Notizie

Impianto energetico con pannelli solari, turbine eoliche e infrastrutture elettriche moderne al tramonto, simbolo della transizione energetica europea.

Transizione energetica: incentivi, normative UE e opportunità per le imprese italiane nel 2026

Negli ultimi anni, molte imprese italiane hanno visto cambiare radicalmente il contesto in cui operano: i costi dell’energia sono aumentati, le normative europee sono diventate più stringenti e la sostenibilità è ormai un requisito competitivo. Per questo, PMI e grandi industrie cercano risposte chiare su come ridurre i consumi, migliorare l’efficienza energetica e sfruttare al meglio gli incentivi disponibili nel 2026.

Il fulcro di questo cambiamento è la transizione energetica, guidata dall’Unione Europea attraverso norme e obiettivi vincolanti. La Direttiva (UE) 2023/1791, stabilisce che l’energia deve essere utilizzata nel modo più efficiente possibile prima di produrne di nuova, rendendo l’efficienza energetica una priorità legale in tutti i settori. In parallelo, la strategia dell’Unione dell’Energia punta a un sistema moderno, interconnesso e basato su fonti rinnovabili, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e aumentando la sicurezza energetica europea.

In questo scenario, il primo semestre 2026 offre alle imprese un’opportunità concreta: accedere a numerose agevolazioni nazionali, regionali ed europei per efficientamento energetico, autoproduzione rinnovabile, decarbonizzazione dei processi e incentivi 4.0.

Il quadro normativo europeo: la base della transizione energetica

La transizione energetica dell’UE è supportata da tre pilastri istituzionali:

  • Direttiva (UE) 2023/1791 sull’efficienza energetica
  • Strategia dell’Unione dell’Energia
  • Obiettivi climatici del Green Deal europeo

Efficienza energetica come principio prioritario (Energy Efficiency First)

La Direttiva 2023/1791 stabilisce un quadro comune per promuovere l’efficienza energetica e rende questo principio prioritario in tutti i settori (politiche, investimenti, pianificazione).
La direttiva contribuisce anche a ridurre la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili, rafforzando la sicurezza energetica.

Obiettivo UE 2030: riduzione dell’11,7% dei consumi energetici

EUR‑Lex indica che la Direttiva fissa per il 2030 un obiettivo vincolante pari a −11,7% del consumo energetico dell’UE rispetto alle proiezioni 2020, con tetti specifici per energia primaria e finale da non superare.

Il ruolo dell’energia nel Green Deal

La Commissione ribadisce che la transizione energetica è essenziale per raggiungere la riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050, dato che oltre il 75% delle emissioni deriva dall’energia prodotta e consumata nell’UE.: rendere l’energia più pulita ed efficiente è quindi una leva decisiva per la decarbonizzazione.

Implicazioni della transizione energetica per le imprese italiane

La transizione energetica richiede alle imprese un’evoluzione profonda dei propri modelli produttivi e gestionali. L’adozione di tecnologie ad alta efficienza, l’integrazione di sistemi intelligenti e la riduzione dei consumi energetici non rappresentano più opzioni, ma necessità strategiche per:

  • ottimizzare i costi operativi,
  • aumentare la stabilità e la resilienza dei processi,
  • ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi dell’energia,
  • migliorare la performance ambientale ed ESG,
  • restare competitivi in supply chain sempre più orientate alla sostenibilità.

Interventi come la sostituzione di impianti obsoleti, l’installazione di sistemi di monitoraggio e automazione, l’autoproduzione da rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza termica ed elettrica dei siti produttivi permettono di ottenere benefici concreti e di accedere a incentivi sempre più orientati alla transizione.

Cosa cambia per le imprese italiane la transizione energetica?

La transizione energetica richiede alle imprese di ridurre i consumi, modernizzare gli impianti, integrare soluzioni rinnovabili e adottare tecnologie digitali per il monitoraggio e l’ottimizzazione dei processi. Questo percorso aumenta efficienza, continuità operativa e competitività, rispondendo allo stesso tempo agli obblighi europei.

Gli incentivi a supporto della transizione energetica in Italia

La transizione energetica richiede investimenti consistenti: dall’efficientamento degli impianti industriali alla produzione di energia da fonti rinnovabili, passando per la digitalizzazione dei processi e l’adozione di tecnologie a minor consumo.
Per accompagnare questo percorso, le imprese possono contare su un insieme articolato di sovvenzioni ed incentivi pubblici, disponibili a livello nazionale, regionale ed europeo.

Questi strumenti svolgono un ruolo fondamentale perché permettono di:

  • ridurre il costo degli investimenti necessari per l’efficientamento;
  • accelerare l’adozione di tecnologie più performanti;
  • agevolare la sostituzione di impianti energivori;
  • supportare la decarbonizzazione dei processi produttivi;
  • favorire l’autoproduzione di energia rinnovabile;
  • aumentare la competitività delle imprese, rendendo sostenibile il percorso di transizione.

Gli incentivi assumono un ruolo strategico nel facilitare la transizione energetica, supportando la realizzazione di interventi che risulterebbero difficilmente sostenibili per molte imprese.

Agevolazioni nazionali e regionali (Q1 2026)

Nel primo trimestre 2026, il panorama italiano mette a disposizione delle imprese un set di strumenti dedicati a:

  • installazione di impianti rinnovabili (fotovoltaico, accumulo);
  • efficientamento di impianti e macchinari;
  • riduzione dei consumi energetici;
  • investimenti in tecnologie pulite;
  • interventi di sostenibilità industriale, anche nel Mezzogiorno.

Questi incentivi — attivi a livello nazionale e regionale — rappresentano un supporto concreto per avviare o potenziare i progetti di transizione energetica, e sono differenziati per settore, tecnologia e dimensione aziendale.
L’esperienza di un consulente tecnico esperto – come FI Group by EPSA – e dedicato agli obiettivi finanziamento dell’impresa, permette di orientarsi tra le differenti misure e di identificare le opportunità più coerenti con le proprie esigenze di investimento.

Opportunità europee per la transizione energetica (Q1 2026)

A livello europeo, il primo semestre 2026 offre un calendario ricco di iniziative che finanziano:

  • progetti innovativi sulle energie rinnovabili,
  • tecnologie per il risparmio energetico,
  • soluzioni per la decarbonizzazione industriale,
  • sistemi digitali e smart grid,
  • tecnologie emergenti e deep tech,
  • innovazione climatica e di processo.

Tra le principali fonti europee di finanziamento rientrano programmi come:

  • Horizon Europe (Cluster 5 Energia & Clima, Cluster 4 Industria & Digitale),
  • Innovation Fund – Net Zero Technologies,
  • EIC Accelerator per innovazioni ad alto impatto.

Si tratta di opportunità strategiche particolarmente rilevanti per le imprese che vogliono sviluppare progetti ambiziosi, sperimentare nuove tecnologie o scalare soluzioni innovative.

Per una visione completa delle opportunità europee disponibili da gennaio a giugno 2026, è possibile consultare la guida gratuita “EU Grants Calendar – Primo Semestre 2026” di FI Group by EPSA, che raccoglie tutte le call rilevanti per energia, clima, innovazione e tecnologie emergenti.

👉 Scarica la guida “EU Grants Calendar – Primo Semestre 2026”

Gli strumenti fiscali a supporto della transizione energetica (Legge di Bilancio)

Oltre ai bandi nazionali, regionali ed europei, la transizione energetica delle imprese italiane è sostenuta anche da strumenti fiscali previsti dalla Legge di Bilancio, in particolare dal credito d’imposta per beni strumentali, il nuovo iperammortamento.

Questo strumento incentiva gli investimenti in:

  • macchinari ad alta efficienza energetica,
  • tecnologie digitali e 4.0 per monitoraggio e ottimizzazione dei consumi,
  • sensoristica IoT, automazione e sistemi di controllo avanzati,
  • impianti produttivi innovativi che integrano efficienza e digitalizzazione.

Queste misure rappresentano un pilastro complementare agli incentivi a fondo perduto, poiché:

  • favoriscono il rinnovo tecnologico delle linee produttive,
  • riducono in modo significativo l’impatto energetico dei processi,
  • accelerano il percorso di transizione verso modelli produttivi più efficienti,
  • permettono alle imprese di valorizzare investimenti che altrimenti sarebbero più onerosi.

Cosa può fare oggi un’impresa per iniziare il processo di transizione energetica?

  • Valutare i consumi e identificare le inefficienze.
  • Considerare interventi in efficienza, rinnovabili e digitalizzazione.
  • Esplorare gli incentivi attivi (nazionali, regionali, europei).
  • Utilizzare strumenti fiscali per beni strumentali.
  • Pianificare un percorso integrato con un partner specializzato.

In questo contesto, FI Group by EPSA supporta le imprese nella definizione di percorsi di investimento che combinano misure fiscali, incentivi e tecnologie digitali, garantendo coerenza con gli obiettivi di efficienza energetica e modernizzazione dei processi. Grazie a un approccio integrato, aiuta le aziende a individuare le soluzioni più adatte per trasformare gli investimenti energetici in leve concrete di miglioramento operativo, coordinando in modo efficace opportunità fiscali, bandi e tecnologie per l’efficienza.

FAQ — Transizione energetica

Che cos’è la transizione energetica secondo l’Unione Europea?

La transizione energetica è il percorso con cui l’UE intende trasformare il proprio sistema energetico rendendolo più efficiente, meno dipendente dai combustibili fossili e basato su fonti rinnovabili, digitalizzazione e reti moderne. La Direttiva (UE) 2023/1791 stabilisce l’efficienza energetica come principio prioritario in tutte le decisioni di politica energetica.

Perché l’efficienza energetica è centrale nella strategia UE?

Secondo la Commissione Europea, oltre il 75% delle emissioni dell’UE deriva dalla produzione e dall’uso di energia. Per questo la UE ha adottato misure che rendono l’efficienza energetica una priorità strutturale per la competitività, la sicurezza energetica e la decarbonizzazione.

Quali sono gli elementi chiave della transizione energetica?

Gli elementi principali sono:

  • maggiore efficienza energetica;
  • integrazione delle fonti rinnovabili;
  • reti moderne e interconnesse;
  • digitalizzazione del sistema energetico;
  • riduzione della dipendenza da combustibili fossili.

Come cambierà il sistema energetico europeo nei prossimi anni?

Le politiche UE prevedono:

  • più rinnovabili integrate nelle reti;
  • infrastrutture di accumulo e smart grid;
  • consumo più efficiente in tutti i settori;
  • tecnologie pulite e digitalizzazione;
  • maggiore sicurezza energetica.

Che impatto ha la transizione energetica sulle imprese?

