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FI Group Expertise

L’urgenza della leadership aziendale nella crisi climatica
Negli ultimi anni, la crisi climatica è passata da una preoccupazione lontana a una realtà tangibile, con impatti significativi su economie, catene del valore e persone. Per le aziende, questo non è più solo un tema ambientale: è una questione strategica ed economica. Secondo il World Economic Forum, i danni legati al clima hanno superato i 3,6 miliardi di dollari dal 2000 e, senza interventi, il PIL globale potrebbe diminuire del 22% entro il 2100.

Perché la crisi climatica è una minaccia economica

L’inazione climatica non è solo una questione ambientale, ma una grave minaccia economica. I costi crescenti associati agli eventi meteorologici estremi, insieme alle implicazioni economiche dell’incapacità di passare a un’economia a basse emissioni di carbonio, sono sorprendenti. Le aziende che ignorano questi rischi potrebbero trovarsi ad affrontare una perdita dal 5% al 25% del loro EBITDA entro il 2050.

Il costo dell’inazione: dati e proiezioni

Il rapporto del WEF, “The Cost of Inaction: A CEO Guide to Navigating Climate Risk” evidenzia che il costo dell’inazione supera di gran lunga gli investimenti necessari per la transizione. Le imprese che agiscono oggi saranno meglio posizionate per prosperare in un’economia sostenibile.
Molti leader aziendali continuano a considerare la sostenibilità come un obbligo morale o un costo inevitabile, quando in realtà si tratta di una decisione strategica. Incorporare la resilienza climatica nella gestione organizzativa non solo protegge le risorse dell’azienda, ma crea anche opportunità di business, rafforza il rapporto con gli investitori, migliora la fidelizzazione dei talenti, instaura un rapporto migliore con le parti interessate e rende possibile la protezione delle persone e del capitale naturale.

Come integrare il rischio climatico nella strategia aziendale

Per affrontare la crisi climatica, i leader devono incorporare la resilienza climatica nella gestione strategica. Ecco i passi chiave:

Valutazione dei rischi

  • Analizzare i rischi fisici e di transizione.
  • Identificare le opportunità legate al clima.

Gestione e adattamento

  • Investire in strategie di adattamento e resilienza.
  • Integrare il monitoraggio dei rischi nelle operazioni.

Opportunità di business sostenibile

  • Riformulare i modelli di business per adottare tecnologie green.
  • Creare valore attraverso innovazione e sostenibilità.

Il ruolo di FI Group nella transizione climatica

FI Group affianca le imprese nell’integrazione dei rischi climatici nelle strategie aziendali, supportandole nell’accesso a contributi e incentivi per progetti orientati alla sostenibilità. Con oltre 25 anni di esperienza, offriamo consulenza mirata per favorire modelli di business più resilienti e innovativi, in linea con le sfide ambientali ed economiche attuali.

La domanda non è più se agire, ma quando. E la risposta è inequivocabile: il momento è adesso.

FAQ – Leadership aziendale e crisi climatica

Perché la crisi climatica è importante per le aziende?

La crisi climatica influisce direttamente su costi operativi, supply chain e stabilità economica. Ignorare i rischi climatici può portare a perdite significative e riduzione della competitività.

Quali sono i principali rischi climatici per le imprese?

I rischi includono eventi meteorologici estremi, interruzioni delle catene di fornitura, aumento dei costi energetici e normative più severe per la riduzione delle emissioni.

Come possono i CEO integrare il rischio climatico nella strategia aziendale?

Attraverso valutazioni dei rischi, investimenti in resilienza, riformulazione dei modelli di business e monitoraggio costante delle performance ESG.

Quali vantaggi offre la resilienza climatica alle aziende?

Protegge le risorse, migliora la reputazione, rafforza la fiducia degli investitori e apre nuove opportunità di crescita sostenibile.

Qual è il costo dell’inazione climatica?

Secondo il WEF, il costo dell’inazione supera di gran lunga gli investimenti necessari per la transizione. Le aziende rischiano perdite fino al 25% dell’EBITDA entro il 2050.

Contatta FI Group per scoprire come ottenere contributi e incentivi per progetti di sostenibilità e innovazione nella tua azienda.
Nuovo incentivo 2026: accesso semplificato alla transizione

Incentivo 2026: verso un unico incentivo la doppia transizione digitale ed energetica

Nel 2026, il panorama degli incentivi fiscali per le imprese italiane cambierà radicalmente. Il Governo sta progettando un nuovo incentivo unico che accorperà le misure di Transizione 4.0 e 5.0, con l’obiettivo di semplificare l’accesso ai benefici e sostenere la doppia transizione: digitale e green.

