la libera concorrenza nel mercato unico, contribuendo così ad accelerare la concessione di tali aiuti.
In particolare, questo emendamento mirato aggiorna le norme di eccezione per adattarle ai nuovi orientamenti e obiettivi dell’UE in materia di transizione verde e digitale, ponendo al contempo le giuste basi per contribuire alla ripresa dell’economia europea dopo la pandemia di coronavirus, gli alti prezzi dell’energia e la guerra della Russia contro l’Ucraina.
Insieme al nuovo Quadro temporaneo di crisi e transizione, il regolamento faciliterà agli Stati membri l’attuazione di nuove misure in settori fondamentali per la transizione e la competitività di un’industria europea a zero emissioni, nonché per accelerare l’obiettivo di neutralità climatica del Green Deal europeo. Questi obiettivi sono in linea con il Piano Industriale Green Deal, presentato il mese scorso dalla CE.
Il GBER sarà adottato formalmente nelle prossime settimane, dopo essere stato tradotto in tutte le lingue ufficiali dell’UE, ed entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.
Quali categorie specifiche di aiuti vengono promosse?
In particolare, le norme riviste consentono:
Questo nuovo regolamento consente inoltre l’allineamento con le più recenti linee guida dell’UE, come gli Orientamenti sugli aiuti regionali, gli Orientamenti sugli aiuti di Stato per il clima, l’energia e l’ambiente, gli Orientamenti sul finanziamento del rischio, il Quadro per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione e gli Orientamenti sulla banda larga.
L’RGEC sarà prorogato fino alla fine del 2026 per garantire la certezza del diritto e la stabilità normativa, e le soglie saranno aumentate anche al di là delle aree sottoposte a revisione specifica per tener conto del più lungo periodo di validità delle norme.
FI Group ha 20 anni di esperienza e vuole accompagnarvi nel percorso della nuova NextGenerationEU. I nostri esperti sono a vostra disposizione per analizzare come il vostro progetto si inserisce nel fondo di recupero europeo NextGenerationEU e per compiere insieme a voi i passi successivi.