Le imprese devono adeguare processi e impianti per ridurre consumi, adottare tecnologie più efficienti, introdurre sistemi di monitoraggio digitale e, quando possibile, autoprodurre parte dell’energia. Ciò migliora competitività, continuità operativa e resilienza rispetto ai costi energetici.

Quali strumenti sostengono la transizione energetica in Italia?

Nel primo trimestre 2026 sono attivi bandi nazionali e regionali per efficienza energetica, energie rinnovabili, processi sostenibili e investimenti tecnologici.

Esistono opportunità europee dedicate alla transizione energetica?

Sì. Nel primo semestre 2026 sono attive call europee nell’ambito di Horizon Europe, Innovation Fund – Net Zero Technologies ed EIC Accelerator, che finanziano energia pulita, progetti di decarbonizzazione, ricerca climatica e tecnologie emergenti.

Che ruolo hanno gli strumenti fiscali (es. beni strumentali 4.0) nella transizione?

La fiscalità — tramite i crediti d’imposta per beni strumentali — sostiene il rinnovo tecnologico e digitale degli impianti, permettendo alle imprese di adottare macchinari efficienti, sensoristica IoT e sistemi avanzati di energy management, complementando gli incentivi a fondo perduto.

Come possono orientarsi le imprese tra normative, incentivi e strumenti fiscali?

È fondamentale adottare una visione integrata che unisca:

  • valutazione energetica,
  • opportunità di finanziamento,
  • strumenti fiscali,
  • tecnologie abilitanti,
  • sostenibilità dei processi.

FI Group by EPSA supporta le imprese nella definizione di percorsi di investimento coerenti con gli obiettivi di efficienza energetica, decarbonizzazione e modernizzazione dei processi.

Macchinari industriali automatizzati con interfacce digitali e ologrammi che rappresentano tecnologie Industria 4.0 in una fabbrica avanzata.

Industria 4.0 in Italia: impatto sull’economia e 7 settori chiave da presidiare nel 2025–2026

Che cos’è l’Industria 4.0 e qual è il suo impatto sull’economia italiana?

L’Industria 4.0 indica la trasformazione digitale dei processi produttivi tramite tecnologie come robotica, IoT, intelligenza artificiale e sistemi connessi. In Italia, negli ultimi anni, questa trasformazione è stata trainata da incentivi fiscali che hanno mobilitato decine di miliardi di euro di investimenti privati.

Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nei primi tre anni di applicazione del Piano Transizione 4.0 le imprese italiane hanno maturato 29 miliardi di euro di credito d’imposta, di cui oltre 23 miliardi (più dell’80%) destinati a beni materiali 4.0: macchinari connessi, linee automatizzate, robot e sistemi digitali.

Questo volume di investimenti ha rafforzato la base produttiva del Paese, sostenendo la competitività del manifatturiero, dell’automotive, della logistica, dell’energia, del farmaceutico e di altri comparti strategici, proprio mentre la pandemia e le tensioni geopolitiche mettevano sotto stress le catene di fornitura globali.

Perché lo Stato ha puntato su Industria 4.0, Transizione 4.0 e Transizione 5.0?

Lo Stato ha utilizzato Industria 4.0, Transizione 4.0 e Transizione 5.0 come leve macroeconomiche per aumentare produttività, innovazione e sostenibilità delle imprese, orientando gli investimenti verso tecnologie avanzate e riduzione dei consumi energetici.

Industria 4.0: la prima ondata di investimenti tecnologici

Le prime misure Industria 4.0 hanno introdotto super e iperammortamento per macchinari e software avanzati, innescando la prima grande ondata di revamping degli impianti produttivi. L’obiettivo: recuperare il gap di produttività rispetto ai principali competitor europei attraverso l’adozione di beni strumentali intelligenti.

Transizione 4.0: da misura congiunturale a politica strutturale

Con la Legge di Bilancio 2020, il Piano Transizione 4.0 trasforma gli incentivi in crediti d’imposta, più neutri e programmabili per le imprese. Il MIMIT sottolinea che le misure diventano strutturali, coprendo:

Nell’ambito del PNRR, l’investimento Transizione 4.0 (M1C2 I1) dispone di 13,381 miliardi di euro, a cui si aggiungono 5,08 miliardi del Fondo complementare, con l’obiettivo di promuovere la trasformazione digitale delle imprese.

A conferma della fortissima domanda: il MIMIT ha recentemente comunicato l’esaurimento delle risorse disponibili per Transizione 4.0, a seguito di un’accelerazione delle prenotazioni.

Transizione 5.0 e Nuovo Piano 5.0: digitale + efficienza energetica

Con il DL PNRR e la Legge di Bilancio 2025 viene lanciato il Piano Transizione 5.0, che ad oggi si evolve nel Nuovo Piano Transizione 5.0, che integra pienamente digitale ed energia:

  • stanziamento di 6,3 miliardi di euro per la sfida green e digitale delle imprese;
  • estensione e semplificazione delle procedure di accesso agli incentivi 5.0 nella normativa aggiornata.

Parallelamente, misure dedicate all’autoproduzione di energia rinnovabile nelle PMI hanno già finanziato 2.526 imprese nella prima graduatoria, con semplificazioni introdotte nel 2025 (eliminazione dell’obbligo di diagnosi energetica ex ante).

Quali sono i 7 settori chiave dell’Industria 4.0 in Italia?

I sette settori chiave dell’Industria 4.0 in Italia sono manifatturiero, automotive, farmaceutico, agroalimentare, logistica, energia e difesa. Secondo i dati MIMIT 2025, tra il 2020 e il 2024 questi comparti hanno guidato la crescita del valore aggiunto nazionale con aumenti fino al 25% e sono i principali beneficiari degli investimenti 4.0 e 5.0.

Perché questi settori sono centrali per Industria 4.0?

Questi sette comparti rappresentano:

  • Il 70% del valore aggiunto manifatturiero italiano
  • Le filiere più esposte alla competizione globale
  • Le catene produttive con la maggiore intensità tecnologica
  • I segmenti dove l’impatto di automazione, interconnessione, IA ed efficienza energetica genera il più alto ROI

Sono anche i settori che hanno utilizzato più intensamente:

  • crediti d’imposta 4.0 e beni strumentali,
  • Nuova Sabatini,
  • Accordi per l’Innovazione,
  • investimenti sostenibili 4.0,
  • Transizione 5.0.

Grazie ai dataset ufficiali delle Relazioni MIMIT 2024 e 2025, possiamo ora quantificare il loro ruolo nell’economia italiana (valore aggiunto, crescita, stabilizzazione), e capire perché restano centrali per i piani industriali 2025–2027.

Manifatturiero e meccanica avanzata: il cuore pulsante della trasformazione 4.0

Il manifatturiero è il principale beneficiario di Transizione 4.0 e delle misure su beni strumentali, concentrando la maggior parte degli investimenti in macchine connesse, robotica, sistemi MES/ERP e sensoristica.

Gli Accordi per l’Innovazione dedicano una parte rilevante dei 731 milioni di euro disponibili a progetti in robotica, semiconduttori, materiali avanzati e tecnologie abilitanti fondamentali per questo comparto.

Dati MIMIT sul settore manifatturiero

Il manifatturiero italiano ha registrato un +16,41% di valore aggiunto tra 2020 e 2024, pur mostrando un lieve rallentamento nel 2024 (–0,71%). È il comparto che più beneficia della digitalizzazione e dei beni strumentali 4.0.

La manifattura italiana continua a rappresentare una delle eccellenze europee, grazie a:

  • produzione di macchine e impianti ad alto contenuto tecnologico
  • forte specializzazione nella meccanica strumentale
  • filiere integrate (metallo, elettronica, automazione)
  • export resiliente

L’indice MIMIT sul valore aggiunto mostra un forte recupero post-pandemico (+16,41% dal 2020), trainato da investimenti in:

  • robotica collaborativa
  • sistemi MES e software di fabbrica
  • sensoristica IoT e manutenzione predittiva
  • digital twin e simulazione
  • sistemi di controllo qualità avanzati

Perché investire 2025–2027?

  • È il settore più direttamente connesso agli incentivi su beni strumentali,
  • è quello dove un audit tecnico-fiscale evita i maggiori rischi documentali,
  • è quello con il ROI più rapido della transizione 5.0 (efficienza energetica + digitale).

Automotive, meccatronica e sistemi industriali: tra transizione elettrica e ciclicità

Il settore cresce del +20,88% sul periodo 2020–2024, ma registra un –7,34% nel solo 2024, segnale della ciclicità del comparto e della necessità di investimenti strutturali in elettrico e automazione.

L’automotive è in piena rivoluzione di filiera:

  • elettrificazione,
  • powertrain alternativi,
  • ADAS e sensoristica,
  • rigenerazione componenti,
  • supply chain globali instabili,
  • necessità di rapidità nei processi di assemblaggio e controllo qualità.

Il 2024 registra un calo fisiologico degli ordini globali, ma la crescita quadriennale rimane molto forte. Questo posiziona il settore come uno dei più grandi utilizzatori di:

  • beni materiali 4.0 avanzati,
  • robotica, visione artificiale, PLC evoluti,
  • efficientamento energetico delle linee,
  • Accordi per l’Innovazione sul comparto mobilità.

Questo settore è storicamente il settore con la maggiore densità di robot industriali e l’adozione più spinta di sistemi meccatronici e manutenzione predittiva.

Il MIMIT ha messo in campo 2,5 miliardi di euro nel triennio 2025–27 per la filiera automotive, di cui 1,6 miliardi nel solo 2025 tra innovazione, contratti di sviluppo e credito d’imposta, per supportare riconversione e transizione green.

Transizione 4.0 e 5.0 sono strumenti per:

  • digitalizzare linee e processi,
  • integrare sistemi avanzati di controllo qualità,
  • sviluppare veicoli elettrici e connessi,
  • rafforzare la resilienza della supply chain.

Farmaceutico e biomedicale

Il farmaceutico è tra i comparti più resilienti, con forte intensità di ricerca e sviluppo e innovazione.

Il farmaceutico cresce del +22,55% dal 2020 e registra un +8,70% nel 2024, la migliore performance tra tutti i settori chiave.

Il farmaceutico italiano è oggi uno dei più forti d’Europa grazie a:

  • investimenti massivi in R&S e laboratorio
  • produzione ad alta automazione
  • controlli qualità avanzati
  • linee asettiche e sistemi di serializzazione
  • domanda internazionale in crescita

È anche uno dei settori più finanziati tramite:

  • Accordi per l’Innovazione,
  • IPCEI Salute/Biotech,
  • contributi MIMIT alla ricerca farmaceutica,
  • PNRR per biotech, laboratori e digitalizzazione (SINFONIA, piattaforme qualità).

Il MIMIT, con l’area Biotech e Farma, persegue l’obiettivo di favorire gli investimenti in biomedicale e farmaceutico, accelerando l’uso di dispositivi e prodotti per la diagnostica ad alto contenuto tecnologico.