Questa nuova misura, finanziata con risorse nazionali, nasce dalla necessità di superare le complessità del Piano Transizione 5.0 e di offrire alle imprese uno strumento più snello, efficace e inclusivo.

Un format semplificato: addio burocrazia?

Nel 2025 il Piano Transizione 5.0 aveva già unificato digitale e green in un unico incentivo. Il nuovo incentivo 2026 si differenzia per semplificazione normativa, assenza di vincoli DNSH, aliquote ridotte a due binari e accesso più inclusivo. L’obiettivo è rendere la doppia transizione più rapida e meno burocratica.

Tempistiche e criticità operative del nuovo incentivo 2026

Il nuovo incentivo è legato alla Legge di Bilancio 2026 e alla rinegoziazione del PNRR. Il Piano 5.0 scade il 31 dicembre 2025: senza proroga, le imprese rischiano un vuoto normativo.
Ipotesi in corso:

  • Proroga fino ad aprile 2026
  • Avvio retroattivo del nuovo incentivo

Entrambe le soluzioni richiedono chiarezza normativa e strumenti operativi rapidi.

Dotazione finanziaria e origine delle risorse: nuovo incentivo 2026

Il nuovo incentivo sarà finanziato con risorse PNRR e PNC. Dei 6,3 miliardi previsti per il Piano 5.0, circa 2,1 miliardi sono già prenotati. Si stima che 3,8-4 miliardi possano essere riallocati per il nuovo piano.
Nota strategica: la disponibilità dipenderà dalla capacità di spesa entro il 2025 e dalla rinegoziazione con la Commissione UE.

Durata e struttura

Le ipotesi iniziali parlavano di una misura triennale, ma oggi è più realistico un orizzonte annuale o biennale.
  • Durata annuale: impatto concentrato e incisivo
  • Durata biennale: maggiore continuità, ma rischio di dispersione risorse

Aliquote: due binari per digitale e green

Il nuovo incentivo dovrebbe prevedere due sole aliquote:

  • Una per gli investimenti digitali (Transizione 4.0)
  • Una per quelli energetici e ambientali (Transizione 5.0)

Non è ancora chiaro se le due aliquote saranno indipendenti o se, come nel modello attuale, l’investimento digitale sarà prerequisito per accedere all’incentivo green. In ogni caso, l’eliminazione di soglie e scaglioni dovrebbe semplificare notevolmente l’accesso.

Revisione degli allegati A e B: nuovi beni ammissibili

I tecnici del MIMIT stanno lavorando alla revisione degli allegati A e B:

  • Allegato A: beni materiali
  • Allegato B: beni immateriali
  • Nuovo Allegato C: tecnologie per efficienza energetica

Possibili inclusioni: motori elettrici, server industriali, tecnologie per autoproduzione da rinnovabili. È fondamentale che questa apertura non si trasformi in un “assalto alla diligenza”, ma in una valorizzazione mirata dell’innovazione industriale.

Cosa aspettarsi dall’incentivo 2026

Il nuovo incentivo promette:
  • Semplificazione normativa
  • Accesso più inclusivo
  • Maggiore flessibilità
Tuttavia, sarà cruciale che il Governo:
  • Definisca tempistiche chiare
  • Offra strumenti digitali efficienti
  • Garantista trasparenza normativa
Solo così le imprese potranno pianificare con fiducia investimenti in tecnologie 4.0, efficienza energetica e formazione avanzata.
Scopri il nostro servizio di assistenza nell’accesso a incentivi e sovvenzioni, contattaci ora.

FAQ – Incentivo 2026

Quando entrerà in vigore il nuovo incentivo 2026?

Si prevede l’avvio nel primo semestre 2026, subordinato alla Legge di Bilancio e alla rinegoziazione del PNRR.

Quali investimenti saranno agevolati?

Saranno agevolati beni strumentali digitali, tecnologie per efficienza energetica e formazione avanzata per competenze 4.0.

Il Piano Transizione 5.0 sarà prorogato?

Non è confermato. Si ipotizza una proroga fino ad aprile 2026 o una partenza retroattiva del nuovo incentivo.

Quali sono le principali differenze tra il nuovo incentivo 2026 e il Piano 5.0?

  • Semplificazione normativa: niente DNSH
  • Aliquote ridotte: due binari (digitale e green)
  • Accesso più inclusivo: meno vincoli per imprese energivore
  • Durata più breve: annuale o biennale

Come posso accedere al nuovo incentivo 2026?

FI Group offre analisi di ammissibilità, gestione completa della pratica e supporto strategico per massimizzare i benefici. Contattaci ora.

 

Horizon Europe: 550 milioni di euro per il Clean Industrial Deal

Che cos’è il Clean Industrial Deal?

Il Clean Industrial Deal è un’iniziativa strategica dell’Unione Europea, parte del programma Horizon Europe, che mira a sostenere la transizione ecologica dell’industria. L’obiettivo è promuovere tecnologie pulite, ridurre le emissioni di CO₂ e favorire un’economia più sostenibile e circolare.

Un piano d’azione strategico dell’Unione Europea che punta a supportare la competitività e la resilienza dell’industria europea, accelerando contemporaneamente il processo di decarbonizzazione. Può essere considerato l’evoluzione naturale del European Green Deal, adattato alle nuove sfide economiche e geopolitiche che l’Europa si trova ad affrontare.

Qual è il budget disponibile?

La Commissione Europea ha stanziato 550 milioni di euro per le call Horizon Europe 2025-2026 dedicate al Clean Industrial Deal. Questi fondi finanzieranno progetti innovativi che contribuiscano agli obiettivi del Green Deal europeo.

Quali sono gli obiettivi delle call Horizon Europe 2025-2026?

Le nuove call mirano a:
  • Sostenere la ricerca e innovazione industriale
  • Favorire la decarbonizzazione dei processi produttivi
  • Promuovere l’economia circolare e la digitalizzazione
  • Rafforzare la competitività europea nel settore industriale

Quali sono le aree tematiche finanziate?

Le call si concentrano su cinque ambiti chiave:
Area Tematica Descrizione
Idrogeno rinnovabile Sviluppo e utilizzo di fonti energetiche pulite
Tecnologie CCUS Cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio
Efficienza energetica Ottimizzazione dei consumi nei processi industriali
Materiali sostenibili Ricerca e applicazione di materiali ecocompatibili
Digitalizzazione industriale Automazione e innovazione digitale dei processi

Chi può partecipare alle call?

Possono candidarsi:
  • Imprese private e PMI
  • Centri di ricerca e innovazione
  • Università
  • Consorzi europei e partenariati pubblico-privati
La partecipazione è aperta a soggetti con sede negli Stati membri dell’UE o in Paesi associati a Horizon Europe.

Come si presenta una proposta?

Le proposte devono essere inviate tramite il portale ufficiale della Commissione Europea. I passaggi principali sono:
  1. Registrazione dell’organizzazione
  2. Selezione del topic di interesse
  3. Compilazione del formulario online
  4. Allegazione della documentazione richiesta
Scadenza: 7 febbraio 2026
Lancio ufficiale delle call: dicembre 2025

Qual è l’impatto atteso?

Con questo investimento, l’UE punta a:
  • Ridurre le emissioni industriali
  • Accelerare l’adozione di tecnologie verdi
  • Creare nuovi posti di lavoro nel settore sostenibile
  • Rafforzare la leadership europea nella transizione ecologica

Quali sono i vantaggi per le imprese italiane?

Partecipare alle call Horizon Europe 2025-2026 offre alle aziende italiane accesso a finanziamenti europei per progetti di innovazione, decarbonizzazione e digitalizzazione. A seguire, sono elencati alcuni dei benefici principali per la competitività delle imprese:

  • Accesso a 550 milioni di euro stanziati dalla Commissione Europea.
  • Possibilità di cumulare incentivi e bandi nazionali (es. Fondo per la Transizione Industriale).
  • Allineamento con il PNRR per la transizione ecologica.
  • Maggiore competitività internazionale grazie ai consorzi europei.
  • FI Group, può essere il tuo partner di fiducia e supportare la tua impresa nella candidatura, dalla verifica di eleggibilità alla gestione del progetto.
FI Group offre consulenza strategica localizzata, integrata con la portata globale del gruppo, per accompagnare le imprese italiane nell’accesso ai fondi europei e nella valorizzazione dei progetti innovativi.

FAQ – Domande frequenti

Cos’è Horizon Europe?

Horizon Europe è il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione, attivo dal 2021 al 2027, con un budget complessivo di oltre 95 miliardi di euro.

Cos’è il Clean Industrial Deal?

È una strategia europea per promuovere tecnologie industriali pulite, decarbonizzazione e digitalizzazione, in linea con il Green Deal.

Chi può partecipare?

Imprese, PMI, università, centri di ricerca e consorzi europei con sede in Stati membri o Paesi associati.

Come si presenta una proposta?

Tramite il portale, seguendo le istruzioni per registrazione, selezione topic e invio documentazione.

Quali sono le aree tematiche?