Il Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico finanzia nuovi farmaci, vaccini, diagnostica e dispositivi medicali, anche attraverso poli di alta specializzazione.

Per i CFO, significa:

  • investimenti 4.0 eleggibili in modo naturale,
  • forte necessità di audit documentale per l’elevata complessità tecnica,
  • possibilità di cumulare crediti 4.0, bandi R&S e fondi europei,
  • automazione spinta delle linee asettiche,
  • digital twin di processi critici, C’è QUALCHE BANDO A SITO DA LINKARE?
  • sistemi avanzati di tracciabilità e serializzazione,
  • progetti R&S ad alto TRL eleggibili per crediti d’imposta e Accordi per l’Innovazione.

Agroalimentare (AgriTech & FoodTech)

L’agricoltura registra –1,11% dal 2020, mentre la trasformazione alimentare cresce del +24,90% nello stesso periodo: il potenziale 4.0 è molto diverso tra i due stadi della filiera.

L’Agroalimentare è un macrosettore da leggere in due velocità:

Agricoltura primaria (A)

  • Colpita da volatilità climatica, costi energetici, instabilità dei raccolti.
  • Cresce solo dell’1,95% sul 2023 e resta sotto i livelli 2020.

L’intervento tecnologico necessario:

  • sensori e IoT in campo,
  • droni, mappatura suolo, irrigazione intelligente,
  • agricoltura di precisione.

Trasformazione alimentare (CA)

Altro mondo:

  • +24,90% valore aggiunto 2020–2024
  • +3,91% nel 2024

Qui il 4.0 è già realtà:

  • linee di trasformazione automatizzate,
  • packaging intelligente,
  • sistemi per tracciabilità e sicurezza alimentare,
  • efficientamento energetico delle celle frigorifere.

L’agroalimentare è un settore tradizionale che sta virando verso AgriTech e FoodTech: droni, sensoristica, sistemi IoT, piattaforme di tracciabilità.

Le tecnologie 4.0 applicate alla trasformazione e alla logistica rientrano tra i beni agevolabili da Transizione 4.0 e dagli Investimenti sostenibili 4.0, che promuovono programmi ad alto contenuto digitale.

Un contratto di sviluppo dedicato alla logistica agroalimentare sostiene inoltre sistemi di stoccaggio e processi innovativi per ridurre costi economici e ambientali lungo la filiera.

Logistica, trasporti e supply chain

La logistica cresce del +18,18% in quattro anni, pur segnando un –1,96% nel 2024: è il settore che più beneficia di automazione, AGV, intelligenza artificiale e integrazione energetica.

Le principali dinamiche:

  • boom e-commerce → espansione 2020–2022
  • 2023–2024 → fase di stabilizzazione operativa
  • aumento dei costi energetici
  • necessità di ottimizzare flussi, giacenze, carburanti, kWh

Investimenti utili:

  • magazzini automatizzati (AGV, AMR)
  • gestione scorte con AI
  • software di routing e simulazione dei flussi
  • monitoraggio energetico dei hub logistici

Il settore della logistica è il collante fisico e digitale dell’Industria 4.0: senza magazzini automatizzati, robot mobili, sistemi di tracciamento IoT e piattaforme di pianificazione basate su AI, la trasformazione resta confinata in stabilimento.

Misure come Transizione 4.0 e Investimenti sostenibili 4.0 finanziano:

  • automazione dei magazzini,
  • software di gestione e pianificazione,
  • sistemi di tracciabilità e IoT,
  • robot mobili e AGV.

In più, strumenti come la Nuova Sabatini sostengono l’acquisto di macchinari, attrezzature e tecnologie digitali per la logistica, con migliaia di imprese che hanno già presentato domanda (quasi 20.000 nel solo 2024, per oltre 300 milioni di euro di risorse impegnate).

Energia, utilities e sistemi intelligenti

La transizione energetica è uno degli assi portanti della nuova stagione 5.0.

Oltre al Piano Transizione 5.0 (6,3 miliardi di euro per la sfida green e digitale), il MIMIT e Invitalia hanno attivato misure per:

  • autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI, con 2.526 imprese già ammesse nel primo sportello;
  • contratti di sviluppo “Net Zero e Rinnovabili e Batterie”, che finanziano produzioni di tecnologie green, rinnovabili e sistemi di accumulo.

Per i settori energy-intensive, il 4.0 significa:

  • sistemi di energy management integrati con i dati di produzione,
  • smart grid,
  • ottimizzazione dei carichi,
  • combinazione di incentivi fiscali su beni strumentali e contributi a fondo perduto su FER.

Il comparto energia registra –22,86% dal 2020 per via dello shock dei prezzi, ma nel 2024 cresce del +7,26% grazie agli investimenti in rinnovabili e efficienza.

Segmento estremamente sensibile a:

  • politiche energetiche europee,
  • volatilità del gas,
  • accelerazione delle rinnovabili.

Dal 2024 in poi, la crescita torna positiva grazie a:

  • PNRR energia,
  • sistemi FER in autoproduzione per PMI,
  • digitalizzazione delle reti,
  • transizione 5.0 (premi su riduzione dei consumi).

Settore ideale per progetti integrati digitale + FER + efficienza energetica.

Difesa, aerospazio e sicurezza avanzata

Il settore difesa e aerospazio registrata una crescita stabile: +2,11% dal 2020 e +1,13% nel 2024, ma ad alta intensità tecnologica (quantistica, HPC, sensoristica).

Pur con un valore aggiunto più stabile, è il settore:

  • più connesso a programmi europei strategici,
  • più attivo su quantum tech, HPC, space,
  • più idoneo ad Accordi per l’Innovazione ad alto TRL.

In questo caso la parola chiave è innovazione deep tech.

Il settore difesa e aerospazio è un forte driver tecnologico: droni, sistemi autonomi, sensoristica avanzata, quantistica, HPC e cybersecurity.

Tecnologie deep tech e priorità nazionali

La strategia nazionale sulle tecnologie quantistiche, in consultazione con gli stakeholder industriali, riconosce il ruolo di queste tecnologie per comunicazioni sicure, sensoristica e applicazioni critiche.

Il MIMIT, con il piano sulle nuove tecnologie abilitanti, include tra le priorità: AI, IoT, Big Data, robotica, realtà aumentata, quantistica e HPC, tutte centrali per applicazioni dual-use (civili e difesa).

Incentivi e programmi europei

Gli Accordi per l’Innovazione 2025–2026 offrono a questo settore uno strumento chiave per sviluppare progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale ad alto impatto tecnologico.

Cosa significa questo per CFO e CEO nel 2025–2026

In un contesto di incentivi più selettivi, il focus passa da “quanto investo” a “come investo”.

Le priorità strategiche diventano:

  • interconnessione reale e dimostrabile
  • integrazione energetica + digitale
  • documentazione tecnica impeccabile
  • audit fiscale preventivo

Qual è il ruolo di beni strumentali e finanza agevolata in questa trasformazione?

La finanza agevolata sugli investimenti in beni strumentali è la spina dorsale dell’Industria 4.0 in Italia. Misure come:

  • Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0, con piattaforma dedicata dal 2025;
  • Nuova Sabatini per macchinari, impianti, hardware, software e tecnologie digitali;
  • Investimenti sostenibili 4.0 (PN RIC 2021–2027), per programmi con alto contenuto digitale;

hanno reso possibile un ricambio massiccio del parco macchine industriale e un salto di qualità nei processi di interconnessione e automazione.

Come può supportarti FI Group by EPSA

FI Group by EPSA si posiziona come partner strategico per CFO, responsabili fiscali e CEO che vogliono massimizzare il ritorno sugli investimenti 4.0, riducendo il rischio di non conformità.

In particolare, possiamo supportarti su quattro assi:

Beni strumentali

  • Analisi tecnica dei macchinari (nuovi o revampati) rispetto ai requisiti 4.0,
  • inquadramento tra credito d’imposta, Nuova Sabatini, Investimenti sostenibili 4.0.

Fiscal audit 4.0

  • Verifica della corretta applicazione delle norme (allegati A e B, criteri di interconnessione, documentazione tecnica),
  • supporto in caso di controlli e richieste di chiarimento.

Interconnessione e compliance tecnologica

  • Valutazione dell’effettiva interconnessione dei beni,
  • allineamento con i requisiti di raccolta e scambio dati richiesti dalla normativa,
  • supporto alla redazione di perizie e relazioni tecniche a prova di verifica.

Bandi (nazionali, PNRR, regionali, europei)

  • Mappatura degli strumenti rilevanti (Accordi per l’Innovazione, investimenti 4.0, PNRR, contratti di sviluppo, bandi regionali),
  • strutturazione di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale per massimizzare il mix di incentivi disponibili.

Global Reach. Local Expertise.

Con una presenza internazionale e team locali specializzati in normativa italiana, FI Group by EPSA aiuta i gruppi multinazionali a collegare la strategia della sede centrale con l’esecuzione nei diversi Paesi, garantendo velocità di implementazione, certezza del perimetro agevolabile e riduzione del rischio fiscale.

FAQ su Industria 4.0 e settori chiave

Qual è l’impatto economico del Piano Transizione 4.0 in Italia?

Nei primi tre anni di Transizione 4.0 le imprese italiane hanno maturato 29 miliardi di euro di credito d’imposta, di cui oltre 23 miliardi per beni materiali 4.0, stimolando investimenti significativi in digitalizzazione e automazione del sistema produttivo.

Quali sono i settori italiani più avanzati nell’Industria 4.0?

Tra i settori più avanzati vi sono manifatturiero, automotive, farmaceutico, agroalimentare, logistica, energia e difesa, tutti accomunati da un uso intensivo di robotica, IoT, AI, sensoristica e sistemi connessi, spesso sostenuto da incentivi come Transizione 4.0 e 5.0.

Perché Transizione 5.0 è rilevante per CFO e CEO?

Transizione 5.0 unisce digitale ed efficienza energetica, con 6,3 miliardi di euro per progetti che riducono consumi e aumentano produttività. Permette di integrare investimenti 4.0 con soluzioni FER e di energy management, migliorando contemporaneamente conto economico e profilo ESG dell’azienda.

Come può FI Group by EPSA supportare un progetto 4.0 complesso?

FI Group by EPSA affianca l’azienda dalla fase di idea fino alla rendicontazione, verificando l’ammissibilità tecnica e fiscale dei beni, costruendo un mix di incentivi (crediti d’imposta, Nuova Sabatini, PNRR, bandi), curando fiscal audit e documentazione per ridurre il rischio di contestazioni.

Paesaggio rurale con colline verdi e borgo, esempio di Aree Interne italiane e sviluppo sostenibile

Contratti di Sviluppo: Opportunità Strategiche per il Rilancio delle Aree Interne Italiane

Le Aree Interne rappresentano una parte fondamentale del territorio italiano, caratterizzata da fragilità socioeconomiche ma anche da una straordinaria ricchezza culturale e ambientale. Per contrastare lo spopolamento e favorire lo sviluppo sostenibile, il Governo ha avviato la Strategia Nazionale per le Aree Interne (PSNAI), che punta a migliorare i servizi essenziali e creare nuove opportunità economiche.

In questo contesto, i Contratti di Sviluppo diventano strumenti chiave per attrarre investimenti e rilanciare questi territori. Scopri cosa sono, come funzionano e quali vantaggi offrono alle imprese e alle comunità locali.

Cosa sono le Aree Interne e perché sono strategiche

Le Aree Interne sono territori italiani lontani dai principali servizi essenziali come ospedali, scuole superiori e trasporti.

Secondo il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI), queste aree coprono:

  • 60% del territorio nazionale
  • 52% dei Comuni italiani
  • 22% della popolazione

Caratteristiche principali

  • Fragilità socioeconomica: spopolamento, declino demografico, riduzione delle opportunità di lavoro.
  • Ricchezza ambientale e culturale: paesaggi unici, beni storici e tradizioni locali.

Obiettivo del PSNAI:

  • Migliorare l’accesso ai servizi essenziali (sanità, istruzione, mobilità)
  • Favorire la digitalizzazione e la connettività
  • Creare opportunità economiche sostenibili per contrastare lo spopolamento

Contratti di Sviluppo prevedono delle facilitazioni per le aree interne

Il Contratto di Sviluppo è lo strumento principale gestito da Invitalia per sostenere investimenti strategici in settori come agroindustria, turismo e nuove tecnologie.

Per le Aree Interne, sono previsti vantaggi specifici:

  • Soglie di investimento ridotte: da 20 milioni € a 7,5 milioni € per progetti agroindustriali e turistici.
  • Fondi dedicati: per sviluppo di linee produttive ed efficientamento energetico
  • Incentivi mirati: per rilanciare i territori e contrastare lo spopolamento.

Fast Track – Accordi di Sviluppo: investimenti strategici

L’Accordo di Sviluppo è una procedura accelerata all’interno del Contratto di Sviluppo, pensata per progetti di grandi dimensioni e di rilevanza strategica.

Importante: l’Accordo di Sviluppo non può essere richiesto in modo indipendente. Si attiva solo nell’ambito di un Contratto di Sviluppo già presentato.

Può essere attivato per investimenti > 50 milioni di euro.

Vantaggi della procedura Fast Track:

  • Priorità nell’assegnazione dei fondi
  • Tempi di valutazione ridotti (90 giorni dalla firma dell’accordo)

Opportunità per imprese e territori

Il Contratto di Sviluppo rappresenta una grande opportunità per:

  • Imprese che vogliono investire fondi italiani o esteri creando posti di lavoro, nuove linee produttive, stabilimenti efficienti,
  • Territori che necessitano di rilancio economico e sociale

Le imprese che prevedono incremento occupazionale devono assumere prioritariamente:

  • Percettori di sostegno al reddito
  • Disoccupati da licenziamenti collettivi
  • Lavoratori coinvolti in tavoli di crisi presso il MIMIT

FI Group by EPSA supporta le imprese nella definizione dei progetti e nell’accesso agli incentivi previsti dagli Accordi di Sviluppo e dalla procedura Fast Track.

Come attivare un Contratto di Sviluppo

  • Richiesta tramite piattaforma informatica Invitalia
  • Possibile in fase di presentazione del contratto di sviluppo o successivamente
  • Se la verifica è positiva, Invitalia avvia la procedura con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy

I Contratti di Sviluppo, con la procedura Fast Track, non sono solo uno strumento finanziario, ma una leva strategica per trasformare le Aree Interne in poli di innovazione e crescita sostenibile. Grazie alle agevolazioni e alle procedure semplificate, le imprese hanno oggi l’opportunità di investire in territori ricchi di potenziale, contribuendo a ridurre il divario infrastrutturale e a creare nuove prospettive occupazionali.

Il rilancio delle Aree Interne è una sfida che richiede collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità locali: ogni progetto avviato è un passo verso un’Italia più equilibrata e competitiva.

Per progetti agricoli, è richiesta la capacità di generare effetti positivi sulla filiera regionale o nazionale.

Requisiti principali Contratti di Sviluppo:

I programmi sviluppo industriale devono rispettare almeno due requisiti strategici, tra cui:

  • Significativo impatto occupazionale
  • Capacità di attrazione di investimenti esteri o rafforzare la presenza dell’impresa sui mercati esteri
  • Sviluppo tecnologico o innovazione di prodotto
  • Rilevante impatto ambientale

per un programma di sviluppo di attività turistiche:

  • positivo impatto sull’occupazione;
  • previsione di recupero e riqualificazione di strutture dismesse o sottoutilizzate nell’ambito del programma;
  • incidenza del programma su una filiera di interesse turistico;
  • capacità del programma di contribuire alla crescita o alla stabilizzazione della domanda turistica attraverso la destagionalizzazione dei flussi;
  • realizzazione del programma in comuni tra loro limitrofi ovvero appartenenti a un unico distretto turistico;
  • capacità del programma di attrarre investimenti esteri.

Grazie ai Contratti di Sviluppo e alla procedura Fast Track, le Aree Interne italiane possono diventare poli di innovazione, turismo sostenibile e nuova occupazione. Incentivi mirati, fondi dedicati e iter semplificati offrono alle imprese l’occasione unica di generare valore in territori ricchi di potenziale e strategici per il futuro dell’Italia.

FAQ – Contratti di Sviluppo, Accordi di Sviluppo e Aree Interne

Che cosa sono i Contratti di Sviluppo?

I Contratti di Sviluppo sono uno strumento agevolativo gestito da Invitalia per sostenere investimenti medi e grandi nei settori industriale, turistico e agroalimentare. Consentono alle imprese di accedere a finanziamenti agevolati, contributi e altre facilitazioni per avviare o ampliare attività produttive in Italia.

Perché i Contratti di Sviluppo sono particolarmente importanti per le Aree Interne?

Per le Aree Interne sono previste condizioni più favorevoli, come soglie di investimento ridotte e fondi dedicati. Questo permette di attrarre investimenti anche in territori che soffrono spopolamento, carenza di servizi e limitata accessibilità, favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro e iniziative imprenditoriali.

Quali vantaggi specifici sono previsti per le imprese che investono nelle Aree Interne? 

Gli investimenti nelle Aree Interne possono beneficiare di: 

  • Soglia minima ridotta da 20 a 7,5 milioni € per progetti agroindustriali e turistici 
  • Fondi dedicati per efficienza energetica e nuove linee produttive 
  • Incentivi mirati per favorire l’occupazione e contrastare lo spopolamento 

Che cos’è l’Accordo di Sviluppo (Fast Track)?

L’Accordo di Sviluppo è una procedura Fast Track interna al Contratto di Sviluppo, dedicata a progetti di rilevanza strategica con investimenti superiori a 50 milioni di euro. Offre:

  • Priorità nell’assegnazione dei fondi
  • Tempi di valutazione ridotti (90 giorni dalla firma)

Non può essere richiesto separatamente: si attiva solo a valle di un Contratto di Sviluppo già presentato.

Quali territori rientrano nelle Aree Interne?

Le Aree Interne sono zone lontane dai principali servizi essenziali (ospedali, scuole, trasporti).

Coprono il 60% del territorio nazionale, comprendono il 52% dei Comuni e ospitano il 22% della popolazione italiana.

Chi può richiedere un Contratto di Sviluppo?

Imprese singole o reti di imprese che presentano progetti conformi ai requisiti previsti dal decreto e dal PSNAI.

Qual è il ruolo di FI Group by EPSA?

FI Group by EPSA, assiste le aziende nella definizione dei progetti, nella predisposizione della documentazione e nell’accesso agli incentivi dei Contratti di Sviluppo, inclusa la procedura Fast Track, facilitando l’intero processo dalla candidatura alla gestione degli investimenti.

Scopri di più sul ruolo di FI Group by EPSA e sulle opportunità disponibili.

Tecnico esegue un intervento di revamping industriale su un macchinario, con quadro elettrico aperto, PLC e sensori collegati a tablet e pannello HMI integrati con tecnologie Industria 4.0 e 5.0.

Revamping industriale: guida completa 2026 per modernizzare gli asset e accedere agli incentivi 4.0 e 5.0

Il revamping industriale è una delle strategie più efficaci e sostenibili per le imprese che vogliono modernizzare i propri asset produttivi, ridurre i costi operativi e aumentare l’efficienza energetica—senza sostenere l’investimento elevato richiesto per l’acquisto di nuovi macchinari.

Che cos’è il revamping industriale?

Il revamping industriale consiste nell’ammodernamento profondo di macchinari e impianti esistenti tramite l’integrazione di tecnologie digitali, sistemi energetici efficienti e componenti evolute, aumentando performance e vita utile senza sostituzione completa.

Perché il revamping industriale è strategico nel 2026?

Il contesto competitivo e normativo premia le aziende che modernizzano rapidamente i propri asset, con un approccio sostenibile e data-driven.

I motivi principali:

  • Evoluzione tecnologica continua (IoT, automazione avanzata, AI industriale)
  • Crescita dei costi dei nuovi macchinari
  • Incentivi nazionali in rafforzamento (4.0) e nuovi strumenti (5.0 con iperammortamento)
  • Necessità di ridurre consumi ed emissioni per allinearsi ai target ESG

Differenza tra revamping, retrofit e sostituzione

Strategia  Descrizione Investimento Downtime Benefici

Quando sceglierla

Revamping

Upgrade profondo di asset esistenti Medio Medio +Efficienza

+Digitale

+Energia

Macchine solide ma obsolete

Retrofit

Aggiunta componenti tecnologiche

Basso Basso Digitalizzazione light

Impianti recenti

Sostituzione

Nuovo macchinario Alto Alto Massime performance

Asset non recuperabili

Cosa include un intervento di revamping industriale?

Componenti tipici:

  • Nuovi PLC, CNC, HMI e sistemi di controllo avanzati
  • Sensoristica IoT per monitoraggio e manutenzione predittiva
  • Inverter, servomotori e sistemi energetici ad alta efficienza
  • Sistemi di visione artificiale e sicurezza certificata
  • Interconnessione a MES/ERP e sistemi cloud

Revamping e Transizione 4.0: cosa prevede la Legge di Bilancio 2026?

La Transizione 4.0 resta attiva e strutturale nella Legge di Bilancio 2026, con credito d’imposta per beni strumentali e attività di ricerca, innovazione e design. Il revamping è ammissibile se integra funzionalità digitali e requisiti 4.0.