  • Idrogeno rinnovabile
  • Tecnologie CCUS
  • Efficienza energetica
  • Materiali sostenibili
  • Digitalizzazione industriale
Vuoi candidarti a Horizon Europe?
FI Group è il tuo partner strategico per accedere ai fondi europei. Offriamo consulenza completa per:
  • Analisi di eleggibilità
  • Redazione della proposta
  • Gestione del progetto
  • Ottimizzazione fiscale
Contattaci per una valutazione gratuita del tuo progetto.
Fine incentivi e Piano Transizione 50: strategie e soluzioni

Scopri i punti chiave del webinar sulla revoca degli incentivi 5.0: chiusura delle domande il 27 novembre, impatti per le imprese e strategie di recupero. 

Il webinar gratuito del 13 novembre 2025 ha analizzato la revoca degli incentivi previsti dal Piano Transizione 5.0, pensato per sostenere le imprese italiane negli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. 

Durante il webinar, i nostri esperti hanno illustrato gli impatti della revoca e le strategie per affrontare questa fase di incertezza. 

 Cosa abbiamo trattato nel webinar 

  • Motivi della revoca degli incentivi 5.0 
  • Impatti immediati per le imprese  
    • Rischio finanziario per investimenti già avviati 
    • Progetti bloccati e perdita di competitività 
  • Alternative disponibili e strategie di recupero 
  • Sessione Q&A con i nostri consulenti 

👉 Guarda la registrazione completa 

FAQ – Transizione 5.0 e 4.0

Le domande per Transizione 5.0 sono chiuse?
Sì, il MIMIT ha chiuso le prenotazioni il 27 novembre 2025 a seguito dell’esaurimento delle risorse.

Cosa succede alle domande presentate dopo l’esaurimento delle risorse?Le domande presentate fino al 27 novembre 2025 sono garantite e saranno gestite secondo le modalità previste dal MIMIT. Quelle inviate dopo tale data non verranno accettate.

Il Governo sta cercando nuove risorse per Transizione 5.0?
Sì, il MIMIT è al lavoro per reperire fondi aggiuntivi, vista l’elevata adesione delle imprese alla misura.

Cosa succede alle domande presentate dopo l’esaurimento delle risorse?
Le domande restano valide e saranno considerate in ordine cronologico qualora vengano stanziate nuove risorse.

Quando sarà operativo il nuovo Piano Transizione 5.0?
Il nuovo piano entrerà in vigore il 1° gennaio 2026, in piena continuità con la misura attuale.

Qual è la situazione di Transizione 4.0?
Le risorse sono quasi esaurite: il GSE segnala una disponibilità residua di circa 53 milioni di euro alle ore 13 dell’11 novembre.

Quanti nuovi progetti sono stati caricati sulla piattaforma GSE?
Dal 10 all’11 novembre sono stati caricati 742 nuovi progetti, per un valore complessivo di 231 milioni di euro.

Fondo Transizione Industriale 2026: spinta green per le imprese

Il Fondo Transizione Industriale 2026 è la spinta green e leva più potente per accompagnare le imprese italiane verso la transizione ecologica.

Lanciato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il fondo mette sul piatto 400 milioni di euro per sostenere progetti industriali che puntano a ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi. Non si tratta di aumentare la produzione, ma di produrre meglio, con meno sprechi, meno emissioni e più innovazione.

Un fondo, quattro direttrici strategiche

Il cuore del bando è chiaro: aiutare le imprese a trasformarsi. Come? Attraverso interventi mirati su:

  • Efficientamento energetico degli impianti
  • Uso circolare delle risorse (riuso, riciclo, recupero)
  • Produzione di energia rinnovabile per autoconsumo
  • Tecnologie digitali e Industria 4.0 applicate alla sostenibilità

Quanto finanzia il Fondo Transizione Industriale 2026?

  • PMI: contributo a fondo perduto fino al 40%
  • Grandi imprese: fino al 30%
  • Cumulo con altri incentivi: possibile per massimizzare il beneficio

Quali sono i vantaggi per le imprese?

  • Miglioramento del rating ESG
  • Accesso a certificazioni ambientali
  • Maggiore competitività sui mercati internazionali
  • Riduzione dei costi energetici e operativi

Le origini del Fondo Transizione Industriale 2026: una risposta strutturale alla sfida climatica

Il fondo nasce con la Legge di Bilancio 2022, ma affonda le sue radici nel PNRR e nelle politiche europee per la transizione ecologica. È regolato da due decreti chiave (ottobre 2022 e dicembre 2024) che ne definiscono criteri e modalità operative.

Non è un’iniziativa spot, ma parte di una strategia più ampia per decarbonizzare l’industria italiana e renderla protagonista del cambiamento.

I risultati delle edizioni precedenti del Fondo Transizione Industriale 2026

I numeri parlano chiaro:

  • Centinaia di progetti finanziati in tutta Italia
  • 40% delle risorse al Sud, a sostegno della coesione territoriale
  • 50% dei fondi alle imprese energivore, con impatti tangibili sulla riduzione dei consumi

Ma non è solo questione di numeri. Molte aziende hanno colto l’occasione per ripensare il proprio modello produttivo, ottenere certificazioni ambientali, migliorare il proprio rating ESG e posizionarsi meglio sui mercati internazionali.

Le aspettative delle imprese per il nuovo bando Fondo Transizione Industriale 2026

Con l’apertura del nuovo sportello prevista dal 15 settembre al 12 dicembre 2026, le imprese italiane si preparano a cogliere questa opportunità strategica. Ma quali sono le richieste più frequenti per rendere il bando più efficace?

Principali aspettative delle aziende

  • Procedure più snelle e tempi certi di valutazione delle domande
  • Maggiore flessibilità nei progetti ammissibili, per includere innovazioni integrate
  • Integrazione tra transizione ambientale e digitale, in linea con Industria 4.0
  • Più spazio alle PMI, spesso penalizzate nelle edizioni precedenti
Le imprese manifestano una forte volontà di investire, ma chiedono chiarezza, velocità e una visione strategica che favorisca la competitività e la sostenibilità.

Un’occasione da non perdere

Il Fondo per la Transizione Industriale non è solo un incentivo economico. È un acceleratore di cambiamento, una leva per rendere il nostro sistema produttivo più resiliente, moderno e sostenibile.

Per le imprese italiane, è il momento di agire. Preparare un progetto solido, coerente con gli obiettivi ambientali e ben strutturato può fare la differenza tra restare fermi o diventare protagonisti della nuova economia green.

Vuoi accedere al Fondo Transizione Industriale 2026 e massimizzare il contributo?
FI Group è il tuo partner strategico per la finanza agevolata e la consulenza ESG.

FAQ – Domande frequenti

Qual è la dotazione del Fondo Transizione Industriale 2026?

400 milioni di euro per il 2026.

Quali spese sono ammissibili?

Interventi su impianti, tecnologie digitali, sistemi di produzione rinnovabile, processi di riciclo.

Posso cumulare altri incentivi?

Sì, è possibile cumulare con altri strumenti nazionali ed europei.

Come presentare la domanda per il Fondo Transizione Industriale 2026 ?

La procedura è telematica sul portale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. È richiesta:
  • Progetto dettagliato con obiettivi ambientali chiari
  • Piano finanziario sostenibile
  • Documentazione tecnica e amministrativa
Accordi di Sviluppo: Opportunità vincente nella Manovra 2026

Gli Accordi di Sviluppo sono strumenti agevolativi previsti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per sostenere progetti di investimento strategici in Italia. Si rivolgono a imprese che intendono realizzare programmi complessi di sviluppo industriale, tutela ambientale o innovazione.

La Manovra 2026 conferma il rifinanziamento degli strumenti di finanza agevolata più strategici per la crescita industriale e territoriale. Tra questi, gli Accordi di Sviluppo rappresentano una leva fondamentale per le imprese che intendono realizzare progetti di investimento di rilevanza nazionale. Con una dotazione complessiva di circa 750 milioni di euro, questo strumento è pensato per accelerare investimenti in green transition, digitalizzazione e sviluppo delle aree ZES. Scopri chi può beneficiarne e come accedere agli incentivi.

Cos’è un Accordo di Sviluppo

Gli Accordi di Sviluppo sono procedure negoziali speciali attivabili nell’ambito dei Contratti di Sviluppo per progetti di investimento pari o superiori a 50 milioni di euro.
Consentono:

  • Corsia preferenziale nell’istruttoria e nell’assegnazione dei fondi
  • Riduzione dei tempi di valutazione (entro 90 giorni dalla firma)
  • Coinvolgimento diretto di MIMIT, Invitalia e altre amministrazioni per accelerare l’iter

Questa modalità è pensata per progetti strategici che generano impatto economico e occupazionale significativo.

Dotazione finanziaria

La Manovra 2026 destina risorse significative. Tabella dotazione finanziaria:

Settore Budget (€)
Industria/Agro 400 mln
Ambiente 225 mln
Turismo/ZES 122,8 mln
Totale ~750 mln

Quali agevolazioni sono previste?