Quando un intervento di revamping è considerato “bene 4.0”

  • Il credito d’imposta beni strumentali 4.0 resta applicabile agli interventi che:
    • introducono digitalizzazione
    • garantiscono interconnessione
    • migliorano automazione e controllo
  • Il revamping può generare un nuovo bene “4.0 compliant” quando le componenti sostituite rinnovano il profilo tecnico-funzionale.

Revamping e Nuovo Piano Transizione 5.0: cosa cambia nel 2026?

La Legge di Bilancio 2026 conferma il Nuovo Piano Transizione 5.0, che introduce l’iperammortamento per sostenere investimenti in beni strumentali per la doppia transizione digitale ed energetica. Il revamping è ammissibile quando genera un upgrade strutturale misurabile.

Cosa prevede

Secondo il MIMIT la misura:

  • è finalizzata alla doppia transizione digitale + sostenibile,
  • utilizza lo strumento dell’iperammortamento,
  • sostiene investimenti in beni strumentali

La normativa 5.0 è stata ampliata e semplificata con le modifiche introdotte dalla Legge del 30 dicembre 2024, n. 207.

L’iperammortamento si applica al revamping?

Sì, l’iperammortamento 2026- 2028 si applica al revamping industriale solo quando l’intervento produce un bene strumentale con caratteristiche nuove o significativamente migliorate, con impatti misurabili su digitalizzazione ed efficienza energetica.

Quando il revamping può accedere all’iperammortamento:

  • sostituzione completa dei sistemi di controllo
  • introduzione massiva di sensoristica IoT
  • upgrade energetici che riducono consumi certificati
  • aggiunta di tecnologie digitali avanzate (AI, visione, robotica)

Quando non è applicabile:

  • manutenzione e riparazioni
  • sostituzioni senza upgrade digitale o energetico
  • miglioramenti di sola sicurezza obbligatoria

Come valutare se un asset è idoneo al revamping?

Una valutazione corretta dell’idoneità al revamping non riguarda solo lo stato meccanico del macchinario, ma anche la sua capacità di supportare livelli più avanzati di digitalizzazione, interconnessione e monitoraggio. Questo passaggio è fondamentale per determinare se l’intervento potrà essere qualificato come bene 4.0 o rientrare nella logica della Transizione 5.0.

Criteri principali:

  • robustezza meccanica
  • età tecnologica dei componenti
  • potenziale di interconnessione 4.0/5.0
  • impatto su OEE e consumi energetici
  • ROI e TCO rispetto alla sostituzione

Per le imprese che vogliono verificare in modo oggettivo la conformità ai requisiti tecnico‑funzionali, FI Group mette a disposizione il servizio Fiscal Audit 4.0, che analizza componenti, interconnessione, sistemi di controllo e potenziale digitale del bene.

Benefici del revamping per CFO e COO

Vantaggi economici:

  • riduzione CAPEX fino al 60%
  • maggiore utilizzo del capitale
  • accesso a incentivi 4.0 e 5.0

Vantaggi operativi:

  • riduzione downtime
  • miglioramento OEE
  • maggiore affidabilità dei dati

Vantaggi ESG:

  • riduzione consumi ed emissioni
  • allungamento vita utile asset
  • economia circolare applicata all’industria

FAQ sul revamping industriale

Il revamping industriale può essere interconnesso ai sistemi aziendali?

Sì, se gli upgrade includono PLC, IoT, sistemi SCADA o MES con requisiti 4.0.

Quanto aumenta la vita utile di un impianto revampato?

In media +7–10 anni, variabile per settore.

Gli interventi sono finanziabili?

Sì: credito d’imposta 4.0, R&S/Innovazione/Design, Sabatini, incentivi energetici, iperammortamento 5.0.

FI Group by EPSA supporta le imprese in tutte le fasi: analisi tecnica del revamping, verifica dei requisiti 4.0/5.0, rendicontazione, conformità e accesso agli incentivi.

Con oltre 20 anni di esperienza a livello internazionale e team specializzati in Italia, garantiamo un approccio Global Reach con una Local Expertise concreta e vicina alle imprese.

Richiedi una valutazione gratuita del tuo progetto di revamping industriale.

Interconnessione processi industriali con Allegati A e B della Legge di Bilancio 2026

Novità Allegati A e B nella Legge di Bilancio 2026

Novità Allegati A e B nella Legge di Bilancio 2026

Guida tecnica per CFO, CEO e Direzioni aziendali su:
  • come cambia il quadro con il Nuovo Piano Transizione 5.0,
  • cosa succede alla Transizione 4.0,
  • quali sono le novità negli Allegati A, B e 5,
  • e cosa significa davvero interconnessione a regola d’arte.

Allegati A e B, la base tecnica della Legge di Bilancio 2026

Gli Allegati A e B provengono dall’Industria 4.0, poi Transizione 4.0, e oggi vengono riutilizzati e aggiornati per definire i beni ammissibili nella 5.0. Restano validi come base tecnica anche indipendentemente dalla nuova misura.

  • Allegato A → beni materiali 4.0, ampliati con nuove tecnologie (server GPU, edge, reti 5G private, ecc.);
  • Allegato B → software 4.0, cui si affianca il nuovo Allegato 5 per i software avanzati (AI, Data Spaces, sostenibilità).
    • Due punti chiave:
      • Il MIMIT non riscrive da zero la classificazione dei beni, ma riutilizza gli Allegati A e B come zoccolo tecnico, aggiornandoli per le nuove tecnologie e per i profili energetici e digitali richiesti dal Nuovo Piano Transizione 5.0.
      • Livelli aggiuntivi, non sostitutivi:
        • 4.0 = digitalizzazione del processo
        • 5.0 = digitalizzazione + efficienza energetica + AI + governance dei dati

In conclusione il  Nuovo Piano Transizione 5.0 misura prevista dalla Legge di Bilancio 2026 –  riusa e aggiorna gli allegati senza sostituirli. Anzi, li amplia specialmente in ambito software e piattaforme (Allegato B e 5).
Questa nuova misura è finalizzata a sostenere le imprese nella doppia transizione digitale e sostenibile attraverso lo strumento dell’iperammortamento a supporto degli investimenti in beni strumentali, offrendo un orizzonte triennale per la programmazione degli investimenti.

Cosa succederà alla Transizione 4.0 nel 2026?

La Transizione 4.0 non resterà attiva per tutto il 2026: il MIMIT ha prorogato solo i termini per comunicare gli investimenti 4.0 completati al 31 dicembre 2025, fissando il limite al 31 marzo 2026. Dopo questa data, la misura è di fatto chiusa.
Da un punto di vista pratico:
  • gli investimenti 4.0 devono essere terminati entro il 31/12/2025,
  • le comunicazioni al GSE possono essere inviate fino al 31/03/2026,
  • non sono previsti nuovi investimenti 4.0 nel 2026.

Avvio della nuova fase 5.0

Contestualmente, la stessa Legge di Bilancio 2026 e le note MIMIT chiariscono che, dal 2026, la leva principale per la doppia transizione digitale‑green delle imprese sarà il Nuovo Piano Transizione 5.0, con orizzonte pluriennale, in piena continuità con la misura attuale.
Il Nuovo Piano Transizione 5.0 è la nuova fase del piano istituito dall’art. 38 del DL 19/2024, rimodulata dalla Legge di Bilancio 2026 per il triennio 2026‑2028. Riconosce crediti d’imposta a imprese che investono in beni digitali e progetti che comportano una riduzione misurabile dei consumi energetici.

Allegati A e B nel Nuovo Piano Transizione 5.0

La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026‑2028) richiama espressamente l’articolo 38 del DL 2 marzo 2024 n. 19 e il relativo DM MIMIT 24 luglio 2024, che hanno istituito il Piano Transizione 5.0 con credito d’imposta per investimenti in strutture produttive in Italia.
Il MIMIT parla oggi di “Nuovo Piano Transizione 5.0” per indicare la nuova fase triennale 2026‑2028, prevista dalla Legge di Bilancio, in continuità con la misura originaria.

Il Nuovo Piano Transizione 5.0:

  • Riconosce crediti d’imposta a imprese che effettuano nuovi investimenti in strutture produttive ubicate in Italia;
  • richiede una riduzione certificata dei consumi energetici (livello processo o stabilimento), secondo percentuali definite dal decreto attuativo;
  • si applica a beni materiali (Allegato A), software e piattaforme (Allegato B e 5), interventi di efficientamento energetico e sistemi di monitoraggio.

Allegato A — Beni materiali

Nel 2026 l’Allegato A viene aggiornato con un nuovo gruppo di beni digitali ed energetici: server GPU e cluster HPC, sistemi di edge computing, reti 5G private, firewall OT, revamping meccatronico, tecnologie retail connesse e fotovoltaico ad alta efficienza (solo categorie b e c).

Nuovo Gruppo IV: infrastrutture digitali e cyber‑fisiche

  • Server GPU e cluster HPC per calcolo intensivo, AI, simulazioni e digital twin.
  • Sistemi di edge computing industriale per elaborare dati a bordo macchina con bassa latenza.
  • Reti 5G private e Wi‑Fi industriale per connettere sensori, robot, AGV e sistemi IoT su larga scala.
  • Firewall OT, backup e sistemi di disaster recovery per proteggere la fabbrica connessa da attacchi e incidenti.

Revamping meccatronico

Sono agevolabili componenti per l’ammodernamento di impianti esistenti:
  • motori e drive ad alta efficienza;
  • sensoristica evoluta (vibrazioni, energia, qualità);
  • attuatori digitali e componentistica meccatronica integrata.
Obiettivo: aumentare efficienza energetica e livello di digitalizzazione senza sostituire l’intero macchinario. [mimit.gov.it]

Retail & servizi

Nuove soluzioni ammissibili:
  • Totem interattivi e camerini digitali integrati con CRM, e‑commerce e sistemi di analisi flussi.
  • Self‑checkout e vetrine interconnesse con analytics, pricing dinamico e monitoraggio consumi dei punti vendita. [mimit.gov.it]

Fotovoltaico: solo categorie b) e c)

Secondo il Decreto Energia, nel perimetro 5.0 rientrano solo:
  • pannelli fotovoltaici ad alta efficienza (categoria b);
  • pannelli con specifici requisiti ambientali/tracciabilità (categoria c).
Sono esclusi i moduli della lettera a), meno performanti.

Allegato B — Software

Macro‑categorie software dell’Allegato B:

  • Software per progettazione e ingegnerizzazione (CAD/CAE/CAM, PLM, PDM)
    Utili per progettazione prodotto, simulazioni, gestione ciclo di vita.
  • Software di gestione della produzione (MES)
    Avanzamento ordini, tracciabilità, scheduling, pianificazione.
  • Sistemi di monitoraggio e controllo (SCADA, HMI)
    Supervisione linee, controllo in tempo reale, qualità, allarmi.
  • Software logistici e supply chain
    Magazzino automatizzato, movimentazione, tracciabilità lotti, integrazione fornitori.
  • Piattaforme di integrazione OT/IT
    Middleware, IoT gateway, interfacce macchina per dati energivori e produttivi.