  • Contributi a fondo perduto
  • Finanziamenti agevolati
  • Fast Track per progetti strategici

Questi incentivi rispondono ai bisogni delle imprese: riduzione dei costi energetici, digitalizzazione dei processi, attrazione di turismo sostenibile e certezza normativa per grandi investimenti.

Chi può beneficiarne

Gli Accordi di Sviluppo sono pensati per imprese con progetti di investimento di grande impatto economico e occupazionale, in settori strategici per la crescita del Paese. In particolare:

  • Grandi imprese industriali che vogliono espandere la capacità produttiva con tecnologie green e ridurre i costi energetici.
  • Gruppi agroalimentari interessati a digitalizzare la filiera, innovare i processi e migliorare la tracciabilità dei prodotti.
  • Operatori turistici che intendono riqualificare strutture dismesse, soprattutto in Zone Economiche Speciali (ZES), puntando su sostenibilità e attrazione di nuovi flussi.
  • Multinazionali che pianificano insediamenti produttivi in Italia con investimenti superiori a 50 milioni di euro, cercando procedure rapide e certezza normativa.

Chi sono le imprese target e come gli Accordi di Sviluppo rispondono ai loro bisogni

Gli Accordi di Sviluppo non sono pensati per tutte le aziende, ma per quelle che hanno progetti ambiziosi e necessità specifiche. Ecco i principali beneficiari di questo bando e come questo strumento innovativo le supporta:

  • CEO di aziende industriali
    Necessità: ridurre i costi energetici e innovare la produzione.
    Obiettivo: espandere la capacità produttiva con tecnologie green.
    Come aiuta il bando: contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per impianti sostenibili.
  • Responsabili innovazione agroalimentare
    Necessità: digitalizzare la filiera e migliorare la tracciabilità.
    Obiettivo: aumentare efficienza e competitività.
    Come aiuta il bando: fondi dedicati alla digitalizzazione e procedure accelerate per progetti > 50 milioni €.
  • Imprenditori turistici
    Necessità: riqualificare strutture dismesse e attrarre turismo sostenibile.
    Obiettivo: valorizzare le aree ZES e incrementare il flusso turistico.
    Come aiuta il bando: incentivi per riqualificazione, sostenibilità e digitalizzazione.
  • Direttori Operations di multinazionali
    Necessità: tempi rapidi e certezza normativa per insediamenti produttivi.
    Obiettivo: avviare grandi progetti in Italia senza ritardi.
    Come aiuta il bando: Fast Track e supporto istituzionale con iter negoziale semplificato.

FAQ sugli Accordi di Sviluppo

Quanto dura l’istruttoria? Entro 90 giorni dalla firma.
Posso includere R&S? Sì, se funzionale al progetto principale.
Sono cumulabili con altri incentivi? In alcuni casi, nel rispetto delle norme sugli aiuti di Stato.
Quali obblighi occupazionali? Assunzione di percettori di sostegno al reddito e lavoratori da tavoli di crisi.
Come avviare la procedura? La richiesta parte da Invitalia tramite piattaforma online. Serve firma digitale, PEC e business plan dettagliato.

Perché agire subito

Gli Accordi di Sviluppo non sono solo un incentivo: sono una strategia di crescita per chi vuole investire in Italia con progetti ad alto impatto economico e occupazionale.
La finestra di opportunità è aperta: prenota la tua posizione e avvia la negoziazione.

Vuoi sapere se il tuo progetto è idoneo?
Contattaci per una consulenza dedicata: analizzeremo requisiti, tempistiche e vantaggi per la tua impresa.

La spinta europea verso le energie rinnovabili

L’Unione europea è all’avanguardia nella transizione globale verso le energie rinnovabili. Con gli ambiziosi obiettivi fissati nell’ambito del Green Deal europeo, l’UE mira a diventare il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. Questo obiettivo è sostenuto da varie iniziative di finanziamento, progetti innovativi e dall’integrazione di tecnologie avanzate. FI Group svolge un ruolo cruciale nell’aiutare le aziende ad accedere a queste opportunità di finanziamento per raggiungere i loro obiettivi in materia di energie rinnovabili.

Iniziative di finanziamento dell’UE

L’UE ha istituito diversi meccanismi di finanziamento per sostenere i progetti di energia rinnovabile:

  • Fondo di coesione: Mira a ridurre le disparità economiche e sociali tra i Paesi dell’UE e a promuovere lo sviluppo sostenibile sostenendo progetti che riducono le emissioni di gas serra, aumentano l’uso di energie rinnovabili e migliorano l’efficienza energetica.
  • Meccanismo per collegare l’Europa (CEF): Con un budget di 42,3 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, il CEF sostiene gli investimenti in infrastrutture energetiche, di trasporto e digitali, con 8,7 miliardi di euro stanziati specificamente per progetti energetici.
  • Banca europea per gli investimenti (BEI): Fornisce prestiti e strumenti finanziari per finanziare progetti energetici e ha lanciato l’European Investment Advisory Hub per offrire consulenza ed esperienza sullo sviluppo dei progetti.
  • Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI): Mobilita investimenti privati in progetti di importanza strategica, tra cui le energie rinnovabili, le reti elettriche e l’efficienza energetica.
  • Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR): Finanzia programmi per rendere l’Europa più competitiva, più verde e più vicina ai cittadini, sostenendo gli investimenti nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica.
  • Horizon Europe: Un programma di finanziamento della ricerca e dell’innovazione che investe circa 5,6 miliardi di euro per sostenere il Green Deal europeo e accelerare la transizione verso l’energia pulita.

Esempi di sovvenzioni e progetti assegnati

Diversi progetti hanno beneficiato di sovvenzioni dell’UE. Ad esempio, nel 2025 il Fondo per l’innovazione ha sostenuto 77 progetti di decarbonizzazione in 18 Paesi europei. Questi progetti mirano a ridurre le emissioni di circa 397,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nei primi dieci anni di attività. Horizon Europe ha finanziato numerosi progetti nell’ambito del Cluster 5 “Clima, energia e mobilità” per sostenere l’iniziativa REPowerEU.

Sovvenzioni per le utenze domestiche

L’UE fornisce anche sovvenzioni alle famiglie per adottare iniziative di energia verde:

Strumento per la ripresa e la resilienza: Stanzia 184 miliardi di euro per misure legate all’energia, con 106,5 miliardi di euro destinati a misure di efficienza energetica negli edifici pubblici e residenziali, compresi gli alloggi sociali.
Fondi della politica di coesione: Sostengono le ristrutturazioni ad alta efficienza energetica degli edifici, tra cui l’isolamento, il recupero del calore e la digitalizzazione dei sistemi edilizi.

Il ruolo delle tecnologie digitali

Le tecnologie digitali sono sempre più importanti nel settore delle energie rinnovabili. Le reti intelligenti, ad esempio, utilizzano la tecnologia di comunicazione digitale per rilevare e reagire alle variazioni locali di utilizzo, migliorando l’efficienza e l’affidabilità della distribuzione dell’elettricità. Inoltre, l’Internet degli oggetti (IoT) consente una migliore gestione dell’energia collegando dispositivi e sistemi, permettendo il monitoraggio e l’ottimizzazione in tempo reale dell’uso dell’energia.

Il ruolo di FI Group

FI Group aiuta le aziende a orientarsi nel complesso panorama delle opportunità di finanziamento. Forniamo una consulenza esperta, analizzando i progetti aziendali, sviluppando strategie, assistendo nella presentazione delle domande e gestendo i progetti per garantire il successo dell’erogazione dei fondi. La nostra guida completa alle sovvenzioni internazionali aiuta le aziende a scoprire le opportunità di finanziamento pubblico adatte alle loro esigenze, migliorando i loro progetti e raggiungendo i loro obiettivi.

Conclusione

La spinta europea verso le energie rinnovabili è sostenuta da solide iniziative di finanziamento, progetti innovativi e tecnologie avanzate. L’esperienza di FI Group nell’accesso a queste opportunità di finanziamento assicura che le aziende possano contribuire con successo agli obiettivi europei in materia di energie rinnovabili, promuovendo un futuro sostenibile e neutrale dal punto di vista climatico.

Bando Invitalia: Fotovoltaico incentivato al 40% a fondo perduto per le PMI

Il 10 aprile si è svolto il webinar di FI Group e ORA Energy Solutions sul bando Invitalia dedicato alle PMI per autoproduzione di energia rinnovabile.

Bando Invitalia per Autoproduzione di Energia Rinnovabile nelle PMI

Il bando Invitalia ha consentito alle PMI di:
  • Installare impianti fotovoltaici ed eolici
  • Integrare sistemi di accumulo
  • Migliorare l’efficienza energetica dei processi produttivi
Grazie a queste misure, le imprese hanno potuto ridurre i costi energetici e l’impatto ambientale.
Fondi disponibili e proroga dei termini
Il bando ha messo a disposizione 320 milioni di euro, di cui:
  • 40% riservato alle regioni del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia)
  • 40% destinato a micro e piccole imprese
Il Decreto Direttoriale del 31 marzo 2025 ha prorogato la scadenza per la presentazione delle domande al 17 giugno 2025 alle ore 12:00.