Allegato B vs Allegato 5 — cosa cambia davvero nel 2026

Nel 5.0, l’Allegato B continua a identificare i software industriali 4.0, mentre gli allegati tecnici del DM 24 luglio 2024 (“Allegato 5”) introducono i nuovi software avanzati: AI, Data Spaces, piattaforme energetiche e sostenibilità. Sono livelli complementari, non sostitutivi.

Software 4.0 “storico” (Legge 232/2016)

Funzione: Digitalizzazione e automazione del processo produttivo.
Base normativa: richiamato integralmente dalla Legge di Bilancio 2026.
Include:
  • MES, SCADA, HMI
  • CAD/CAE/CAM, PLM
  • Logistica e supply chain
  • System integration OT/IT
  • Tracciabilità, manutenzione, qualità
Questi software rimangono pienamente ammissibili anche nei progetti 5.0 con requisiti energetici.

Allegato 5 — Software 4.0

Il nuovo Allegato 5 amplia il perimetro dei software 4.0: AI avanzata, LLM, piattaforme MLOps, software per Carbon Footprint e LCA, Data Spaces europei, low/no‑code e soluzioni XR industriali diventano beni immateriali agevolabili nel Nuovo Piano Transizione 5.0

AI avanzata, LLM e MLOps

  • Large Language Models (LLM) a supporto di documentazione tecnica, manutenzione, supply chain, customer service.
  • Agentic AI per ottimizzare parametri di processo, pianificazione e manutenzione predittiva.
  • Piattaforme MLOps per deployment, monitoraggio e governance dei modelli AI.

Sostenibilità: Carbon Footprint, LCA, DPP

Software dedicati a:
  • calcolo Carbon Footprint (Scope 1, 2, 3);
  • LCA (Life Cycle Assessment) di prodotto e processo;
  • gestione del Digital Product Passport (DPP);
  • integrazione con dati real‑time da impianti, sensori e sistemi energetici.

Low‑code/No‑code e Data Spaces

  • Piattaforme low‑code/no‑code per modellare processi, orchestrare workflow 5.0, integrare OT/IT senza sviluppi complessi.
  • Data Spaces conformi agli standard europei (Gaia‑X, ecc.) per condividere dati in modo sicuro e tracciabile, con controllo dei diritti di accesso e uso.

Realtà estesa (XR/MR) e metaverso industriale

Soluzioni che abilitano:
  • formazione immersiva e onboarding del personale;
  • manutenzione assistita in realtà mista;
  • sale controllo virtuali e simulazioni collaborative;
  • integrazione con digital twin di linea o stabilimento.

Allegati A e B: interconnessione beni strumentali a regola d’arte 

Nel Nuovo Piano Transizione 5.0, un bene è correttamente interconnesso se genera dati strutturati, li trasmette a sistemi aziendali che li governano e riceve, tramite software, comandi o parametri che chiudono il ciclo di controllo digitale del processo.
Deve esserci un ciclo chiuso dati → governance → software che consenta tracciabilità, controllo e automazione.

Modello a 3 livelli: Dati → Governance → Software

1) Dati acquisiti

  • sensori, log macchina, telemetria energetica;
  • protocolli industriali (OPC‑UA, MQTT, Profinet…);
  • identificazione univoca del bene e tracciamento eventi.

2) Dati gestiti e governati

  • convergenza in sistemi ERP, MES, PLM, SCADA, Data Lake;
  • catalogazione, qualità del dato, ruoli e permessi;
  • log di audit e cybersecurity

3) Software (analytics, AI, automazione)

  • calcolo KPI (OEE, consumi, CO₂, costi)
  • algoritmi di ottimizzazione e AI
  • invio di set‑point, ricette, piani di produzione al bene

Allegati A e B: tabella riepilogativa novità 2026

Ambito Novità chiave Obiettivo principale
Allegato A GPU/HPC, edge, 5G, revamping Digitalizzazione e efficienza
Fotovoltaico Solo categorie b) e c) Energia rinnovabile ad alta resa
Allegato B / 5 AI, MLOps, Data Spaces, XR Uso avanzato dei dati
Sostenibilità Carbon Footprint, LCA, DPP Compliance ESG
Interconnessione Dati → governance → software Controllo digitale del processo
Fine 4.0 Comunicazioni fino al 31/03/2026 Chiusura ciclo 4.0, passaggio al 5.0

FAQ – Allegati A e B

La Transizione 4.0 è ancora attiva nel 2026?

No. Sono ammessi solo gli adempimenti di comunicazione al GSE fino al 31 marzo 2026 per investimenti ultimati al 31 dicembre 2025; oltre tale data la misura è chiusa.

Che cosa si intende per Nuovo Piano Transizione 5.0?

È la nuova fase 2026‑2028 del piano istituito dall’art. 38 DL 19/2024, rimodulata dalla Legge 199/2025, che riconosce crediti d’imposta per investimenti digitali ed energetici con riduzione misurabile dei consumi.

Gli Allegati A e B sono nativi della 5.0?

No. Nascono con Industria/Transizione 4.0 e vengono ora riutilizzati e aggiornati nel Nuovo Piano Transizione 5.0, insieme a un nuovo Allegato 5 per i software avanzati.

Che ruolo ha l’interconnessione nella 5.0?

È centrale: i beni devono essere interconnessi ai sistemi aziendali, generare e ricevere dati governati da software, abilitando controllo digitale, misurazione e ottimizzazione energetica.

Come FI Group by EPSA supporta le imprese nel Nuovo Piano Transizione 5.0

Affianchiamo CFO, Direzioni fiscali e Operations in tutte le fasi:
  • mappatura degli investimenti rispetto ad Allegati A, B e 5;
  • analisi tecnica di interconnessione, misurazione energetica e requisiti 5.0;
  • perizie asseverate e supporto documentale per controlli;
  • ottimizzazione della strategia fiscale, anche in cumulo con altre misure (bandi nazionali, regionali, fondi UE);
  • coordinamento per gruppi internazionali secondo il principio “Global Reach. Local Expertise.”
Vuoi capire se i tuoi investimenti 2026 rientrano negli Allegati A, B o 5 del Nuovo Piano Transizione 5.0? Contattaci per una valutazione preliminare gratuita e una simulazione del beneficio fiscale potenziale.
Tecnico che utilizza macchinari industriali 4.0 in una smart factory con robot automatizzati e interfacce digitali.

Macchinari industriali 4.0: guida completa alla trasformazione digitale del machinery

La rivoluzione dei macchinari industriali 4.0 sta riscrivendo le regole del settore manifatturiero. Non basta più progettare macchine solide e precise: competitive advantage significa integrare meccanica, software, dati, servizi digitali e compliance all’interno di un unico ecosistema.
Per CFO, CEO e responsabili tecnici, il tema non è più “comprare nuove macchine”, ma abilitare nuova capacità competitiva.
Questo articolo approfondisce come funziona l’evoluzione in corso e quali agevolazioni possono sostenerla.

Che cosa si intende per macchinari industriali 4.0?

I macchinari industriali 4.0 sono sistemi produttivi capaci di connettersi, scambiare dati, integrarsi con i processi aziendali e abilitare servizi digitali avanzati, come manutenzione predittiva, monitoraggio in tempo reale e automazione intelligente.
Caratteristiche chiave:

  • Sensoristica evoluta
  • Connessione ai sistemi aziendali (MES, ERP, APS)
  • Raccolta e analisi dati
  • Interfacce HMI moderne e user‑centric
  • Possibilità di aggiornamenti software e servizi digitali

Perché la sola eccellenza meccanica non basta più?

Negli ultimi anni il settore industriale ha affrontato pressioni crescenti su prezzi, tempi, supply chain e qualità. In questo scenario il valore non risiede più “nella macchina”, ma nei dati che la macchina è in grado di generare.

Perché cambia il paradigma

  • I clienti acquistano risultati, non hardware.
  • La competizione globale ha compresso i margini sulla vendita della macchina.
  • La digitalizzazione consente ricavi ricorrenti e più prevedibili.
  • La supply chain richiede dati in tempo reale e adattabilità.

Per questo i macchinari industriali 4.0 diventano piattaforme digitali, non semplici asset produttivi.

Dal prodotto al servizio: come la servitizzazione trasforma il settore

La servitizzazione nei macchinari industriali 4.0 consiste nell’offrire non solo macchine, ma anche servizi digitali continuativi — come manutenzione predittiva, monitoraggio remoto e modelli pay‑per‑use — che generano valore e ricavi ricorrenti.

Esempi di servizi 4.0

  • Monitoraggio realtime delle prestazioni
  • Digital twin per simulazioni e ottimizzazione
  • Manutenzione predittiva basata su AI
  • Assistenza remota e realtà aumentata
  • Portali ricambi intelligenti
  • Modelli pay-per-use ed Equipment-as-a-Service (EaaS)

Questi servizi trasformano la relazione con il cliente: da transazionale a continuativa.

HMI evolute: il nuovo touchpoint strategico

Un’HMI moderna non è più solo uno strumento operativo: è il centro nevralgico dell’esperienza dell’operatore e del valore del brand.

Cosa caratterizza una HMI 4.0

  • Design system coerente
  • Dashboard personalizzate
  • Riduzione degli errori operativi
  • Supporto a manutenzione guidata
  • Integrazione con sistemi aziendali
  • Aggiornamenti software continui

Per i produttori di macchinari, un’HMI evoluta diventa un asset competitivo e uno strumento di differenziazione immediatamente percepibile.

Trasformare processi, supply chain e produzione con i macchinari 4.0

Digitalizzare la macchina significa digitalizzare l’intera azienda.

 Integrazione con i sistemi aziendali (MES, APS, ERP)

Una produzione moderna richiede:

  • Pianificazione avanzata
  • Raccolta dati in tempo reale
  • Ottimizzazione dei flussi
  • Reattività alle variazioni della domanda

I macchinari industriali 4.0 sono l’anello di congiunzione tra linea produttiva e management.

Supply chain data-driven

Le supply chain moderne necessitano di:

  • visibilità end‑to‑end,
  • riduzione del rischio,
  • resilienza operativa.

I dati provenienti dai macchinari 4.0 alimentano modelli predittivi, simulazioni e ottimizzazioni dei flussi.

Normative, compliance e cybersecurity nei macchinari industriali 4.0

La trasformazione digitale non riguarda solo tecnologia: riguarda responsabilità.
Le aree di compliance più rilevanti:

  • Nuovo Regolamento Macchine
  • Cybersecurity by design
  • Protezione dei dati (GDPR industriale)
  • Conformità documentale per gli incentivi

Integrare la sicurezza fin dalla progettazione non è solo obbligatorio: è un fattore di fiducia verso clienti e investitori.

Incentivi, crediti d’imposta e bandi per i macchinari industriali 4.0

Le aziende italiane possono finanziare l’acquisto, l’upgrade o la digitalizzazione dei macchinari industriali 4.0 attraverso finanza agevolata, crediti d’imposta, bandi nazionali e opportunità europee.

Le principali misure attivabili (aggiornate al 2026)

Ambito Strumento Tipologia
Investimenti 4.0 Crediti d’imposta per beni strumentali Fino al X% (variabile per anno)
Innovazione e digitalizzazione Bandi regionali + transizione digitale Contributi a fondo perduto
Automazione e AI Programmi UE Horizon Europe Cofinanziamento fino all’80%
Servitizzazione Misure dedicate a modelli EaaS Incentivi per nuovi servizi
Cybersecurity Voucher digitalizzazione Contributi per protezione dati

Come FI Group by EPSA supporta le aziende nella transizione verso i macchinari industriali 4.0

FI Group by EPSA combina portata globale e competenza locale per guidare le imprese italiane in percorsi di innovazione complessi.

Cosa facciamo per i produttori e gli utilizzatori di macchinari

  • Analisi tecnica 4.0 e verifiche di ammissibilità
  • Mappatura delle opportunità di finanziamento
  • Supporto documentale certificato ISO
  • Gestione dei bandi regionali, nazionali e UE
  • Progettazione di roadmap di digitalizzazione
  • Advisory per servitizzazione e modelli EaaS
  • Strategie fiscali e compliance industriale
Per CFO e CEO il vantaggio è chiaro: riduzione del rischio, velocità di attivazione e massimizzazione dei fondi ottenibili.

Conclusioni: il futuro dei macchinari industriali 4.0

Il futuro del machinery non è una scelta tra meccanica e digitale: è la loro integrazione intelligente.
Le aziende che sapranno trasformare macchine e impianti in ecosistemi digitali connessi, sicuri e finanziati con incentivi mirati saranno quelle che guideranno il mercato nei prossimi anni.

FAQ  

I macchinari industriali 4.0 devono essere per forza nuovi?

No, anche macchinari esistenti possono essere aggiornati con retrofit, sensori, software e interfacce digitali.

Esistono incentivi per la servitizzazione?

Sì, molti bandi premiano modelli EaaS e servizi digitali post‑vendita.

La cybersecurity è obbligatoria nei macchinari 4.0?

Sì, rientra nelle nuove norme e nei requisiti di conformità.
CISAF: impianto industriale con pannelli solari e turbine eoliche per la produzione di tecnologie pulite.

Contratto di sviluppo industriale: come funziona l’applicazione del CISAF e quali incentivi sono disponibili fino al 2030

Il CISAF (Clean Industrial Deal State Aid Framework) è il nuovo quadro europeo sugli aiuti di Stato dedicato a potenziare la capacità produttiva nelle tecnologie a zero emissioni nette. Introdotto in Italia dal DM 24 novembre 2025, il CISAF permette alle imprese di accedere a incentivi rafforzati attraverso i Contratti di Sviluppo, sostenendo investimenti strategici nelle filiere delle tecnologie pulite, dei loro componenti principali e delle materie prime critiche necessarie alla transizione industriale.

Cos’è un contratto di sviluppo industriale

I contratti di sviluppo industriale sono strumenti agevolativi gestiti da Invitalia, progettati per favorire la realizzazione di programmi di sviluppo strategici, innovativi e di rilevante dimensione sul territorio nazionale.

Rappresentano uno dei principali strumenti di politica industriale italiana, con l’obiettivo di sostenere investimenti che rafforzino la competitività del Paese e contribuiscano alla crescita della capacità produttiva.

Attraverso i Contratti di Sviluppo, le imprese — italiane o estere, di qualsiasi dimensione — possono ottenere contributi a fondo perduto, contributi in conto impianti, e finanziamenti agevolati.

Per i programmi industriali, l’investimento minimo richiesto è 20M€ (o importi ridotti nel caso di TPA — trasformazione prodotti agricoli).

Cosa cambia con il DM 24 novembre 2025 e l’applicazione del CISAF

Il Decreto Ministeriale del 24 novembre 2025 introduce una novità importante: l’applicazione delle disposizioni contenute nella Sezione 6 del Clean Industrial Deal State Aid Framework (CISAF) ai programmi di sviluppo industriale presentati tramite Contratto di Sviluppo, quando riguardano la produzione di tecnologie a zero emissioni nette e relative filiere.

Questa sezione è dedicata agli “Aiuti volti a garantire una sufficiente capacità di produzione nel settore delle tecnologie pulite”, consentendo incentivi mirati per:

  • Produzione di tecnologie a zero emissioni nette.
  • Realizzazione di componenti strategici per la transizione energetica.
  • Produzione di materie prime critiche per la filiera green.

Grazie a questa integrazione, le imprese italiane possono beneficiare di un regime di aiuti più ampio e competitivo, valido fino al 31 dicembre 2030.

Cos’è il CISAF e cosa prevede la Sezione 6

Il CISAF (Clean Industrial Deal State Aid Framework) è il quadro europeo che disciplina gli aiuti di Stato destinati ad accelerare la produzione e la diffusione di tecnologie pulite. Con il DM 24 novembre 2025, il CISAF diventa un riferimento centrale per l’accesso ai nuovi contratti di sviluppo industriale, offrendo un regime di aiuti rafforzato e valido fino al 2030.
Il CISAF mira a sostenere tre priorità strategiche europee:

  • Decarbonizzazione dell’industria
  • Sviluppo e produzione di tecnologie pulite
  • Rafforzamento della sovranità energetica europea

La Sezione 6 del CISAF, dedicata agli “Aiuti per garantire una sufficiente capacità produttiva nel settore delle tecnologie pulite”, consente agli Stati membri di supportare investimenti in:

  • Produzione di tecnologie a zero emissioni nette.
  • Componenti strategici per la transizione energetica.
  • Materie prime critiche necessarie per la filiera green.

Questa sezione è la base normativa che permette di finanziare i progetti dei contratti di sviluppo industriali coerenti con il CISAF, ampliando significativamente il tipo di investimenti eleggibili e gli importi potenzialmente ottenibili. Gli incentivi previsti resteranno disponibili fino al 2030, offrendo alle imprese una finestra stabile per programmare investimenti green di ampia portata.

Come ottenere gli incentivi fino al 2030

Gli incentivi previsti dal DM 24 novembre 2025 rappresentano un’opportunità unica per le aziende che vogliono investire in tecnologie pulite. I vantaggi principali includono:

  • Accesso a contributi e finanziamenti agevolati.
  • Sostegno a progetti innovativi con impatto sulla decarbonizzazione.
  • Aumento della competitività nel mercato europeo delle energie rinnovabili.

Requisiti per accedere

Possono presentare domanda tutte le imprese, senza limiti settoriali, che realizzano investimenti di almeno 20 milioni di euro in modalità singola o partenariato che realizzano:

  • nuova unità produttiva
  • ampliamento della capacità produttiva
  • riconversione attività (diversificazione ATECO)
  • ristrutturazione dell’unità produttiva: cambiamento fondamentale o notevole miglioramento.

Con l’obiettivo di investire in

  • produzione di tecnologie a zero emissioni nette.
  • produzione di componenti chiave (previsti dal bando).
  • Materie prime critiche per la filiera green.

Le domande saranno inviabili fino al 21 aprile 2026 e possono accedere anche domande già presentate, se coerenti con la normativa.

Procedura Invitalia: come presentare la domanda

  1. Registrazione sul portale ufficiale Invitalia.
  2. Compilare la domanda inserendo il progetto dettagliato.
  3. Allegare la documentazione richiesta (linee guida e allegati disponibili sul sito Invitalia)

Il processo è interamente digitale e prevede controlli su requisiti prima dell’approvazione.

Perché aderire subito e affidarsi a FI Group by EPSA

La gestione dei contratti di sviluppo può essere complessa, soprattutto per progetti di grandi dimensioni. FI Group by EPSA, leader nella consulenza per finanziamenti e agevolazioni, supporta le imprese in tutte le fasi:

  • Analisi dei requisiti.
  • Preparazione della domanda.
  • Rendicontazione e monitoraggio.

Affidarsi a professionisti significa ridurre i rischi, ottimizzare i tempi e massimizzare i benefici degli incentivi previsti dal DM 24 novembre 2025.

FAQ

Chi può accedere ai Contratti di Sviluppo nell’ambito del CISAF?

Possono accedere imprese di qualsiasi dimensione, italiane o estere, che presentano programmi di sviluppo industriale riguardanti:

  • la produzione di tecnologie a zero emissioni nette,
  • la produzione dei relativi componenti principali,
  • la produzione o il recupero di materie prime critiche,
  • come previsto dal DM 24 novembre 2025 e dal regime CISAF

Fino a quando si possono richiedere gli incentivi?

Gli aiuti CISAF possono essere concessi fino al 31 dicembre 2030, mentre la presentazione delle domande tramite Contratto di Sviluppo è possibile fino al 21 aprile 2026 per lo sportello NET ZERO.

Come si presenta la domanda?

La domanda deve essere presentata telematicamente tramite la piattaforma ufficiale di Invitalia, compilando la modulistica e caricando la documentazione richiesta.

Quali tipologie di progetti sono ammissibili con il CISAF?

Sono ammissibili solo i progetti riconducibili alla Sezione 6 del CISAF, ovvero:

  • produzione dei prodotti finali delle tecnologie a zero emissioni nette,
  • produzione dei componenti principali delle tecnologie a zero emissioni nette (Allegato 1 del DM),
  • produzione o recupero delle materie prime critiche (Regolamento UE 2024/1252).

Qual è l’obiettivo principale del CISAF?

Il CISAF mira a:

  • aumentare la capacità produttiva europea nel settore delle tecnologie pulite,
  • sostenere investimenti che contribuiscono alla decarbonizzazione,
  • rafforzare la sovranità industriale europea, riducendo la dipendenza da paesi terzi.

Perché il DM 24 novembre 2025 è collegato al CISAF?

Perché il DM 24/11/2025 integra formalmente la Sezione 6 del CISAF nei Contratti di Sviluppo Industriali, consentendo alle imprese italiane di accedere alle agevolazioni previste dal nuovo regime europeo per le tecnologie pulite.

Perché scegliere FI Group by EPSA?

FI Group by EPSA supporta le imprese in tutte le fasi del processo:

  • valutazione di ammissibilità,
  • costruzione del progetto,
  • preparazione della domanda,
  • rendicontazione e gestione post–concessione.