Dettagli del Webinar

Il webinar si è svolto giovedì 10 aprile alle ore 11:00.
Tra i relatori, Elena Perini, Country Manager di FI Group Italia, ha illustrato:
  • Le modalità di accesso al bando Invitalia per Autoproduzione di Energia Rinnovabile nelle PMI
  • I requisiti per la presentazione delle domande
  • Le opportunità per micro e piccole imprese

Perché è stato un evento importante

Il webinar ha fornito chiarimenti fondamentali per le aziende interessate a investire in autoproduzione di energia rinnovabile, riducendo la dipendenza dalle fonti tradizionali e favorendo la transizione ecologica.
è stato un appuntamento molto atteso, soprattutto a posteriori degli ultimi aggiornamenti.
Infatti, il Decreto Direttoriale del 31 marzo 2025 ha prorogato il termine per la presentazione delle domande di agevolazione del bando in questione dal 5 maggio alle ore 12.00 del 17 giugno 2025.  

FAQ 

1. Quali interventi finanziava il bando Invitalia?
Impianti fotovoltaici, eolici, sistemi di accumulo e interventi di efficienza energetica.
2. Chi poteva accedere alle agevolazioni?
PMI italiane, con priorità per microimprese e regioni del Sud.
3. Qual era l’entità del contributo?
Contributi a fondo perduto, variabili in base al progetto e alla localizzazione.
4. Fino a quando era possibile presentare domanda?
Il termine è stato prorogato al 17 giugno 2025 alle ore 12:00.
5. Ci saranno altri bandi simili?
Sì, sono previsti nuovi incentivi per sostenere la transizione energetica delle imprese.
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PNRR e Industria 5.0

Nuovamente aggiornato il decreto contenente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e l’agevolazione dedicata all’Industria 5.0, il credito d’imposta Transizione 5.0. Il decreto dispone l’impiego delle risorse per il pacchetto di “aggiornamento” del PNRR e l’impiego dei fondi del RePower EU che vanno ad integrare il Piano Transizione 5.0.

Infatti, come rimarcato più volte, il Piano Transizione Industria 5.0 è stato incluso nel PNRR, con 6,3 miliardi di euro provenienti dal Piano RePowerEU, volto a incentivare la transizione energetica verso le fonti rinnovabili.
I 6,3 miliardi di euro, stanziati per il biennio 2024-2025, andranno a sommarsi ai fondi già previsti per il Piano Transizione 4.0. Le agevolazioni, sotto forma di crediti d’imposta, saranno destinate alle spese sostenute tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025.

Approfondisci qui le aliquote 5.0:

Ultimi aggiornamenti del decreto Pnrr relativi al credito d’imposta 5.0

Il ruolo del GSE nel Piano Transizione 5.0

Le novità principali sono relative alla procedura di fruizione del beneficio e al ruolo del GSE. Il GSE, diventa, infatti, il soggetto principale a cui le imprese dovranno rivolgersi. Quest’ultimo potrà dotarsi di mezzi opportuni utilizzando 45 milioni dei 63 milioni complessivamente assegnati al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la realizzazione della piattaforma e il funzionamento dell’incentivo.

Tipologie di investimenti attività ammissibili per il 2024-2025

Investimenti 5.0

Rispetto al Piano 4.0 sono previste aliquote più elevate e crescenti in base al livello di efficienza, che potranno raggiungere anche il 40%. Sarà, inoltre, incrementato il tetto massimo agevolabile, dagli attuali 20 a 50 milioni di euro, così da rendere il Piano una leva per rendere ancora più efficace l’azione di attrazione di investimenti stranieri nel nostro Paese. 

L’impresa dovrà dimostrare: la riduzione di almeno il 3% del consumo finale d’energia ed un risparmio energetico di almeno il 5% rispetto ai consumi dello stesso processo registrati prima dell’acquisizione dei beni 4.0.

Sarà necessaria una certificazione “ex ante” ed “ex post” dovrà attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti in conformità con quanto riportato nella certificazione “ex ante”.

Formazione

Un credito d’imposta per agevolare le spese sostenute per formare il personale nell’acquisizione delle competenze necessarie per la transizione verde delle imprese.

Fotovoltaico

Credito d’imposta per l’acquisto di impianti di autoproduzione/autoconsumo di energia rinnovabile (ad esclusione delle biomasse).

Gli ultimi aggiornamenti:

  • Tutti i dettagli sugli incentivi 5.0 nel seguente articolo: clicca qui.
  • Ultime FAQ sulla Transizione 5.0: qui.

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