Questo supporto riduce i rischi, accelera la procedura e massimizza l’accesso ai contributi.

Scopri tutti i nostri servizi

Braccio robotico industriale e rete digitale per Industria 4.0 – iperammortamento 2026

Decreto Attuativo Iperammortamento 2026: Aliquote, Requisiti, Anticipazioni e Guida Completa

Che cos’è il decreto attuativo dell’Iperammortamento 2026?

Il decreto attuativo sull’iperammortamento 2026  è l’atto del MIMIT che definirà criteri, procedure, requisiti tecnici e modalità di fruizione degli incentivi per gli investimenti in beni strumentali innovativi effettuati tra il 2026 e il 2028. Ad oggi è non ancora pubblicato, ma atteso nei prossimi mesi.

Tale decreto è al centro dell’attenzione delle aziende che puntano su Industria 4.0 e transizione energetica.  In questo articolo scoprirai le novità più importanti, i requisiti Made in EU, le procedure di accesso e come prepararti per sfruttare al meglio questa opportunità.

Scarica la guida completa sull’iperammortamento 2026–2028: clicca qui!

Cosa sappiamo finora sul decreto attuativo dell’iperammortamento 2026

Secondo le anticipazioni, il decreto attuativo definirà:

  • Durata dell’incentivo: dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028,
    • possibile finestra di “prenotazione” con acconto al 20% (da confermare nel decreto).
  • Definizione Made in EU: beni prodotti in UE o SEE.
  • Procedure di accesso: comunicazioni preventive, conferma e completamento.
  • Perizia tecnica: obbligatoria per beni sopra i 300.000 €.
  • Ruolo del GSE: controlli formali e successivi accertamenti.

Anticipazioni sul decreto attuativo e possibili novità per l’iperammortamento 2026

Tra i punti più discussi del decreto attuativo sull’iperammortamento 2026 emergono alcune anticipazioni significative:

Aliquote previste dell’Iperammortamento 2026

    • Le bozze indicano un sistema di maggiorazione su due scaglioni:
Fascia investimento Maggiorazione prevista
Fino a 2,5 milioni € +20%
Da 2,5 a 10 milioni € +10%
Oltre 10 milioni € 0%

Queste aliquote rispondono all’esigenza di:

  • semplificare (rispetto ai crediti d’imposta 4.0/5.0 del biennio precedente)
  • sostenere soprattutto PMI e mid‑cap

Requisito territoriale Made in EU

Una delle novità più rilevanti introdotte dal decreto attuativo sull’iperammortamento 2026 è il vincolo di origine territoriale, vincolo che molto probabilmente sarà eliminato nella versione finale del Decreto.
Secondo questo vincolo, per accedere all’incentivo, i beni strumentali devono essere prodotti in uno Stato membro dell’Unione Europea o in uno Stato aderente allo Spazio Economico Europeo (SEE). Questa condizione non era prevista nelle precedenti misure (Iperammortamento originario, Transizione 4.0 e 5.0) e riflette la strategia di politica industriale volta a favorire la domanda di tecnologie europee e rafforzare l’autonomia strategica dell’UE.

Novità chiave attesa nel decreto:
  • Beni materiali: devono essere prodotti in UE/SEE (da confermare)
  • Software: almeno 50% dello sviluppo effettuato stabilmente in UE/SEE

Come dimostrare il requisito Made in EU

  • Certificato di origine camerale
  • Oppure dichiarazione del produttore ex DPR 445/2000
  • Software: È richiesta una dichiarazione del produttore o licenziante contenente tre elementi:
    • Sedi di sviluppo sostanziale (ideazione, scrittura del codice, testing e debugging)
    • Attestazione che almeno il 50% delle attività di sviluppo è svolto da soggetti operanti stabilmente in UE/SEE.
    • Indicazione degli eventuali componenti open source incorporati nel software (non rilevanti ai fini dell’origine).

Obbligo di conservazione: tutta la documentazione deve essere conservata per 10 anni dopo il completamento dell’investimento.

Limiti per fotovoltaico

Non tutti i pannelli saranno ammessi. Il decreto prevede requisiti tecnici stringenti: moduli con celle prodotte in UE con efficienza minima del 23,5%, oppure moduli bifacciali ad eterogiunzione o tandem con efficienza almeno del 24%. Solo pannelli ad alta efficienza e di origine europea potranno beneficiare dell’incentivo.

Investimenti in rinnovabili e fotovoltaico ad alta efficienza

L’Iperammortamento 2026 dovrebbe includere:

  • Fotovoltaico premium,
  • Sistemi di accumulo,
  • Tecnologie di gestione intelligente dell’energia.
Requisiti tecnici previsti dalle bozze:
  • Celle prodotte in UE
  • Efficienza moduli ≥ 23,5%, o moduli bifacciali ad eterogiunzione/tandem ≥ 24%

Perizia e documentazione tecnica

  • Perizia tecnica obbligatoria oltre 300.000 €
  • Dichiarazione del legale rappresentante sotto tale soglia
  • Conservazione documentazione: 10 anni

Comunicazioni

La procedura di accesso sarà più lunga rispetto alle normative precedenti. Dopo la comunicazione preventiva, l’impresa avrà 60 giorni per confermare l’investimento con il pagamento del 20%. Questo offre più tempo alle aziende, ma richiede una gestione attenta delle scadenze.

Quali beni rientrano nell’Iperammortamento 2026?

Beni materiali (Allegato A – ambito ufficiale della Legge 232/2016)

La normativa di riferimento (L.232/2016) include beni legati alla trasformazione tecnologica e digitale. Le anticipazioni per il 2026 ampliano la portata su:

Sistemi ad alta tecnologia

  • Server HPC & GPU clusters
  • Edge computing industriale
  • Reti 5G private e Wi‑Fi industriale
  • Cybersecurity OT e sistemi di disaster recovery
  • Revamping con componenti meccatroniche evolute

Retail & servizi 4.0

  • Totem interattivi, digital signage evoluto
  • Camerini virtuali
  • Self‑checkout interconnessi

Energia

  • Impianti fotovoltaici ad alta efficienza (vedi sopra)
  • Sistemi di accumulo
  • Sensori e piattaforme EMS

Beni immateriali (Allegato B)

  • Software AI avanzata (LLM, Agentic AI, MLOps)
  • Piattaforme Low‑code / No‑code
  • Soluzioni XR/MR e metaverso industriale
  • Data Spaces conformi a standard UE
  • Software per sostenibilità, LCA, carbon footprint e Digital Product Passport

Come funzionerà l’Iperammortamento 2026?

L’Iperammortamento 2026 dovrebbe consentire alle imprese di applicare una maggiorazione del costo ammortizzabile dei beni 4.0, con aliquote del 20% e 10% per gli scaglioni di investimento. La fruizione avverrà in dichiarazione dei redditi e richiederà interconnessione e documentazione tecnica strutturata.

Perché è importante per le imprese

L’iperammortamento 2026 rappresenta un’opportunità strategica per:

  • Digitalizzazione dei processi (Industria 4.0)
  • Autoproduzione di energia rinnovabile
  • Riduzione dei costi operativi grazie agli incentivi fiscali

Le aziende che pianificano investimenti in beni strumentali dovrebbero monitorare attentamente l’evoluzione normativa per non perdere i vantaggi fiscali.

Procedure attese: comunicazioni, controlli e compliance

Comunicazione preventiva

Secondo le anticipazioni:
  • invio telematico tramite piattaforma ministeriale
  • conferma entro 60 giorni con acconto del 20%
  • successiva comunicazione di completamento & interconnessione

Controlli e verifiche

La procedura dovrebbe prevedere:
  • verifica documentale formale
  • controlli successivi anche su interconnessione e caratteristiche tecniche
  • per investimenti energetici possibile coinvolgimento del GSE

Tempistiche del decreto attuativo

Sulla base del modello dei decreti rilevanti nella L.199/2025:
  • il decreto diventa operativo solo dopo concerto MEF – MIMIT e Corte dei Conti
  • pubblicazione in Gazzetta Ufficiale attesa nei prossimi mesi (nessuna data ufficiale)

Opportunità e rischi per CFO e CEO

Opportunità

  • Incentivo fiscale diretto e prevedibile
  • Maggiore appetibilità per investimenti Industria 4.0, AI e HPC
  • Potenziamento della transizione energetica ed efficienza
  • Allineamento con strategie ESG e PNRR
  • Riduzione costi operativi grazie a fotovoltaico + digitalizzazione

Rischi e criticità

  • Aliquote inferiori rispetto agli iperammortamenti storici
  • Vincolo Made in UE/SEE può limitare la supply chain
  • Complessità documentale
  • Necessità di pianificazione anticipata per rispettare le finestre temporali

Come pianificare correttamente gli investimenti 2026–2028

Step operativi per CFO / Direzione Finanza

  1. Audit interno su investimenti già programmati
  2. Verifica di ammissibilità rispetto agli allegati A/B
  3. Analisi della supply chain per garanzia Made in UE
  4. Valutazione potenziale fotovoltaico premium
  5. Raccolta preventiva della documentazione tecnica
  6. Implementazione sistemi di interconnessione
  7. Preparazione alla comunicazione ministeriale
Suggeriamo un assessment preliminare da parte di FI Group by EPSA per verificare scenario, rischi e massimizzazione della deducibilità.

Come FI Group by EPSA può aiutarti

FI Group by EPSA supporta le imprese nell’accesso agli incentivi fiscali come l’iperammortamento 2026. Ti aiutiamo a:

  • Analizzare i requisiti e le opportunità per la tua azienda
  • Gestire la documentazione e le perizie tecniche richieste
  • Monitorare le scadenze e le procedure di comunicazione

Scopri di più sui nostri servizi e contattaci per una consulenza personalizzata.

FAQ

Quando entrerà in vigore il decreto attuativo?

Dopo il concerto del MEF e il vaglio della Corte dei Conti, presumibilmente entro il primo trimestre 2026.

Quali beni saranno inclusi?

Saranno ammessi beni materiali e immateriali nuovi degli allegati A e B (Industria 4.0).
Le anticipazioni indicano anche AI, HPC, edge computing e fotovoltaico ad alta efficienza.

È previsto il requisito Made in UE?

Secondo le anticipazioni, sì: per beni materiali e software. Si attendono ulteriori chiarimenti.

Quali sono le novità rispetto alla Transizione 4.0?

Maggiore attenzione alla produzione europea, inclusione di investimenti in rinnovabili e procedure più strutturate.

Serve una perizia tecnica per tutti i beni?

Sì, ma per beni con costo inferiore a 300.000 € è sufficiente una dichiarazione del legale rappresentante.

Certificazioni

Certification FI Group
Certification FI Group
Certification FI Group
Certification FI Group
FI Group by EPSA - 04142690249
@FI Group by EPSA Copyright 2025